L’Italia degli Artisti: dalla Biennale al cuore della Capitale, tra utopie artistiche e giocosa ironia

Le cose migliori spesso sono quelle fatte senza troppa pianificazione. Ne ho avuto la conferma mercoledì 6 aprile, girando per la rete e imbattendomi nell’annuncio di una mostra antologica gratuita che sarebbe terminata proprio il giorno dopo. La mostra in questione era L’Italia degli Artisti: dalla 56a Biennale di Venezia al Giubileo della Misericordia, tenutasi al Museo della Fondazione Venanzo Crocetti e incentrata sull’Estetica Paradisiaca, un’interessante corrente artistica nata nei primi anni Duemila per opera del critico d’arte e curatore Daniele Radini Tedeschi. Il movimento è tutto concentrato sulla volontà di ricreare attraverso l’arte l’idea del Paradiso, rendendolo tangibile e portandone sulla Terra le atmosfere metafisiche, eteree e di pura bellezza, giocando con forme, luci, colori e suoni. L’idea di visitare una struttura che vedo spesso ma che non avevo mai avuto il tempo di osservare più da vicino e di poter al tempo stesso lasciarmi suggestionare da opere basate su presupposti tanto interessanti mi allettava parecchio. Così ho deciso di preparare armi e bagagli e di dirigermi in tutta fretta verso il Museo, sperando che non mi chiudesse le porte in faccia. La fortuna, almeno stavolta, ha deciso di stare dalla mia parte e così ho avuto modo di osservare e fotografare per voi alcune delle opere presenti in galleria.

Gli artisti scelti in mostra per esporre il proprio personale Paradiso sulla Terra erano i seguenti (in ordine alfabetico): Adriana Montalto, Aldo Basili, Angela Leopatri, Antonella Spinelli, Bernarda Visentini, Brigitte Cabell, CarloGuidetti, Carlo Marraffa, CarmeloLeone, Cor Fafiani, Daniela Ferrero, EmanuelaFera, Flora Torrisi, Gabriella Martino, Gabriella Mingardi, Gian Luigi Castelli, GiovanniScagnoli, Laura Longhitano Ruffilli, Lidia Bobbone, Lucia Balzano, Lucienne Vescovo, Osvalda Pucci, Paolo Residori, Rita Vitaloni, Roberto Miniati, Rossella Pezzino de Geronimo, Sabrina Bertolelli, Salvatore Ruggeri, Siberiana Di Cocco, Stefano Di Loreto, Teresa Condito, Valeria Contino. Le opere esposte, come si può immaginare da questo lungo elenco, erano diverse e molto particolari. Per comodità, vi faccio un piccolo elenco di quelle che mi hanno colpito maggiormente. 1

L’isola di Aldo Basili, una fotografia analogica portata in digitale ed elaborata al pc, il cui soggetto principale sembra appena accennato e come immerso in un gradiente che sfuma delicatamente dal bianco al celeste. L’isola è appena percettibile, sembra quasi un’apparizione, una di quelle che arrivano dopo aver compiuto un lungo viaggio. È un gran bel modo di vedere il Paradiso, non credete? 2

Luce di Carlo Guidetti, un pezzo di digital art delicato ma d’impatto che raffigura un’architettura dall’aria estremamente moderna, esaltata da una fonte luminosa presente ma non esattamente visibile, se non attraverso i raggi che attraversano il cuore della struttura.
3Il cerchio della vita di Giovanni Scagnoli, un trionfo in tecnica mista di colori pallidissimi, una rappresentazione ipnotica di armonia ed equilibrio, nei toni come nelle forme. Altrettanto dicasi per Umano e Divino, di Gian Luigi Castelli, un olio su tela dominato dai rosa tenui, da bianchi e azzurri delicati, con qualche tocco di oro che va a comporre enigmatiche geometrie. Al centro, troviamo una figura presumibilmente umana, con un alone viola all’altezza del petto: l’Umano si unisce al Divino, quella dimensione che inconsapevolmente lo circonda e che, altrettanto inconsapevolmente, nasconde dentro di sé.

4Butterfly di Adriana Montalto, un’opera sontuosa e al tempo stesso delicata, costituita da una lampada sferica in vetro di Murano con un bel basamento dorato (simile a un cesto riccamente intrecciato) e ricoperta da una miriade di coloratissime farfalle in plexiglas dipinte a mano. Vista da vicino è ancora più bella: mi ricorda tanto, per maestosità e colori, La Fidèle, la campana che compare nel film d’animazione Il Gobbo di Notre Dame 2 (liberamente ispirata all’Emmanuel, la campana più grande della cattedrale)… mi sembra ancora di 5vederne il luccichio! Eros di Siberiana Di Cocco, una divertente e interessante tecnica mista a base di batuffoli di cotone colorati, stiferite e resina. La delicata armonia cromatica di questo pannello ricoperto di ovatta, viene spezzata dal rosso vivo del componente in resina, che troviamo in una posizione né esattamente centrale né totalmente marginale. L’opera risponde alle esigenze espressive dell’artista, che qui unisce i propri richiami all’erotismo tattile a rimandi più indiretti e profondi sul ruolo dell’eros nella vita quotidiana.

6Tempo di Stefano Di Loreto, un’opera dominata dal bianco. Sulla tela troviamo solo un paio di linee appena accennate e un più imponente orologio, come a volerci ricordare che il tempo c’è, ma non si vede e non si coglie, se non quando ci fermiamo a misurarlo o ad osservarne i segni. A dare ulteriore impatto al tutto, abbiamo pochi ma significativi tocchi di colore. Dominate dal bianco e dal 5contrasto a livello di texture sono pure le opere Ricerca Interiore di Rita Vitaloni e Sublimi Respiri di Emanuela Fera. La prima, è un’opera totalmente bianca e materica all’estremo; l’altra, invece, alterna i due tipi di texture presenti attraverso un’elegante contrapposizione, ottenuta sfruttando le linee curve e le intersezioni del disegno, che svolge un ruolo di assoluto protagonista (ne trovate un particolare nel riquadro più in basso). A chiudere il ciclo delle opere bianche, troviamo un altro pezzo total white: il Violino Muto 2 di Lucia Balzano, una splendida terracotta dipinta dalla finitura lucidissima.

1Futuro di Rossella Pezzino de Geronimo è un proiettore di ologrammi che riproduce anche una piacevole melodia. Non è soltanto un’opera scenografica, che attira l’attenzione per il suo solo appeal tecnologico: il suo contenuto piacevole e quasi rasserenante tiene lo spettatore letteralmente incollato al 2proiettore! E a proposito di serenità, parliamo di Tranquillizzarsi, di Salvatore Ruggeri: un olio su tela che rappresenta diverse scatole di noti ansiolitici e antidepressivi. Quest’opera apparentemente semplice, fonda la sua ironia (a parer mio, geniale e un po’ amara) sull’associazione tra titolo e immagine. Del resto, ognuno di noi ritrova la tranquillità a modo proprio…

3Un’altra opera particolarmente divertente che spezza un po’ l’atmosfera filosofeggiante che aleggia nello spazio espositivo è LuMoka di Carmelo Leone. Questa scultura in terracotta policroma rappresenta una lumaca che sembra proprio fatta di caffè. Il guscio – giustamente – è costituito dalla base di una moka dall’aria leggermente vissuta. Guardandola, non ho potuto fare a meno di sorridere e di ricordare un episodio di 15/Love (una serie franco-canadese che amo follemente), in cui una delle protagoniste rimedia una Mùcchina, un’allegra station wagon bianca a macchie nere. Senon si fosse capito, ve lo confermo: adoro i giochi di parole e le associazioni di idee insolite! Insomma, questa lumaca (pardon, LuMoka!) si è guadagnata tutta la mia simpatia!

Come dicevo all’inizio, decidere di visitare questa mostra è stata una delle cose più giuste, divertenti e sorprendenti che potessi fare. Non è stato un limitarsi a guardare dei quadri appesi su una parete, ma qualcosa di molto più appagante e complesso: un vero e proprio viaggio tra forme d’arte differenti, con un tema comune elaborato in modi niente affatto scontati. Tra tanta densità di contenuti e significati, c’è stato anche spazio per opere più buffe ma che non hanno nulla da invidiare alle altre in termini di prestigio. Spero che questa piccola visita virtuale vi sia piaciuta e che le opere esposte vi abbiano stupito e arricchito come hanno stupito e arricchito me. Come sempre, attendo di conoscere le vostre impressioni! Alla prossima!

– Jo Terry –

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