L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×04

L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×04

Prima di iniziare con il commento, ho bisogno di fare una premessa: nel caso in cui Jaime dovesse morire (nel prossimo o in successivi episodi), il commento di quella settimana non uscirà. Potrei metterci tutta la forza di volontà del mondo, ma parlerei soltanto di lui con intermezzi di pianti e disperazione. Sorry not sorry.

Vorrei cominciare proprio da Jaime, ma non è il caso, meglio tenere il meglio per dopo. Cominciamo invece da uno dei momenti più belli e attesi della stagione: la reunion degli Stark. Purtroppo Jon non è presente, ma nel giro di due episodio Sansa riesce a ricongiungersi con Bran e Arya e le due sorelle riscoprono una felicità che credevano perduta; nella settima stagione ci sono diversi richiami alla prima e in questo episodio il più evidente è il ritorno di Arya a Grande Inverno: dopo la sua fuga nelle fogne di Approdo del Re, infatti, Arya cercava di rientrare in città nonostante i dubbi delle guardie, che la vedevano come una stracciona. Ancora una volta le guardie non la riconoscono, ma un riferimento a ser Rodrik e maestro Luwin fanno immediatamente comprendere a Sansa che si tratta davvero di sua sorella.

 

Lady Stark sa dove trovarla: l’ultima volta che erano state nello stesso posto allo stesso momento – a insaputa tuttavia di Sansa – era in occasione dell’esecuzione di Ned ed è proprio di fronte alla sua statua, nelle cripte, che le due si riavvicinano. Se l’incontro ancora atteso tra Arya e Jon sarà il più emozionante, la reunion tra due sorelle tanto diverse da essere sempre in disaccordo tra loro è ugualmente importante. Sansa abbraccia Arya, che alla fine del dialogo la stringe a sua volta, riconoscendo l’affetto che prova per lei. Una volta raggiunto anche Bran, è chiaro che il passato ha influito sul presente dei tre fratelli, i più piccoli protagonisti della saga: Arya è diventata un’abile guerriera, in grado di tenere testa a Brienne non per power playing, bensì ricorrendo ai diversi stili di combattimento e alle abilità apprese grazie a Syrio, a Jaqen e all’Orfana; Bran ha perso se stesso, la mente ora invasa dalle vite di tutti gli abitanti del Mondo conosciuto, e spezza il cuore di Meera quando le fa comprendere di non essere davvero più Brandon Stark; Sansa, infine, ha compreso le conseguenze negative di vanità e materialismo e ora agisce soltanto per il Nord e per dimostrare a Jon che può fidarsi di lei.

Su Sansa torneremo in seguito in relazione a Daenerys e Cersei, ora mi preme ricordare altri due riferimenti alla prima stagione: lo sguardo che lei rivolge alla sorella minore durante lo scontro con Brienne, lo stesso sguardo pieno di apprensione con cui Ned osservava Arya  nel corso della prima lezione con Syrio, e il riferimento alla daga di Petyr. Ditocorto afferma di non sapere a chi appartenesse ed è interessante notare sia che nel primo episodio Sam l’aveva trovata disegnata su un libro, sia che Bran la cede subito ad Arya. Bran non è più se stesso, non lo fa per affetto, bensì perché sa che le sarà utile. Bran ha scrutato un frammento del futuro e ha visto sua sorella lottare contro un mostro che Ago non potrebbe abbattere. La daga è in acciaio di Valyria e sarebbe interessante scoprire che la famosa Portatrice di Luce non era una spada, ma una daga. Forse è stata fusa e da essa sono state ricavate più armi, ma questo è un altro dettaglio a cui torneremo davanti, concludendo per ora soltanto con il notare che, tra i vari personaggi che potrebbero rivelarsi Azor Ahai, il più vicino ad Arya e quindi a ottenere quella daga è Jon o un suo eventuale figlio.

 

Ad Approdo del Re Cersei discute con l’emissario della Banca di Ferro, gli assicura il pagamento di tutti i debiti della corona e ne approfitta per riscuotere altro credito, avendo bisogno di un esercito più grande. Nessuna novità nella capitale, mentre Jon inizia i lavori nella caverna di Roccia del Drago e porta Daenerys con sé per farle vedere i graffiti incisi dai Figli della Foresta migliaia di anni prima. Parentesi storica: quando i Primi Uomini giunsero a Westeros da Essos, per costruire nuovi villaggi abbatterono gli Alberi Diga, scatenando le ire dei Figli della Foresta che ritenevano tali alberi il luogo in cui dimoravano le anime dei loro antenati; dopo avere combattuto senza sosta per decenni, le due fazioni stipularono un patto e, nella Lunga Notte che seguì, combatterono insieme contro gli Estranei. Nella serie televisiva, però, viene rivelato che a creare il primo Estraneo furono proprio i disperati Figli della Foresta. Che alcuni di loro non bramassero la tregua, trovando così per combattere una nuova arma che, rivelatosi indomabile, dovettero abbattere con l’aiuto dei loro nemici? Ciò che è chiaro dai graffiti è soltanto che insieme ai Figli della Foresta combatterono almeno tre uomini, uno di loro curiosamente mancino (come Arya e Jaime), e che tra le incisioni sono presenti i simboli in cui gli Estranei hanno disposto, nel corso delle stagioni, gli arti smembrati delle loro vittime.

 

Jon chiede di nuovo aiuto a Dany, che non vuole cedere sulla fedeltà che vuole che lui le dimostri. Già qui è chiaro un cambiamento nella mentalità di Daenerys, che ha liberato città dalla schiavitù, ma non conoscendo Westeros intende comunque imporsi come regina dei Sette Regni, accusando Jon di essere troppo orgoglioso per cedere; al contrario il Re del Nord sa bene cosa desidera il suo popolo e agisce in base alle sue richieste, consapevole inoltre che inchinandosi a Dany causerebbe una ribellione tra le sue file. La loro discussione viene interrotta dalla notizia della presa di Alto Giardino; Dany, furiosa, muove accuse contro Tyrion, forse incapace di combattere contro la propria famiglia, e alla fine chiede consiglio a Jon, che le risponde nel più saggio dei modi: dare fuoco e fiamme alla città non la renderà migliore agli occhi del popolo.

Dany parte, senza che lo spettatore ne venga a conoscenza prima del termine della sequenza, e Davos confessa a Jon di essere a conoscenza del fascino che la Madre dei Draghi eserciti su di lui. Sebbene le critiche mosse a questa coppia, vista come fanservice, in realtà il solo titolo della saga basterebbe a suggerire un legame tra Jon e Daenerys: niente fanservice, solo un’unione prevista fin dal concepimento della storia. Davos ha anche modo di parlare con Missandei, che secondo alcune teorie potrebbe essere una spia. Per quale motivo, però, dovrebbe agire contro la regina che l’ha liberata e l’ha resa sua consigliera? Missandei rinuncerebbe alla vita di Verme Grigio per fedeltà a Daenerys e il modo in cui descrive la vita sotto il suo regno indica l’affetto e la gratitudine che prova nei suoi confronti. A Roccia del Drago giunge infine Theon, che intende implorare Daenerys di salvare Yara.

La parte più interessante e movimentata della puntata si svolge sull’Altopiano. Messo a sicuro l’oro, Jaime non riesce a smettere di pensare alle parole di Olenna, ma non è tempo di rimuginare: Bronn si accorge dell’orda di dothraki in arrivo, appena in tempo per permettere all’esercito Lannister e Tarly di mettersi in formazione. In una delle più epiche entrate in scena della serie, i dothraki si lanciano contro le lance e gli scudi dei nemici mentre, sopra di loro, appare Dany in groppa a Drogon: «Dracarys.» Preoccupante non è il gesto di Daenerys di dare fuoco ai nemici, perché sebbene crudele è il modo con cui i Targaryen hanno sempre combattuto i loro avversare; il problema è l’incendio voluto alle scorte per l’inverno recuperate da Alto Giardino e dai villaggi vicini.

 

Non si tratta di armi. Non si tratta neppure di indebolire i propri nemici, perché nel promo del prossimo episodio Daenerys chiederà loro di inginocchiarsi o morire. Dany lo fa per incutere terrore. Non è una westerosi, non conosce l’inverno inclemente, non le interessano le chiacchiere di Jon sui non-morti; a due passi dalla conquista del regno, lei intende soltanto prenderlo, dimenticando così ciò che aveva imparato a Meereen: un regno bisogno guadagnarlo e tenerlo. Follemente a lei interessa solo imporsi sui suoi nemici, ma Tyrion e Varys cominciano davvero a preoccuparsi, come si evince ancora una volta dal promo, nel quale discutono di come poterla arginare. Daenerys è ora simile a Cersei, uccide i suoi nemici bruciandoli vivi e sembra una dittatrice proprio come lei. Tra le due donne impegnate nella guerra, spicca una terza regina, per ora in una carica soltanto temporanea.

Durante l’assedio di Approdo del Re, Cersei pensava soltanto a sfuggire come Cleopatra all’arrivo di Stannis; a calmare gli animi era Sansa, che con un gesto istintivo ha spinto le donne a intonare un canto alla Madre. A Grande Inverno è lei a vigilare sulla raccolta di viveri, sulla costruzione di armature adatte all’inverno. Sansa non ha studiato per diventare una regina regnante, voleva solo sposare il principe o il re e vivere come la donna più bella e fortunata dei Sette Regni; nonostante ciò, sa cosa sia giusto fare, lo intuisce e cerca di trovare più soluzioni possibili. Non ha visto gli Estranei di cui parla Jon, teme Cersei, ma sa che l’inverno non può cogliere impreparati. Ha appreso da Catelyn, Cersei, Margaery e Ditocorto, ha imparato qualcosa da ciascuno di loro, ed è arrivato il momento di mettere in pratica quelli insegnamenti. Tra le due regine, potrebbe quindi prevalere una terza, la più giovane e inaspettatamente più saggia.

L’esercito dei Lannister viene dunque disperso, gli uomini bruciano vivi, i dothraki falciano cavalli e soldati: per Daenerys è il momento del contrattacco, che arriva nell’esatta metà della stagione. A dare un briciolo di speranza ai Lannister è Bronn, che usando lo scorpione di Qyburn colpisce Drogo e lo costringe ad atterrare; il drago riesce a incendiare lo scorpione, ma mentre Daenerys tenta di estrarre la lancia – che si spera avvelenata, altrimenti Cersei e Qyburn hanno fatto soltanto metà lavoro – Jaime prende coraggio e carica. Jaime vede il suo esercito bruciare, si sofferma sugli uomini sofferenti, ode le loro urla e probabilmente nella sua testa risuona il grido di Aerys, il suo desiderio di dare fuoco alla città. Potrebbe fuggire come gli suggerisce Bronn, ma un comandante non abbandona i suoi uomini e Jaime lo sa bene, così approfitta di un momento di debolezza di Dany e Drogon per estrarre la lancia da un cadavere e galoppare verso il suo bersaglio, sotto gli occhi spaventati di Tyrion. Dany si rende conto della sua vulnerabilità, ma Drogon si volta prima Jaime riesca a colpirlo ed è soltanto grazie all’intervento di un uomo (Bronn o Dickon) che Jaime evita il fuoco, finendo tuttavia in acqua.

 

Come nei libri, la sorte di Jaime è ignota allo spettatore: da una parte Martin non rivela i nomi di tutti i POV del suo prossimo libro, escludendo così il nome di Jaime per lasciare tensione nel lettore, dall’altra non c’è nessun riferimento a lui nel promo del prossimo episodio, in cui si vede soltanto Tyrion camminare nel campo ormai pieno di cenere («Non voglio essere la regina delle ceneri» ipsa dixit). Tuttavia ci sono validi motivi per credere che Jaime sia ancora vivo, oltre al mio desiderio di vederlo arrivare almeno all’ultima puntata dell’ottava stagione.

  • Jaime è uno dei protagonisti e una morte del genere, così poco epica (come lo sarebbe stato invece morire dopo avere trafitto il drago), non fa per lui. La morte di Stannis è avvenuta fuori campo, ma dopo avere mostrato le debolezze dell’uomo.
  • Dati i numerosi riferimenti alla prima stagione, è probabile che Jaime finisca di nuovo nelle mani del nemico. Ma potrà schierarsi con lui? No, perché Dany ha fatto ciò che intendeva fare Aerys: bruciare uomini vivi (civili o soldati non importa, per Jaime è un modo atroce e ingiusto di morire). E si renderà conto che sua sorella sta diventando Aerys. Che ha già ucciso uomini innocenti. Jaime deve porre fine alla pazzia di Cersei, deve eliminarla, non possono farlo Tyrion, Arya o Dany: dev’essere lui a farlo, portando così fine al suo cammino di redenzione.
  • Jaime è un eroe. Un antieroe, ma pur sempre un eroe, proprio come Jon e Dany. Christopher Vogler ha individuato dodici tappe del “viaggio dell’eroe” e in due di esse avviene una resurrezione: nella Ricompensa successiva al Varco della prima soglia e nell’effettiva Resurrezione che segue la Prova centrale. Dany è uscita immune dalla pira di Drogo, come lo ha fatto in seguito dall’incendio a Vaes Dothrak, “resuscitando” diversa, più determinata e pronta ad affrontare la Via del ritorno; Jon a sua volta è effettivamente tornato in vita dopo il tradimento dei suoi confratelli. Jaime ha varcato la prima soglia perdendo la mano e ritornando a vivere grazie a Brienne, che lo ha spronato a resistere, lo ha deriso e lo ha nolente spinto a confessarsi. La seconda resurrezione avverrà ora, dopo una “finta morte”, e forse gli permetterà di vedere la situazione in modo diverso, fino a capire che dovrà porre fine alla crudeltà della sorella.

C’è un quinto punto, tanto lungo da non essere contenuto nell’elenco sopracitato. Una delle teorie al momento più accreditate vede Jaime come Azor Ahai. Interpretare le profezie è difficile e pericoloso e, sebbene io continui a immaginare Azor Ahai nascere come figlio di Jon e Daenerys, che morirà di parto, mi sembra giusto presentarvi alcuni punti di questa teoria (mettendo da parte gli indizi “campati in aria”), cominciando dal narrarvi la storia di Azor Ahai e della forgiatura di Portatrice di Luce.

L’eroe creò una spada con cui combattere l’oscurità e tentò di temprarla nell’acqua, ma la lama si spezzò. Tentò quindi di forgiare una nuova spada, catturò un leone e affondò la lama nel suo petto, bagnandola con il sangue, ma anche una volta l’arma cedette. Capendo infine con infinita tristezza come doveva agire, forgiò una terza spada e trafisse il cuore della sua amata Nissa Nissa: questa volta funzionò. Si dice inoltre che Azor Ahai rinascerà dal sangue e dal fuoco, sotto un cielo di sangue e mentre l’oscurità invaderà il mondo, e risveglierà il drago dalla pietra. Molti indizi portano a Dany e Jon, altri a Davos e Theon, ma al momento ci soffermeremo su Jaime, cercando di utilizzare questa teoria come ulteriore prova della sua mancata morte.

Prima di tutto, una prova è fornita dalla lingua valyriana: “aeksio onos” significa infatti “Signore della Luce”, mentre “aeksion ondos”, molto simile, è traducibile con “Mano d’oro”. Questo piccolo e inaspettato indizio porta a indagare ulteriormente. Si è già parlato dell’ipotesi di Tyrion come terza testa di drago, ma se non fosse lui il figlio che Aerys Targaryen potrebbe avere generato con Joanna Lannister? Cersei ha molto in comune con Aerys, ha un legame incestuoso con suo fratello e inoltre non è escludibile la presenza di più di tre Targaryen in vita nello stesso momento (basti pensare a Viserys ed Aemon, presenti già con Daenerys e Jon). Essendo il Principe che fu promesso probabilmente un Targaryen, e parlando Rhaegar nei libri di “tre teste di drago”, nel caso in cui coincidesse con Azor Ahai sarebbe interessante vedere tre campioni del Signore della Luce al posto di uno solo.

La prima spada di Azor Ahai si è rotta in acqua, come Jaime è “crollato” durante la confessione con Brienne. La seconda volta ha provocato inconsapevolmente la morte di suo padre, il leone per eccellenza. Non gli resta che uccidere sua sorella, in modo da avere la spada perfetta per combattere l’oscurità. Ancora traballa come teoria. L’ultimo indizio è però dato dalla spada che Jaime porta con sé: Lamento di Vedova e Giuramento sono state forgiate fondendo un’unica spada di Valyria, Ghiaccio. Potrebbe non essere un nome casuale, potrebbe essere l’ennesimo rimando al “ghiaccio e fuoco” del titolo della saga. Non ci è ancora dato sapere.

Giunti dunque a metà stagione, è il momento di parlare di quello che ancora non abbiamo visto sullo schermo:

  • Un gruppo di uomini, comprendente Jon, il Mastino, Beric Dondarion e Tormund supera la Barriera e combatte contro Estranei e non-morti. Ciò potrebbe avvenire tra il sesto e il settimo episodio, poiché nel prossimo Jon riceverà una lettera da Bran in seguito a una visione appena avuta. Perché il gruppo si ritrova a viaggiare insieme? E c’è possibilità che Jon rimanga solo, pronto a morire e resuscitare una seconda volta? Ciò giustificherebbe sia la frase di Sansa pronunciata nel secondo trailer della stagione e precedentemente detta da Ned (“Quando l’inverno arriva, il lupo solitario muore, ma il branco sopravvive”), che la presenza la Beric, che ha affermato di essere ancora vivo per uno scopo preciso (nei libri muore dopo, contrariamente al volere di Thoros, dono la vita per resuscitare Catelyn Stark).
  • Gendry tornerà in questa stagione, erano trapelate anche immagini a riguardo, le quali lo rappresentavano insieme a Tyrion e Davos. Ci sono due possibilità in merito: Kit Harington ha affermato che alcune sequenze sono state girate solo per sviare gli spettatori e quella con Gendry potrebbe essere una di queste, sebbene non giustificherebbe il rinnovo di un contratto per false scene; Tyrion e Davos, preoccupati dal comportamento di Dany e dall’opinione comune, recuperano Gendry per proporglielo in sposo, in modo da dimostrare a Westeros che la nuova regina è disposta a unire la linea Targaryen con quella, seppure bastarda, dei Baratheon.
  • Un uomo imponente, con il volto coperto dai raggi del sole, combatte in un’arena. In molti hanno sospettato che si trattasse del Mastino, che tuttavia è a Nord. Se fosse invece uno dei frammenti del futuro visti da Bran? O se quell’uomo non fosse il Mastino, ma un eroe del passato che ha combattuto nella Fossa del Drago della capitale?

Come sempre il commento si conclude con i voti: positivi alla saggezza di Jon, all’abilità con la spada di Arya, alla mira di Bronn e al coraggio di Jaime; negativi a Dany, che rischia di essere davvero la regina delle ceneri (ma non diventerà un’antagonista, potrebbe perfino morire prima di diventarlo).

Valar morghulis.

– Medusa –

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