L’importanza delle basi nel canto e nella musica

Se nel primo giorno di scuola a leggere vuoi provar tu dovrai cominciar con A B C, per cantare le note DO RE MI

Non credete a quelli che dicono che non serva, l’importanza delle basi nel canto e nella musica è innegabile. Sapere cosa si sta facendo, ci aiuta a farlo meglio, a variare sul tema e, se si vuole, a scrivere ciò che si sta facendo (se volete intraprendere la strada del cantautore). Cosa serve sapere? Vediamolo in pochi punti.

LE NOTE

1Per prima cosa, bisogna conoscere le note. Vi svelo subito un segreto: le note NON sono sette, bensì dodici.
Non ci credete? Ora vi spiego: se prendete un pianoforte, vedrete che i tasti si ripetono, in una sequenza che ci mostra 7 tasti bianchi e 5 neri. Ebbene, i tasti bianchi sono le note classiche come noi le conosciamo (do, re, mi, fa, sol, la e si), mentre i tasti neri rappresentano i diesis (#) o i bemolle (b). Ogni tasto nero ha due nomi, ma è una nota soltanto: infatti, il tasto nero tra il do ed il re, può essere chiamato do diesis (do#) o re bemolle (reb), ma avrà sempre lo stesso suono. Perché questo? Le note do e re, differiscono di un valore detto “un tono“, ma la musica è composta da “semitoni”, così si identifica il do diesis come una nota più alta di un semitono rispetto al do normale e più bassa di un semitono rispetto al re normale.
Curiosità: tra mi e fa e tra si e do, non esiste tasto nero. Questo perché questi due intervalli non differiscono di un tono, ma già di un semitono.

IL TEMPO

2Ogni canzone, ha un tempo. La base dei tempi è in quattro quarti (o 4/4), ma esistono anche tempi più brevi o più veloci. Cosa gestisce il tempo? In un tempo a quattro quarti, ogni battuta sarà composta da un totale di 4 tempi. Per aiutarvi a capire, prendete una canzone semplice (esempio Non me lo so spiegare di Tiziano Ferro) ed iniziate a contare da uno a quattro e ricominciate, seguendo il ritmo della canzone. Scoprirete che l’uno corrisponderà sempre ad un inizio frase, inizio di melodia e, comunque, avrà un accento rispetto alle altre battute. Il tempo serve per scandire tutta la musica e, soprattutto, per poterla scrivere in modo pulito e coerente.
Così, ogni nota scritta sul pentagramma, avrà un tempo diverso, facilmente riconoscibile dalla grafica della nota stessa. Avrete senz’altro visto note nere, bianche, con bandierine o senza. Ad ogni forma corrisponde un tempo. Per esempio, una nota nera normale vale un quarto, quindi ce ne vorranno quattro per completare una battuta; invece una nota bianca senza stanghetta laterale vale quattro quarti, quindi ne basterà una sola per completare una battuta.

IL SOLFEGGIO

3Sapendo quali sono le note, come riconoscerle su un pentagramma e come contare il tempo, arriva il solfeggio, la pratica più utile e, al contempo, odiata da tutti i musicisti e cantanti. Per solfeggio si intende quella pratica di “leggere il pentagramma, scandendo il tempo con la mano“. Quindi bisogna avere un’ottima padronanza con tutto. Bisogna saper leggere la nota sul pentagramma, saperne il tempo e scandirla esattamente all’interno della battuta.
A cosa serve tutto questo? Con un’ottima padronanza del solfeggio, potrete cantare o riprodurre qualsiasi pezzo, solo leggendo il pentagramma e senza averlo mai sentito.

Purtroppo, molti musicisti odierni e cantanti odierni fanno spesso a meno della conoscenza della musica. Questo li porta a dover per forza ascoltare prima di riprodurre, per capire “come fa una canzone”, mentre basterebbe leggere lo spartito.
Per questo consiglio a tutti quanti di avere almeno una spolverata delle basi musicali: renderà il vostro approccio alla musica molto più facile e perfetto.

– Giorgio Correnti –

 

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