L’intramontabile capolavoro di Hitchcock: Gli Uccelli

1Era il 1963 quando Alfred Hitchcock sconvolse il mondo con l’aiuto di un animale apparentemente innocuo. Gli Uccelli, dal titolo originale The Birds, capovolge di colpo la tanto studiata “catena alimentare”: dove prima era l’uomo a cibarsi del povero uccellino indifeso, nella sua pellicola è il volatile che si ciba, letteralmente, dell’uomo. Presentato fuori concorso al 16° Festival di Cannes, Gli uccelli è uno dei film più celebri del regista. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Daphne du Maurier, autrice da cui Hitchcock ha attinto anche per realizzare altri film come Rebecca e La Taverna della Giamaica. Il regista racconta solo l’idea centrale della trama ideata dalla sua scrittrice preferita: ovvero la rivincita degli uccelli sugli uomini.

La trama del film è la seguente: Melanie Daniels, interpretata da Tippi Hedren, si trova per caso in un negozio di animali di San Francisco. Fingendo di essere una venditrice “attacca bottone” e si innamora di un uomo, Mitch, a cui presta il volto Rod Taylor. La donna dona all’uomo una coppia di uccellini dal nome “Love Birds”, gli uccellini dell’amore. Mitch è un avvocato, vive a Bodega Bay, ed invita Melanie a casa sua per festeggiare il compleanno della sorellina Cathy, interpretata da Veronica Cartwright. Con l’arrivo della donna, nella piccola cittadina, cominciano ad accadere strani avvenimenti: gli uccelli cominciano ad impazzire, attaccano indistintamente tutti gli abitanti del luogo. Il resto è storia (rimediate immediatamente, se non lo avete mai visto). Oltre che dal romanzo, l’ispirazione per il nostro Alfred arriva, anche da un quotidiano di Santa Cruz, che dedicò un articolo ad un avvenimento bizzarro: un giorno, esattamente il 18 agosto del 1961 il “Sentinel” riportò infatti la notizia di alcuni uccelli marini che invasero le case sulla costa, senza apparente motivo. Questo colpì molto l’immaginario dell’autore. Ad ogni modo le riprese del film, chiaramente, non furono affatto semplici da realizzare: i componenti della troupe furono ripetutamente graffiati e beccati.

2L’attrice protagonista, Tippi Hedren, nella scena in cui sale in camera, venne davvero ferita al viso da uno dei gabbiani e lo shock fu tale che il lunedì successivo la donna venne trovata stesa sul divano in forte stato confusionale. Il regista, appresa la notizia, fu costretto ad usare una controfigura nella scena in cui Mitch conduce la donna, sorreggendola, fino in fondo alla scalinata. Nemmeno l’attore protagonista fu risparmiato dai suoi insoliti colleghi: uno dei corvi addestrati aveva preso in antipatia Rod Taylor, il quale appena arrivato sul set veniva puntualmente inseguito e beccato dal corvo che aspettava il suo arrivo ogni giorno, appoggiato su una trave del set. Le cronache, oltre a riportare l’esaurimento nervoso della Hedren, parlarono anche di violenti litigi tra l’attrice e il regista: Hitchcock fece lanciare sulla donna centinaia di uccelli vivi invece dei più innocui volatili meccanici, oltre, ovviamente agli animali che aveva legati sul vestito grazie a degli elastici invisibili. Ma il regista incurante delle lamentele dei suoi protagonisti continuò la sua opera. L’idea era quella di adottare soluzioni semplici basate sull’illusione ottica: “lo spettatore non può accorgersene, perché l’occhio capta prima di tutto il movimento: vede uccelli vivi e inconsciamente gli pare che lo siano tutti”. Per gli effetti speciali più complessi ricorre invece al disegno animato, con tutte le tecniche dell’epoca: il rotoscopio, il vapore di sodio e la pittura degli sfondi. Ma anche il suono gioca una parte fondamentale in questa pellicola, per ottenere in pathos necessario. Hitchcock ottiene, finalmente, quello che in Psyco non era stato possibile: evita la musica e sfrutta le valenze emotive del suono, espediente utile per accrescere nello spettatore il senso di malessere necessario per assaporare al meglio il film.

3La pellicola ebbe un grande successo di pubblico. Nei primi mesi di proiezioni incassò oltre 11 milioni di dollari, ma fu fortemente criticato dalla stampa americana. Le critiche, all’epoca si basarono sulla mancanza di un finale deciso, su una trama debole come l’interpretazione degli attori del film, e sulla mancata fusione tra commedia e l’horror, non era proprio il thriller a cui Alfred Hitchcock aveva abituato il suo pubblico. Quando gli chiesero come avesse reagito alle critiche negative, Hitchcock rispose ironicamente di “Aver pianto per tutto il percorso da casa fino alla banca”. Ma “il maestro del brivido” cosa nasconde in questo film? Quali metafore nascondono i suoi “adorabili” pennuti? Sicuramente, sotto la superficie, grattando con pazienza, possiamo scovare le paure più comuni e più forti che ogni uomo porta con sé: l’abbandono, la paura della solitudine la paura dell’altro. Il film, ad un occhio accurato, mostra la fragilità dei rapporti umani, la paura di una madre nel vedersi abbandonata da un figlio e la perdita delle persone care che contribuiscono a rendere la nostra vita piena. Ogni scena relativa all’attacco degli uccelli, viene seguita da un’altra in cui si evince chiaramente la paura del personaggio di essere lasciato solo, di essere abbandonato all’inevitabile distruzione dei suoi sentimenti. Ed è proprio la distruzione che in maniera quasi ossessiva viene rimarcata in tutto il film. Ad esempio, sui titoli di testa, sagome nere di uccelli passano e beccano le lettere distruggendo le parole appena formate, Lydia che raccoglie, con cura, dal pavimento i cocci rotti dei suoi piattini di porcellana, la fuga da scuola dove gli occhiali di una delle bambine si frantumano sulla strada e infine l’ultima scena in cui la trasformazione di Melanie è completa: spettinata, insanguinata, bendata, con le unghie laccate spezzate, gli abiti gualciti e senza parole, negli occhi solo il terrore, accompagnato da un urlo muto, che ricorda il celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch. “Perché gli uccelli attaccano gli uomini?” È la domanda a cui inevitabilmente lo spettatore cerca di dare una risposta. Nel film questo fenomeno non viene mai spiegato e nemmeno alcuna congettura viene fatta in tal senso. Potrebbe essere la presenza di Melanie a “turbare” in qualche modo la tranquillità della località? E se sì, perché? O forse sono i suoi pappagallini, i suoi “uccellini dell’amore” apparentemente innocui a dare vita a questo feroce evento? Ogni spiegazione sembra impossibile perché come ricorda nel film l’ornitologa a Melanie “Gli uccelli non sono aggressivi, signorina. Sono il simbolo della gentilezza”.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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