Lion – La strada verso casa

Nonostante siano passati diversi mesi dagli Oscar, prendere in analisi alcuni dei suoi film più candidati mi sembra ancora interessante, soprattutto quando dei titoli sono passati inosservati. Lion – La strada verso casa, infatti, ha ottenuto sei nominations, ma non ne è vinta nessuna, risultando di sicuro “meno ricercato” per questo. Eppure ci tenevo a scrivere un articolo che rendesse giustizia sia al lavoro cinematografico nel suo insieme che al suo cast molto ben scelto. Iniziamo dicendo che il film prende in analisi una storia che dalla sola lettura potrebbe far pensare a qualcosa di trito, di già visto, di già toccato (soprattutto in sede di Oscar), ma lo fa in modo molto cristallino e intenso, sforzandosi solo in alcune parti e ottenendo nel complesso un risultato veritiero e godibile. Del resto, la trama si basa su avvenimenti realmente accaduti: il protagonista è l’indiano Saroo, che da bambino si perde in una stazione ferroviaria e finisce in un orfanotrofio, lontano dai suoi cari, per poi venire adottato da una coppia di australiani. La seconda parte lo mostra ormai adulto e integrato nella realtà di Melbourne, ma ancora fermo con la mente ai suoi ricordi, alla sua vecchia famiglia, alla speranza di riuscire, tramite ricerche su Google Earth, a ritrovare la madre e i fratelli.

Il regista australiano Garth Davis, dunque, divide l’autobiografia di Saroo, A Long Way Home, creando come due pellicole diverse, entrambe però avvolte nella malinconia del suo protagonista, che non può sentirsi completo, senza la ricerca delle proprio origini, della propria identità. Il primo racconto, il più autentico e il migliore – a mio avviso -, si basa sulla sopravvivenza, sulla difficoltà del bambino di destreggiarsi nella miseria degli slum dell’India e sulla meravigliosa recitazione di Sunny Pawar, piccolo grande attore, che regge in modo perfetto il ruolo, mostrandoci la sua straziante fragilità in un mondo che non vuole preoccuparsi della sua presenza. La seconda parte, invece, pur con la presenza di ottimi attori, come Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman e David Wenham, risulta meno efficace, a tratti troppa compiaciuta del suo dramma, indugiando troppo su una tristezza che non avrebbe avuto bisogno di essere enfatizzata, perché già presente nelle fibre stesse del film. Se si fosse focalizzato meno sulla frustrazione dell’adulto Saroo e più sulla sua ricerca, sul suo ritratto dell’India, sarebbe stato un film ancora più vincente. Ma comunque Lion – La strada verso casa risulta onesto e sincero nei suoi intenti e ha una fotografia incredibile; nel complesso ve lo consiglio eccome.

Ad essere candidati, nel cast, dall’Academy sono stati solo Patel e la Kidman, ma io avrei dato spazio anche a Pawar, che ha davvero stupito per il suo prematuro talento. Il film ha inoltre ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, 4 candidature a Golden Globes, 5 candidature e vinto 2 BAFTA. Penso che questa storia avrebbe reso ancora di più in un contesto seriale e non è detto che prima o poi non lo facciano. Ad ogni modo, voi l’avete visto? Vi è piaciuto? Fatemelo sapere!

– Lidia Marino – 

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