L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×02

L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 7×02

Forse la settima e l’ottava stagione avranno meno episodi delle precedenti – sebbene possano essere viste come due metà della stessa stagione finale – tuttavia tali episodi hanno finora dimostrato di essere stati scritti e realizzati con estrema cura, sia per i rimandi alle prime puntate che per gli effetti speciali, non più sfruttati unicamente per valorizzare i draghi.

Il dialogo fra Sam e l’Arcimaestro conferma al 90% la teoria avanzata nello scorso articolo: l’Arcimaestro afferma di lavorare sulla stesura di un libro riguardante la cronaca degli avvenimenti successivi alla morte di Robert Baratheon, e Sam commenta suggerendo un titolo più poetico. Curiosamente, l’Arcimaestro cita due autori, maestri a sua volta, che sono già stati nominati in passato, Ch’Vyalthan e Faull; il primo, il cui nome in questo episodio appare su un libro dedicato alla storia della famiglia Lannister, venne studiato da Tyrion in preparazione dell’assedio di Approdo del Re da parte di Stannis, mentre il secondo letto da Sam nella puntata dell’attacco al Castello Nero, durante una ricerca sugli usi dei bruti. Possono essere formulate tre teorie a riguardo.

La prima è piuttosto un’osservazione inerente allo stile di Ch’Vyalthan e Faull descritto dall’Arcimaestro, i quali sembrano ispirati rispettivamente a Tucidide ed Erodoto. La seconda si ricollega alla questione dello stile e dei contenuti, suggerendo che nella stesura delle Cronache Sam prenderà qualcosa da ognuno, riportando eventi il più possibile vicini alla realtà, ma arricchendoli di dettagli sulla storia dei vari personaggi, come l’amore che hanno provato per qualcuno o il desiderio di rivalsa, in modo da raccontare la storia senza mantenere un tono freddo e distaccato.

 

La terza teoria riguarda i personaggi presenti nelle prime occasioni in cui i due maestri erano stati nominati. Quando Aemon scopre Sam leggere un libro di Faull, comprendendo che si sta interrogando anche sul suo rapporto con Gilly gli dice che l’amore è la morte del dovere; segue una descrizione di attimi emozionanti, come lo sguardo di un fratello o un neonato tra le braccia, che già in passato sono stati visti come un riferimento indiretto agli eventi di Torre della Gioia, e subito dopo appare Jon. In questo episodio, le fazioni in campo e il popolo stesso si interrogano sui Targaryen molto più di quanto fosse avvenuto in passato in un’unica puntata, e forse la presenza di quei due nomi all’interno del dialogo fra l’Arcimaestro e Sam serve a fornire un indizio riguardante un terzo Targaryen ancora in vita, uno dei più quotati da qualche anno: Tyrion. È proprio lui, infatti, che legge Ch’Vyalthan nella seconda stagione, e il libro che viene mostrato in primo piano alla Cittadella è la citata storia dei Lannister.

Perché proprio Tyrion, però, fra i Lannister rimanenti? In primo luogo, nei libri è noto che Aerys II molestasse Joanna Lannister, senza che tuttavia venga mai detto chiaramente se fosse arrivato a violentarla, e Tywin ha ripetuto più volte anche nella serie e in punto di morte che Tyrion non era suo figlio; secondo, ci sono molti richiami alla prima stagione in questo episodio, e fra questi potrebbe esserci il modo in cui Ned scova la reale identità dei tre figli di Cersei, consultando un libro sulla storia dei regnanti; terzo, Jon riceve un messaggio da Tyrion che potrebbe essere un richiamo al pilot, ma allo stesso tempo potrebbe dare un indizio: “I nani sono sempre bastardi agli occhi dei loro padri.” Tutti indizi di poco conto, che potrebbero però trovare una conferma in una determinata scena: Tyrion è il solo che riesce ad avvicinarsi ai draghi adulti, che pur intelligenti erano stati tenuti prigionieri, e loro decidono di dargli fiducia prima che possa cercare di liberarli dalle catene.

Per quanto riguarda Vecchia Città, un’ultima menzione va a Jorah Mormont, che forse Sam ha trovato il modo di curare, rimediando così all’aiuto che non poté fornire a Jeor durante la ribellione dei Guardiani al Castello di Craster. Forse Sam riuscirà nell’intento, fermando l’infezione, ma senza curarla del tutto: a questo potrebbe servire invece l’ossidiana, che fu in grado di “guarire” Benjen Stark e che, casualmente, si trova a Roccia del Drago, luogo in cui Shireen è cresciuta. Non sarebbe stata dunque la giovane età della bambina a permettere di salvarla, ma l’ausilio di sali o pozioni prodotte con le rocce che circondano il castello.

Il resto dell’episodio è principalmente incentrato sul sistema di alleanze da creare o rafforzare in previsione della guerra. Daenerys non viene ben vista né a sud né a nord: gli occidentali, a differenza degli spettatori, non possono essere a conoscenza delle intenzioni pacifiche di Daenerys, che come suggerito da Tyrion non intende essere la “Regina delle Ceneri”, per cui risulta facile influenzarli. Daenerys è la figlia del Re Folle, ha già ucciso centinaia di persone a Essos ed è approdata a Westeros con un enorme esercito  dothraki, visti dagli occidentali come barbari, e con tre draghi adulti; inoltre è facile strumentalizzare il suo odio per i Padroni per fare leva sui nobili, in quanto è chiaro che lei non veda differenze tra popolino e lord. Sarà forse il popolo a consentirle di vincere la guerra, un popolo troppo spesso sottovalutato.

Cersei e Jaime sanno che screditare Daenerys sia la tattica migliore, ma sanno anche che devono concentrarsi su qualcosa di pratico: alleati e un modo per uccidere i draghi. Jaime nomina comandante dell’esercito della regina Randyll Tarly, che pur fedele a Olenna deve la propria lealtà anche alla corona, soprattutto nel momento in cui la casata a cui ha giurato fedeltà si sta ribellando alla regina. Cersei invece ci permette di vedere finalmente i teschi dei draghi, dal più piccolo e recente al maestoso Balerion il Terrore Nero, che Aegon I utilizzò per conquistare i Sette Regni e ridurre in rovine Harrenhal;  Qyburn presenta alla regina un’invenzione che potrebbe essere utile per uccidere un drago, ma si tratta di una balestra gigante che potrebbe colpirlo solamente se fosse fermo o imprigionato. In uno dei trailer della stagione, si intravede Jaime, circondato da fiamme, correre sul suo destriero con un’arma impugnata in mano; non si tratta però di una spada, bensì sembra essere una lancia. Sebbene ciò potrebbe costare la vita a uno dei migliori personaggi della serie (il migliore della saga cartacea), tale scena potrebbe divenire epica se, dopo la rottura accidentale o meno della balestra, Jaime decidesse di affrontare il drago di persona, cercando di trafiggerlo con la lancia.

A Roccia del Drago Daenerys si confronta con Varys, che vince il titolo di miglior personaggio dell’episodio, spiegando che il suo solo scopo è di servire il reame, non il re. Varys nei libri probabilmente appoggia un’altra causa, quella dei Blackfyre, ma l’assenza del Giovane Griff dalla serie fa in modo che il Regno Tessitore sembri davvero guidato soltanto da buone intenzioni. Daenerys riceve la visita di Melisandre, della quale si fiderebbe meno se sapesse ciò che è accaduto a Shireen, ma la cui lealtà a Stannis decide di perdonare forse troppo in fretta, proprio come Tyrion fa con Ellaria e le Serpi delle Sabbie; quest’ultimo caso è un evidente buco di trama, o almeno di caratterizzazione, perché se lo scopo fosse unirsi per combattere gli Estranei il bene superiore costringerebbe a mettere da parte ogni dissidio, ma per quanto Tyrion, Daenerys e tutti coloro che non si trovano al Nord ne sanno il male è incarnato soltanto da Cersei, e lo scopo soltanto la destituzione di un tiranno. L’omicidio di Myrcella, che Tyrion amava quanto Tommen e che lui stesso aveva inviato a Dorne, appare fin troppo sottovalutato, come invece sembra sopravvalutato il rapporto tra lui e Jon. Hanno viaggiato insieme per un breve periodo, alla Barriera hanno avuto modo di confrontarsi, ma non è mai avvenuto qualcosa che potrebbe giustificare la fiducia che Tyrion ripone in lui; al contrario, Jon chiede conferma della sincerità di Tyrion a Sansa, che sa conoscerlo meglio.

È curioso che Varys continui a incontrare Sacerdotesse Rosse, dopo avere sofferto a causa di un Prete Rosso. Solo in loro presenza sembra essere sul punto di perdere le staffe e probabilmente questi continui incontri alludono a un indizio sul finale. Melisandre ha più volte sostenuto l’importanza del sangue di re nei sacrifici e Varys, nei libri, potrebbe essere legato ai Targaryen o ai Blackfyre; nella serie, però, almeno per il momento non vengono date abbastanza informazioni su di lui per potere teorizzare qualcosa di più specifico.

C’è un altro elemento interessante che emerge dalla scena con Melisandre. La Sacerdotessa Rossa parla del “Principe che fu promesso”: nei libri, Rhaegar Targaryen credeva di esserlo e allo stesso modo dovevano crederlo i suoi genitori, il nonno Jaehaerys e il bisnonno Aegon l’Improbabile quando, secondo Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, lo fecero nascere a Sala dell’Estate, nello stesso momento in cui un incendio devastò la residenza – incendio forse provocato dalle pratiche, comprendenti piromanti, Altofuoco e uova di drago, utilizzate in occasione di quell’evento. Melisandre ha sempre parlato di Azor Ahai e solo le teorie, prima di adesso, vedevano in lui e nel Principe che fu promesso la stessa figura messianica; a esse si andava sommando lo Stallone che cavalca il mondo, colui che le donne di Vaes Dothrak avevano visto in Rhaego, figlio poi morto di Daenerys. Melisandre avverte la Madre dei Draghi che perché la profezia si compia c’è bisogno sia di lei che di Jon Snow. In conclusione, è possibile ipotizzare che “Azor Ahai” – che molti lettori e spettatori vedevano proprio in Daenerys o Jon Snow – altro non sia che il figlio futuro di un’improbabile coppia, una donna sterile e un uomo tornato dalla morte.

Nonostante la cattiva caratterizzazione di Tyrion in questo episodio in materia di legami, il Primo Cavaliere di Daenerys dimostra ancora una volta di essere un ottimo stratega, ma anche che il futuro del regno vale per lui molto più della sua casa, Castel Granito, che intende conquistare. Nella sinossi della prossima puntata si legge che Jaime imparerà dai propri errori e probabilmente e tristemente ciò si riferisce alla fiducia riposta in Tyrion: solo lui avrebbe potuto guidare gli Immacolati verso un ingresso segreto a Castel Granito; infatti in uno dei trailer si vede Verme Grigio, in barca, fare un cenno verso l’entrata di una caverna. L’errore dunque potrebbe non essere l’appoggio dato a Cersei, bensì inaspettatamente la fiducia riposta in Tyrion, nonostante in passato avesse già detto a Bronn di essere in furia con lui per l’omicidio di loro padre.

Tyrion riesce inoltre a leggere il pensiero degli occidentali, nobili e popolino, riguardo l’assedio di Approdo del Re a opera di truppe orientali. Chiede quindi alla flotta di Yara di recuperare l’esercito di Dorne, ma l’episodio si conclude proprio con un attacco a sorpresa, una sequenza girata magistralmente per effetti speciali, recitazione e primi piani, pari al massacro di Aspra Dimora e seconda solo all’esplosione del Tempio di Baelor. Greyjoy contro Greyjoy si scontrano in mare aperto e nulla possono gli uomini di Yara contro l’equipaggio più numeroso e spietato di Euron. “Occhio di Corvo” si trova a combattere anche due delle Serpi delle Sabbie, Obara e Nymeria, e la loro morte è resa in maniera straordinaria, i cadaveri che penzolano dalla nave, le loro stesse armi usate per ucciderle. A rimanere in vita delle sorelle è soltanto Tyene e non è un caso: è la figlia prediletta di Ellaria, o forse nella serie la sua unica figlia, e poco prima era stato enfatizzato il rapporto che le univa e il bene che Tyene prova per la madre. Euron non porterà Yara ad Approdo del Re, ma Ellaria e Tyene, in modo da permettere a Cersei di mostrare all’amante di Oberyn cosa significhi perdere una figlia. Resta irrisolta allora l’identità del regalo rifiutato da Cersei, a meno che la regina dei Sette Regni non reputi la vendetta per Myrcella abbastanza importante da prendere in marito Euron. Forse a essere rifiutata sarà Yara, ma sarebbe una gesta intelligente per Euron tenere la nipote con sé, in catene, per mostrare alle Isole di Ferro l’umiliazione che riceve chi si ribella a lui.

L’episodio si chiude con la fuga di Theon, che davanti allo zio che tiene in ostaggio Yara sceglie di fuggire buttandosi in mare, deludendo tragicamente sua sorella. Theon si è comportato in modo sbagliato, ma non poteva fare altrimenti: uccidere Myranda per impedirle di fare del male a Sansa era stato diverso perché la vittima gli dava le spalle, ma Theon è ora circondato da uomini intenti a sterminare il suo equipaggio e, come sostengono anche le parole dei produttori esecutivi, rivive ciò che ha passato con Ramsay, tutte le torture subite, e le uniche scelte possibili in quel momento sono affrontare il trauma o scappare. Theon sceglie la seconda, rimanendo fedele al proprio personaggio. Avrà ancora modo di riscattarsi in futuro.

A Nord, intanto, la terza fazione guidata da Jon Snow si trova ad affrontare un altro dilemma: presentarsi o meno a Roccia del Drago su richiesta di Daenerys Targaryen. Daenerys accetta il consiglio di Melisandre di incontrare Jon, ma vuole che lui giuri fedeltà alla corona. Ciò che spaventa gli alfieri degli Stark è che ciò possa rivelarsi una trappola; Sansa stessa teme per suo fratello, Davos e Lyanna Mormont gli consigliano di non andare. Jon intende farlo lo stesso e lasciare il Nord temporaneamente a Sansa. Alcuni hanno visto nell’improvviso mutismo di Sansa la realizzazione del suo sogno di regnare sul Nord. Non è così: come sostengono anche i produttori, Sansa è insoddisfatta del trattamento ricevuto da Jon e dai suoi alfieri al termine della Battaglia dei Bastardi, nonostante l’aiuto fornito con le truppe di Ditocorto; ora Sansa non può controbattere perché Jon l’ha presa alla sprovvista, dimostrandole che crede in lei. Che, a differenza da quanto detto nell’episodio precedente, tiene in considerazione i suoi consigli. Lo sguardo che lei scambia con Ditocorto non significa dunque che è giunto il tempo per spodestare Jon e regnare da sola sul Nord, bensì che è riuscita a essere la signora di Grande Inverno senza l’intervento di Petyr, senza che nessuno si facesse male, ma soltanto conquistando la fiducia del fratellastro. È emblematica ed emozionante la scena che vede Jon e Sansa osservare i giovani imparare a tirare con l’arco, proprio come anni prima Ned e Catelyn guardavano amorevolmente i loro figli.

Una menzione particolare in questo episodio va a Maisie Williams e alla sua interpretazione. Arya agisce meccanicamente: il suo scopo è concludere la propria lista, ma poi cosa accadrà? Non tornerà dalla sua famiglia, che crede sterminata. Non ha una vita oltre la guerra come i soldati Lannister che aveva incontrato. Non ha un futuro dopo la vendetta. Quando Frittella le chiede cosa le sia successo, lo sguardo di Arya mostra la pena che prova per se stessa; non è un “Cosa hai fatto in questi anni?”, ma “Che cosa ti ha resa così?”. A cambiare le carte in tavola è la rivelazione dello stesso Frittella sulle sorti del Nord: i Bolton sono morti e Jon regna a Grande Inverno. Lui la etichetta come sopravvissuta, ma Arya non continua a sopravvivere, Arya torna a casa.

Sulla strada si ferma e il cavallo l’avverte di un pericolo. Dopo sei stagioni, Arya incontra Nymeria. La sua Metalupa ha formato un proprio branco e forse in quegli anni ha cercato Arya, ma ora che l’ha trovata non può seguirla. La vita in un castello “non fa per lei”, come la giovane Stark aveva sostenuto decine di episodi prima parlando con il padre a proposito della vita di una lady. Nymeria si allontana e forse il suo è stato solo un cameo, ma Arya probabilmente continuerà a viaggiare verso casa. E lì ucciderà Ditocorto, anche lui colpevole – sebbene lei ancora non lo sappia – di avere tradito Ned e avere contribuito alla rovina della sua famiglia. L’ipotesi che Arya sia destinata a togliere la vita a Petyr è dovuta ad alcune immagini promozionali che la ritraggono insieme alla daga che, nella prima stagione, era stata utilizzata nel tentato omicidio di Bran e che Ditocorto aveva affermato appartenergli; la scorsa settimana un disegno della daga era apparso in uno dei libri sfogliati da Sam, in modo da ricordare agli spettatori la sua esistenza e da permettere loro di ricollegare suddetti indizi.

Per concludere questa lunghissima analisi dell’episodio, i voti: positivi ad Arya (nello specifico a Maisie), Varys ed Euron, negativi a Petyr (che pur di avere una scusa per tradire Jon attira le sue ire come fece con Ned) e in parte Tyrion, per i motivi già specificati.

Valar morghulis.

– Medusa –

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