L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×03

L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×03

Game of Thrones continua la sua corsa verso il successo attraverso due eventi principali: l’incontro tra il ghiaccio e il fuoco e il plot twist delle forze in campo.

L’episodio parte con l’arrivo di Jon e Davos a Roccia del Drago e il loro incontro con Daenerys e i suoi fidati consiglieri. Non ci sono molte teorie da fare a riguardo, piuttosto un commento generale di quello che molti hanno atteso dal primo volume della saga, un incontro tanto importante quanto la reunion degli Stark rimasti. Fino a questa stagione ogni protagonista ha avuto una sua storyline, ha pensato, agito e messo in moto eventi che lo ha spinto a unirsi agli altri personaggi principali; la figura di Tyrion, per quanto importante e favorita dal pubblico possa essere, finisce in secondo piano durante le scene di Daenerys, che si impone al centro delle inquadrature. C’era il rischio che accadesse anche con Jon, ma ciò non accade: Jon non si fa mettere i piedi in testa né da Dany né dal regista Mark Mylod, che al contrario indaga nella psicologia di entrambi, tramite il sapiente uso di primi piani che mostra le espressioni sorprese e determinate di ciascuno dei due.

Jon non si aspettava di sentire Daenerys ammettere la crudeltà del padre Aerys II, come lei di vedere mettere in discussione l’obbedienza al sovrano legittimo. A conti fatti, nessuna famiglia del continente occidentale si è schierata dalla parte di Daenerys perché supportava la sua causa: Yara temeva Euron, Ellaria e Olenna volevano vendicarsi di Cersei. Jon le mostra le cose per come stanno realmente, spiegando che non avrebbe senso giurare fedeltà a un sovrano che non conosce. Nessuno vuole cedere, ed è Tyrion che trova la soluzione migliore, convincendo Daenerys a cedere l’ossidiana a Jon in segno di buona fede; in tale modo, pur non accettando ancora di riannettere il Nord ai Sette Regni, Jon dovrà esserle riconoscente in qualche modo. E già dal promo del prossimo episodio, in conseguenza di quanto accaduto in questo, è chiaro il motivo.

Approdo del Re, nel frattempo, acclama per le strade Euron, l’uomo – non più visto come un pirata – che ha fermato preventivamente l’assedio della città e ha catturato Yara e le Serpi delle Sabbie. Contrariamente a quanto affermato dalla sinossi dell’episodio, Cersei accetta il suo dono, posticipando però le nozze al termine della guerra; così la “giustizia della regina” si compie, in una meravigliosa sequenza – condita dai primi piani che sottolineano l’ottima recitazione di Indira Varma  – che mostra il destino di Ellaria e Tyene, la quale è destinata a morire nello stesso modo in cui è caduta Myrcella. Le due donne che, incatenate, tentano inutilmente di parlarsi e avvicinarsi l’una all’altra, costituiscono una delle migliori inquadrature della settima stagione, oltre che un riferimento alla morte di Rickard e Brandon Stark a opera di Aerys II.

Gran parte dell’episodio è incentrato su Jaime, che non possiede molte scene, ma è la causa del plot twist finale. Negli scorsi articoli si è parlato della sua caratterizzazione diversa dai libri, non una cattiva caratterizzazione, ma la scelta di rimandare all’ultimo il rifiuto nei confronti di Cersei; è evidente proprio nella scena a luci rosse che non voleva sottolineare il desiderio lussurioso di Jaime nei confronti della sorella, bensì era un richiamo a un episodio dei libri, il primo momento in cui lo Sterminatore di Re si allontana da lei, fermandola, perché stufo di essere visto come un uomo che si lascia corrompere in tale modo – c’è da aggiungere che al tempo, nei libri, Jaime era consapevole dell’esistenza di svariati amanti della regina madre.

Il Jaime di Nikolaj Coster-Waldau è meno cinico di quello di Martin. A differenza di Cersei e Tyrion, infatti, è meno furioso nei confronti della vita e ciò lo rende capace di trovare del buono nelle persone, in special modo nei fratelli: ha sempre sostenuto Tyrion, al punto da credere nella sua innocenza dopo la morte di Joffrey, e non riesce a vedere in Cersei la malvagità che va crescendo. Cersei si eccita vendicandosi di Ellaria ed esultante decide di fare l’amore con Jaime, che solo inizialmente la rifiuta; lo sguardo che le rivolge il fratello durante il sonno è un misto di amore, preoccupazione e devozione, e quando la regina decide che essendo tale può fare ciò che vuole, permettendo a un’ancella curiosamente vestita come lei di scoprire la loro relazione, Jaime ha raggiunto il suo scopo: potere amare la sorella alla luce del giorno, come era uso dei Targaryen. Lui desidera soltanto vederla felice e crede veramente che consegnarle i Sette Regni sia la via migliore per farle dimenticare il dolore della perdita dei figli. Quando si renderà conto della sua crudeltà, del mondo che a cominciare dall’ancella sta plagiando a propria immagine, sarà troppo tardi.

Senza ulteriori indagini nella sua psicologia, quindi, Jaime fa una pessima figura in questo episodio, “manovrato” da Cersei e schernito da Euron, ma ottiene una rivincita nella strategia finale. In linea generale, ora la tattica di Tyrion si è rivelata pessima: lui, che si considerava la mente dei Lannister, ha ideato un piano che non aveva senso, e nello specifico la presa di Castel Granito. Una roccaforte, un simbolo, nient’altro; nessuna miniera d’oro, niente provviste, solo una flotta pronta a distruggere ciò che resta delle navi di Daenerys. Jaime non punta a castelli disabitati, ma al futuro, all’inverno che sta arrivando, e fin da subito consiglia Cersei di occuparsi delle terre dei Tyrell, da dove potrà prendere oro e soprattutto cibo per l’inverno. Ispirandosi alla strategia di Robb Stark durante la prima stagione, a causa della quale Jaime era caduto prigioniero a Bosco dei Sussurri, Jaime lascia alcuni uomini a Castel Granito e si rivolge invece all’Altopiano, attaccando Alto Giardino con il grosso delle forze Lannister e con l’esercito dei Tarly. Olenna, presa alla sprovvista, accetta di buon grado la propria morte, lasciando tuttavia la Sterminatore di Re a fare i conti con una rivelazione: è stata lei ad avvelenare Joffrey. E morirà come lui, ma con meno sofferenze, come Tyene muore nello stesso modo di Myrcella, senza tuttavia giacere tra le braccia del padre. Le “piogge” scendono ad Alto Giardino come a Castamere, ma hanno un sapore amaro.

Viene così preso alla sprovvista anche lo spettatore, che dai vari trailer rilasciati, contenenti più di un fotogramma destinato alla presa di Castel Granito, si aspettava una battaglia epica, non qualche decina di secondi narrati da Tyrion e un colpo di scena che ha completamente capovolto le forze in campo, che al termine della sesta stagione avrebbero dato per vincitrice Dany. La Madre dei Draghi ha perso Greyjoy, Martell e Tyrell, ha gli Immacolati intrappolati a Castel Granito e può contare soltanto sui dothraki, malvisti dal popolo di Westeros che giustamente teme l’incursione di guerrieri famosi per le razzie e la crudeltà, e ovviamente tre draghi, con cui può sterminare nemici, ma non conquistare la fiducia della gente; Cersei al contrario possiede l’Altopiano e le sue risorse, è alleata con i Greyjoy più numerosi e potenti e, infine, ha guadagnato l’appoggio monetario della Banca di Ferro di Braavos.

È arrivato il momento, per Dany, di supplicare Jon ad allearsi con lei. Guarderanno però prima a sud o a nord? È probabile che il prossimo episodio si incentri sulla battaglia tra Lannister e dothraki, ma possiamo solo ipotizzare ciò che avverrà in seguito… e cioè che la compagnia di Beric Dondarion arriverà alla Barriera e che combatterà gli Estranei insieme a Jon. Perché l’esercito si divide? Dany ha forse deciso di lasciargli un drago, forse dopo che Bran avrà rivelato a Jon la sua vera identità? Non dimentichiamo che, dalle foto scattate durante le riprese, Gendry sarà in compagnia di Tyrion e Davos. Che il Primo Cavaliere di Daenerys sostenga che il solo modo per conquistare la fiducia del popolo sia sposando l’ultimo Baratheon, seppur bastardo, ancora in vita?

Il resto dell’episodio è costituito di piccole scene che valgono la pena essere citate e, se possibile, esaminate. In primo luogo il salvataggio di Theon da parte di una delle navi di sua sorella; in uno dei vari trailer, è presente il fotogramma di un uomo che si trascina a riva e si lascia cadere sulla spiaggia, e fino a questo momento si era ipotizzato potesse essere Theon dopo la disfatta di Yara. Di chi si tratta allora? Sempre Theon, che viene gettato in mare? Gendry, che dopo un naufragio raggiunge la terraferma? O Verme Grigio, che sale di nuovo sulla nave per difendere la sua flotta e viene poi costretto a nuotare verso riva, a seguito della vittoria di Euron?

A Grande Inverno Sansa dimostra di essere in grado di governare, almeno per quanto riguarda la preparazione all’inverno, proprio come aveva fatto Jaime con il suo piano di battaglia. Proprio quando Ditocorto le suggerisce di immaginarsi ogni cosa, presente o futura, per non essere mai presa alla sprovvista, torna Bran, diventato il Corvo a Tre Occhi. Sansa, seppur riconoscendo che ora il trono dovrà passare a lui, è fuori di sé dalla gioia per avere di nuovo il fratello con sé, arrivando a saltare sul carretto come una bambina; in seguito si rende conto che Bran non è più con lei e che non tornerà più, perché anche se lei e Jon ne hanno passate tante non sono cambiati quanto il fratellino, che arriva a spaventarla, raccontandole del giorno del suo matrimonio con Ramsay. Alcuni hanno visto nella freddezza di Bran la consapevolezza che Sansa, in futuro, farà qualcosa di tremendo nei confronti della famiglia, compirà qualche scelta sbagliata, ma l’attore ha commentato quella scena spiegando che Bran ora è capace di vedere frammenti di ogni momento, di essere in più posti contemporaneamente e di non avere più un suo “io”, e il solo modo per rappresentarlo era scegliendo quel tipo di recitazione.

Dopo lo sbarco di Jon a Roccia del Drago, a descrivere il prossimo incontro tra lui e Dany come quello tra “ghiaccio e fuoco” è Melisandre, uno dei personaggi profetici della saga, la quale abbandona per ora la serie annunciando di volersi recare a Volantis, dove si trova il tempio più grande dedicato al Signore della Luce, e lasciando un messaggio che fa gelare il sangue nelle vene a Varys: lei è destinata a morire a Westeros, proprio come lui. Più la serie prosegue, più il personaggio di Varys andrebbe approfondito. È giunto quindi il momento di parlare di una teoria inerente ai fatti accaduti nei libri, finora solo accennata, per cercare di fare chiarezza sulle sue intenzioni che, forse, non sono del tutto incentrate sul benessere del reame.

Quando Tyrion, nei libri, giunge nella tenuta di Illyrio, uomo sempre alleato con Varys, il padrone di casa lo spinge a imbarcarsi per Meereen insieme a una strana compagnia, che tra gli altri comprende Griff e Young Griff, apparentemente padre e figlio con i capelli tinti di blu, come vuole la moda di alcune città orientali, ma in realtà Jon Connington ed Aegon Targaryen. Jon era uno dei più fidati cavalieri di Rhaegar; venuto a sapere che il bambino ucciso dalla Montagna non era il vero Aegon, si impegna a crescere l’erede dei Targaryen e, su consiglio di Illyrio, a portarlo con sé da Daenerys per convincerla a prenderlo in marito e regnare insieme. Quando i produttori hanno deciso di eliminare Aegon dalla serie televisiva, hanno alimentato la fede dei lettori in una teoria che girava da tempo.

Aegon non è un vero Targaryen. Generazioni prima due linee di Targaryen si separarono, generando i Blackfyre, i quali esiliati a Essos hanno sempre cercato di prendere la corona dei Sette Regni, creando inoltre l’esercito mercenario della Compagnia Dorata – lo stesso esercito reclutato da Jon Connington. La moglie di Illyrio, di cui Tyrion riesce a scorgere un ritratto, aveva tratti Targaryen. Varys si è rasato la testa per motivi sconosciuti e Melisandre ha mostrato l’importanza del sangue di re, sia attraverso il sacrificio che l’uso di alcune parti di una persona. In conclusione, la teoria affermerebbe che Varys Blackfyre, fratello della moglie di Illyrio, stia complottando per mettere altri Blackfyre sul trono, magari proprio un ragazzo cresciuto orfano che crede davvero di essere Aegon Targaryen. In questo caso è evidente che le motivazioni di Varys sarebbero ben poco altruiste, e in più una delle profezie fatte a Dany, che la mette in guardia nei confronti del “siniscalco profumato”, potrebbe riallacciarsi a questa teoria. Una curiosità: è Jon Connington, e non Jorah, a prendere il morbo grigio per salvare Tyrion. E il suo nome potrebbe spiegare il perché Jon Snow si chiami così – in molti credono invece che quello vero sia Jaehaerys, il nonno di Rhaegar.

Nella serie televisiva Varys non sembra interessato a prendere il potere, ma soltanto a garantire il bene del reame. Tuttavia sempre più spesso viene messo in relazione di sacerdotesse rosse e la sua castrazione potrebbe essere avvenuta proprio perché nelle sue vene scorre il sangue di un’antica dinastia. Cos’ha sentito quella notte Varys nelle fiamme? Di chi era la voce? Ma cosa soprattutto poteva avergli detto, per spingerlo ad abbandonare Essos e diventare non un anonimo cittadino occidentale che tenta di sfuggire al proprio destino, ma il Ragno Tessitore?

Ultima menzione va a Sam, che non viene cacciato dalla Cittadella per avere curato Jorah, rischiando di infettare gli altri maestri, ma che viene punito con il compito di trascrivere i manoscritti che si stanno distruggendo. È probabile che l’Arcimaestro Ebrose abbia inserito tra loro anche alcuni libri relativi alla Lunga Notte, per aiutare Sam nella sua ricerca.

Voti positivi dunque a Davos e Jon, che hanno saputo farsi rispettare e non intimorire da Daenerys, e un voto tra il positivo e il negativo a Jaime, che ha effettivamente imparato dai propri errori, ma ancora non da tutti. Un applauso finale va a Olenna, di cui sentiremo la mancanza.

Valar morghulis.                                                                                                                  

– Medusa –

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