L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×05-7×06

L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×05-7×06

La scoperta della sopravvivenza di Jaime mi ha rincuorata, ma il lavoro mi ha impedito di scrivere l’articolo della scorsa settimana, quindi il commento di oggi si incentrerà su entrambe le puntate.

Fin dall’inizio, Game of Thrones si è presentato come un fantasy a tutti gli effetti, con le lotte politiche da una parte e le minacce soprannaturali dall’altra, tuttavia dal termine della sesta stagione ha cominciato a palesarsi la cornice che circonda la saga, o in altre parole il progetto dell’Arcimaestro Ebrose di scrivere le cronache successive alla morte di Robert Baratheon. La storyline di Sam continua dunque a fornire informazioni decisive e a volte criptiche al lettore, prima inserendo l’astrolabio come ponte fra la serie e la sigla, poi rivelando il contenuto del libro che Ebrose è in procinto di scrivere, in seguito citando due maestri in un contesto che potrebbe avvalorare la teoria di Tyrion Targaryen; ora, infine, suggerendo che Jon Snow non sia per niente un figlio illegittimo, e non solo questo.

Mentre Sam ricopia i documenti fornitogli da Ebrose, Gilly si diverte a leggere gli appunti dell’Arcimaestro Maynard, il quale afferma di avere annullato le nozze tra Rhaegar ed Elia e nello stesso momento unito in matrimonio il principe con un’altra donna, presumibilmente Lyanna, nelle terre dorniane. In primo luogo, è possibile che ciò sia accaduto poco prima della partenza di Rhaegar per il Tridente, battaglia durante la quale perderà la vita; infatti il principe riapparve dal nulla proprio in tale occasione, probabilmente dopo avere lasciato Lyanna a Torre della Gioia, sempre nel territorio di Dorne. “Dev’essercene un terzo” aveva detto Rhaegar nei libri durante una visione di Daenerys nella Casa degli Eterni di Qarth. “Il drago ha tre teste.” Il principe parlava a Elia mentre teneva tra le braccia Aegon e solo ora comincia a farsi spazio una teoria: che Elia appoggiasse i piani del marito di sposare un’altra donna per generare l’ultimo erede? Se Elia non fosse stata in grado di dargli un terzo figlio, la terza testa di drago, è plausibile che abbia accettato la volontà di Rhaegar di riporre fiducia nel rapporto con Lyanna? O, seguendo una profezia che forse parlava già di ghiaccio e di fuoco, il principe potrebbe avere scoperto che era Lyanna la donna destinata a dargli tre figli, a generare le tre teste di drago, e avere così abbandonato la moglie per garantire all’ultimo figlio l’ascesa al trono?

Questa ultima teoria troverebbe conferma nel nome di Maynard. Gli Arcimaestri, in realtà, perdono il proprio nome una volta raggiunta tale carica, per cui non era necessario crearne uno proprio per lui; infatti, mentre Ebrose esiste nei libri, di Maynard non c’è traccia. Si parla invece – e più precisamente nei racconti di Dunk ed Egg – di un certo Maynard Plumm, il quale scomparve misteriosamente durante la Seconda Ribellione dei Blackfyre e che alcuni ipotizzano essere Bloodraven, il Corvo a Tre Occhi. Il nome Maynard potrebbe dunque essere un richiamo nascosto alle guerre tra Targaryen, oltre al fatto che proprio Bloodraven, nella serie, aveva iniziato a mostrare a Bran la nascita di Jon.

Qualche scena prima, Sam si è trovato a discutere con i maestri sulla necessità di informare il regno della minaccia degli Estranei; dopo avere riso delle sue fantasie, i suoi interlocutori hanno citato due personaggi che, a loro volta, erano considerati folli per le teorie che sostenevano. La prima, Jenny di Vecchie Pietre, fu la moglie di Duncan, uno dei figli di Aegon V: affermava di discendere dai Figli della Foresta e, cosa ancor più importante, era amica di una “strega dei boschi”, la quale profetizzò a Jaehaerys che dalla linea di sangue di Aerys e Rhaella sarebbe nato il Principe che fu promesso. Lodos, invece, era il re delle Isole di Ferro ai tempi di Aegon il Conquistatore: attaccato dai Targaryen, portò centinaia di uomini con sé nel mare, per chiedere consiglio a “suo padre”; tutti i suoi seguaci morirono, ma il suo corpo non fu mai ritrovato e, anni dopo, un uomo che affermava di essere lui guidò una rivolta contro Aenys Targaryen.

Ancora una volta si può trovare una corrispondenza fra due personaggi mai apparsi, ma citati insieme. Entrambi, infatti, si riallacciano alle molte leggende sul Principe che fu promesso, Azor Ahai, il figlio del Dio Abissale e qualunque altro tipo di storia legata alla religione o alla cultura del posto: si parla probabilmente dello stesso personaggio, un uomo in grado di sconfiggere le tenebre e tornare dalla morte, e la compresenza di Jenny e Lodos suggerisce che tutte queste leggende abbiano un fondo di verità.

La storyline politica, che all’inizio aveva posto in primo piano la strategia di Cersei, si concentra ora su Daenerys e sulle sue scelte, ma prende in considerazione anche una pretendente al Trono di Spade che ancora non ha palesato il proprio interesse, ma che a mio parere sta cominciando a mostrarsi come la terza regina in campo. Cersei, Daenerys e Sansa hanno diversi modi di affrontare il nemico e l’inverno in arrivo, ma per fortuna nell’ultimo episodio la Madre dei Draghi è sembrata rinsavire – sebbene il motivo potrebbe essere l’interesse che nutre per Jon.

Quando Dany ha condannato Randyll e Dickon a morte, ha agito impulsivamente; lodevole la sua decisione di tenere fede alle proprie parole, ma quella a cui mette di fronte gli uomini Lannister non è una scelta: seguirla o morire. Si allontana molto dalla citazione di Giovanna D’Arco “Chi mi ama mi segua” che la contraddistingueva in passato, quando dava agli schiavi la possibilità di scegliere se seguirla da uomini liberi o vivere la propria vita lontano da lei, e ciò è dettato dalla sua urgenza di conquistare il Trono di Spade, la stessa urgenza che spinse Stannis Baratheon a sacrificare la propria figlia nella speranza di debellare i propri nemici. Entrambi i pretendenti al trono, infatti, sono mossi dall’intento di compiere il proprio dovere, diventare sovrani di un regno che più facilmente potrebbero lasciare in possesso di altri, ma tale meta rischia di diventare per Dany la stessa ossessione di Stannis.

La Madre dei Draghi si comporta inoltre ipocritamente nel quinto episodio, annunciando di essere diversa da Cersei, da non volere rendere orfani i figli dei soldati che ha di fronte, ma lo ha già fatto, ha già dato fuoco a centinaia di uomini, e alla fine viene meno – agli occhi dello spettatore – al più grande insegnamento dato da Ned Stark: chi emette la sentenza deve anche eseguirla. Al contrario, lascia che sia Drogon a uccidere i Tarly. Fortunatamente l’episodio successivo ha dato modo a Daenerys di cominciare a riprendersi.

Al contempo, Cersei prima punta sull’orgoglio, come quando durante la Battaglia delle Acque Nere aveva deciso di uccidere Tommen e se stessa pur di non cadere prigioniera, poi ricorda gli insegnamenti di suo padre e preferisce agire d’astuzia: lascia che Jaime e Tyrion si incontrino, ascolta la proposta di Dany che il fratello minore è giunto a portarle e decide che è il momento giusto per una tregua, forse perché vuole tendere una trappola ai suoi nemici, che nel prossimo episodio saranno tutti riuniti ad Approdo del Re, a eccezione di Sansa, o forse perché lascerà che molti uomini del Nord e di Daenerys muoiano combattendo contro gli Estranei, con la clausola di non fare niente per riappropriarsi dei territori perduti. Sarebbe un’ottima strategia per la regina più lontana dal terreno di scontro tra umani ed Estranei, che può così usare i propri nemici come uno scudo.

Prima di passare a un altro personaggio, è doveroso citare la presunta gravidanza di Cersei. Qyburn sembra riferirsi a un possibile metodo per farla abortire quando Jaime entra nella stanza, ma forse il loro discorso era incentrato su un piano per debellare il nemico che Cersei ha preferito non utilizzare subito, o perfino sull’incontro tra i fratelli Lannister che non ha voluto ostacolare. Ciò che è certo è che, se la profezia è vera, Cersei non partorirà alcun bambino.

A Nord si svolge l’intera sesta puntata, che oltre la Barriera si incentra anche su Grande Inverno. Sono due episodi difficili per Sansa, che si trova a scontrarsi con Arya, la quale dopo avere trovato la lettera che mandò a Robb la ritiene responsabile della morte di suo padre; nel frattempo Ditocorto trae vantaggio dalla situazione, mettendo le sorelle l’una contro l’altra. L’atteggiamento di Arya, in questa occasione, è vergognoso: si comporta come una bambina, accusa sua sorella di non avere fatto niente per impedire la morte di Ned, sostiene che lei voglia tenere a bada i nobili del Nord solo per sottrarre il trono al fratellastro; non ha la minima empatia nei confronti di Sansa, che viene lasciata senza parole quando scopre le facce utilizzate da Arya. Conclusosi in questo modo, la situazione sembra annunciare uno scontro violento tra le sorelle, forse perfino mortale, perché Sansa comincia a essere terrorizzata dalla sorella e può affidarsi soltanto a Ditocorto.

Però c’è un’altra possibilità, con cui vorrei rileggere tutto ciò che è accaduto tra le due, tutto ciò che si sono dette dal momento in cui si sono riunite. Sansa probabilmente sa chi è diventata Arya: nel Parco degli Dei le chiede chi altro ci sia nella sua lista e non è da escludere che le due sorelle abbiano parlato del loro passato, che Arya l’abbia informata della strage dei Frey; poco prima Bran aveva detto loro della consegna della daga da parte di Petyr, e Sansa ne era rimasta turbata, intuendo che doveva esserci qualcosa sotto. Le sorelle, dunque, potrebbero avere iniziato a indagare. E non c’era momento migliore per insinuare in Ditocorto l’idea di una loro rivalità che incrociandosi nel momento in cui Sansa era con lui e Arya si stava allenando con Brienne, dimostrando la sua abilità con la spada.

Arya si è fatta scoprire mentre frugava nella stanza di Petyr, dove si lancia fin troppo in fretta, e decide di stare al suo gioco. Comportandosi proprio come quando era molto più piccola, lancia delle accuse nei riguardi di Sansa; è logico che sia Arya a cominciare il litigio, perché Ditocorto non la conosce ora, sa solo come ore da bambina, mentre sa bene che Sansa è diventata più cauta e che sia lei a muoversi per prima contro la sorella desterebbe sospetti. Ditocorto suggerisce l’ipotesi che Brienne possa placare i bollenti spiriti di Arya, facendole riappacificare, ma al contempo ricorda a Sansa che ha giurato di proteggere anche Arya. Brienne probabilmente è ancora nei paraggi, perché nel promo del season finale Podrick è accanto a Jon, ma lei non c’è.

Per la prima volta, Sansa ha cercato l’aiuto di Petyr. Avrebbe potuto chiedere a Bran di scrutare il futuro e di rivelarle le intenzioni della sorella, invece si è avvicinata all’uomo che dall’intera stagione tratta con freddezza, ancora memore di essere stata venduta da lui a Ramsay. Nell’ultima scena a Grande Inverno, infine, Sansa scopre i volti nella borsa di Arya e la fronteggia, ora terrorizzata: questo è il punto di frattura, il momento in cui Ditocorto potrebbe approfittare della debolezza di Sansa e spingerla a liberarsi di sua sorella. Compreso l’uomo che è, o avendo indagato nel frattempo su di lui, Sansa ha ora modo di ucciderlo. Ma forse soltanto dopo averlo sposato: dopotutto le servono i Cavalieri della Valle, che non hanno una grande opinione di lui, e Ditocorto potrebbe proporle di sposarlo in modo di avere il loro appoggio per detronizzare Jon. Se le cose dovessero andare in questo modo, Ditocorto potrebbe perfino morire con un sorriso amaro, fiero dell’allieva che ha inaspettatamente superato il maestro.

La storyline soprannaturale occupa il resto dell’episodio sesto, cominciando a profilarsi nel quinto con il ritorno di alcuni personaggi e la formazione di un gruppo di valorosi eroi pronti a combattere il male. Se avessi scritto il commento la scorsa settimana, avrei puntato sulla possibilità di morte dell’intero gruppo, a eccezione di Jon: durante la Lunga Notte, tredici eroi partirono per allearsi con i Figli della Foresta e combattere gli Estranei, ma solo uno di loro riuscì a sopravvivere e a sconfiggere il male; oltre i sette principali eroi, nell’episodio successivo c’erano sei uomini di Tormund, che sono morti prima del termine della spedizione. Il richiamo al passato dunque è chiaro, ma lo svolgimento fortunatamente diverso.

Per la prima volta, sette eroi, puri o imperfetti, famosi o sconosciuti, si ritrovano insieme: Jon Snow, il Re del Nord; Tormund Veleno di Giganti, leader del Popolo Libero; Beric Dondarion, l’uomo risorto sei volte; Thoros di Myr, il prete rosso; Sandor Clegane, il Mastino; ser Jorah Mormont, il cavaliere della Madre dei Draghi; Gendry Rivers, il bastardo di Robert Baratheon. Un’improbabile alleanza spinge i sette eroi a riunirsi e oltrepassare la Barriera, nella speranza di catturare un non-morto e portarlo a Daenerys e a Cersei, per dimostrare la loro effettiva esistenza.

L’avventura nel profondo Nord tiene lo spettatore con il fiato sospeso per settanta minuti, tra scontri con orsi non-morti e l’esercito degli Estranei e siparietti comici, come il discorso tra Tormund e il Mastino riguardante Brienne, o momenti strappalacrime come quello in cui Jorah, consapevole del posto che Jon ha trovato nel cuore di Dany, lo informa che lei non potrà avere eredi: Jorah non decide di dirglielo per spingerlo a dimenticarla, ma si comporta come la persona a cui la felicità di Daenerys sta più a cuore e non intende vederla soffrire quando Jon saprà la verità.

Un’importante scoperta è data dalla morte di un Estraneo, i cui uomini resuscitati cadono a terra di colpo. Thoros rimane ferito e muore durante la notte, come gli uomini senza nome di Tormund, e a correre a salvare gli eroi sarà Daenerys insieme ai suoi tre draghi. Durante lo scontro, tuttavia, uno di loro rimane mortalmente ferito e cade inerme nel mare ghiacciato. Si tratta di Viserion, e fin dall’episodio è intuibile poiché Dany parlerà di Viserys dopo la perdita, non facendo un solo accenno a Rhaegar; inoltre forse Jon è destinato a cavalcare il drago che porta il nome di suoi padre. È interessante constatare che gli Estranei sapevano dell’arrivo dei draghi: non soltanto restano calmi quando li osservano arrivare, ma usano le lance di ghiaccio che portano sempre con sé. Perché, però, effettivamente le avevano già? Stavano aspettando il momento giusto. Ora Viserion, riportato da loro in vita, potrà distruggere la Barriera e permettere all’intero esercito di raggiungere i Sette Regni.

Jon rischia di morire durante lo scontro e viene apparentemente inghiottito dalle acque, per poi essere tratto in salvo da Benjen, che rischia la vita per salvare il nipote più affezionato a lui. Jon cade quindi nel sale e tra il fumo ritorna una seconda volta in vita, dando altri indizi sulla sua possibile incarnazione di Azor Ahai, ma in merito è interessante aggiungere che, secondo le parole dei Lannister, Jaime ha combattuto alle Acque Nere: era quindi caduto in mare, tra l’acqua salata, e non in acqua dolce come si poteva pensare, e sotto il fumo della battaglia. La stessa sorte capita stranamente a due protagonisti nel giro di tre episodi.

Prima di mostrare la rinascita di Viserion come non-morto, l’episodio si concentra sul risveglio di Jon e la sua decisione di inchinarsi a Daenerys: non sa che è lui il Targaryen destinato al promo ed è probabile che nel season finale scopra finalmente la verità. L’intesa tra Jon e Dany è ormai evidente anche ai più scettici, tuttavia non si può accusare la HBO di fanservice; infatti la HBO ha sempre sostenuto di essere una rete diversa dalle altre, interessata più alla qualità della produzione che al successo tra il pubblico. Fanservice potrebbe essere alcune scene che non hanno riscontri sulla trama, come la scelta di mostrare la potenza del veleno usato dalle Serpi delle Sabbie attraverso la scenetta tra Tyene e Bronn, ma non l’unione tra Jon e Dany. Scommetto, infatti, che questa coppia era già tra le idee di Martin. Spezzo un’ulteriore lancia a favore della serie sottolineando che, sebbene la trama sembri presentare a volte delle lacune (ne potremo essere certi soltanto al termine dell’ottava stagione), Game of Thrones non è solo storia, ma è montaggio, recitazione, scenografie, luci, fotografie, costumi e tanto altro e anche questi aspetti tecnici vanno tenuti in considerazione prima di affermare che “la serie sta perdendo rispetto alle prime stagioni” (non quando guadagna attori come Pedro Pascal, Jim Broadbent o Pilou Asbæk).

Ultime speculazioni sul promo della settima stagione: probabilmente gli Estranei e i non-morti compariranno solo nell’ultima scena, mostrando Viserion distruggere la Barriera, e il resto della puntata si svolgerà tra Grande Inverno e Approdo del Re. A Nord Sansa cammina sulle mura del castello con espressione preoccupata, ma le sequenze ambientate lì forse comprenderanno anche Bran e, si spera, una visione su Rhaegar o su un qualsiasi altro evento del passato o del futuro, visioni che sono del tutto mancate in questa stagione.

Ad Approdo del Re quasi tutti i protagonisti della serie si incontrano nella Fossa del Drago, che dalle rovine ricorda il Colosseo (i Targaryen stessi sono stati costruiti ispirandosi all’Impero Romano). Jon mette in guardia i presenti, ricordando che il vero pericolo è oltre la Barriera, mentre la flotta di Euron circonda la capitale da mare e i soldati di Daenerys la bloccano da terra: la liberazione degli Immacolati da Castel Granito è il primo evidente passo di Cersei verso la realizzazione di una vera tregua. Ci sono due possibilità: Cersei manterrà la tregua o escogiterà una trappola per il nemico.

Nel promo della stagione si era visto un personaggio con il volto nascosto dal sole estrarre una spada nella Fossa del Drago. Che il Mastino, a cui sembrano appartenere quei lineamenti, si prepari finalmente ad affrontare la Montagna, in modo da porre fine alla guerra con un solo combattimento? O si tratta di una visione del passato? Allo stesso modo, l’uomo che si china di fronte al mare, distrutto, con un maestro alle spalle potrebbe essere Jaime o Theon? E potrebbe avvenire in questo episodio il punto di rottura tra i gemelli Lannister?

Non c’è da stare tranquilli. Alla prossima settimana!

Valar morghulis.

– Medusa –

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