L’Esorcismo di Emily Rose

A me piace il genere horror! Forse la colpa è di qualche mia strana rotella nel cervello oppure, semplicemente, è colpa di mia madre che alla tenera età di cinque anni mi ha fatto vedere “L’esorcista” (il fatto di farci grasse risate ogni volta che la piccola indemoniata vomitava cose orrende, di un colore improponibile, spiega il nostro livello di sanità mentale). Solitamente amo vedere questo genere di film in completa solitudine e al buio, non so perché forse per calarmi meglio nell’atmosfera… L’ho detto prima che ho poca sanità mentale, non stupitevi! Uno dei film che rivedo quando ho bisogno di una botta di vita (si percepisce il mio tono sarcastico?) è “L’esorcismo di Emily Rose”, uscito nelle sale durante il 2005, diretto da Scott Derrickson con Jennifer Carpenter nel ruolo di Emily Rose, Tom Wilkinson nel ruolo di Padre Richard Moore e Laura Linney nei panni dell’avvocatessa Erin Bruner. Il film spazia tra il legal-thriller e l’horror metafisico e racconta la storia di Emily Rose mostrando il processo dello Stato contro padre Moore: accusato di omicidio nei confronti della diciannovenne, Emily, a seguito di un esorcismo e difeso dall’avvocatessa agnostica Erin Bruner. La giovane vittima, studentessa borsista del college, proviene da una famiglia umile e molto religiosa e sono proprio i suoi parenti ad accorgersi, per primi, degli strani sintomi della ragazza, come ad esempio visioni e convulsioni involontarie. Per loro la diagnosi dei medici è errata: non è certo l’epilessia ha dare vita agli strani attacchi della giovane figlia ma sono la prova tangibile che dentro di lei alberga uno spirito maligno, un demone. Il prete della parrocchia locale viene, quindi, convocato per praticare un esorcismo, ma le cose precipitano in fretta e l’uomo si ritrova ad affrontare un pesante processo. Nella pellicola troviamo continui flashback sulla vita di Emily e grazie alle udienze in aula lo spettatore riesce, forse, a credere ad una realtà difficile da verificare ma impossibile da negare con assoluta fermezza. La trama di questo film affonda le sue radici in una vicenda realmente accaduta, si ispira, senza dubbio, alla storia di Anneliese Michel.

Nel 1968 Anneliese inizia a soffrire di convulsioni, convulsioni che l’ha accompagnano per tutti gli anni della scuola superiore. Oltre alle convulsioni le viene diagnosticata anche una forma di epilessia. Tuttavia riesce a riprendere gli studi e a conseguire il diploma e nel settembre del 1973 si iscrive all’università di Würzburg, per diventare insegnante elementare. I genitori di Anneliese notano, nonostante le terapie farmacologiche, ulteriori peggioramenti della malattia e decidono, così, di rivolgersi alla Chiesa, convinti che loro figlia sia in realtà posseduta dal maligno. In un primo tempo Anneliese viene semplicemente invitata ad essere più devota ma, la ragazza, si convince che i suoi sintomi siano dovuti ai peccati compiuti da lei e da che le sta intorno e, decide di praticare su di sé degli atti di penitenza per espiare tutte le loro colpe. Anneliese viene ricoverata in ospedale e sottoposta alla somministrazione di tranquillanti e ad alimentazione forzata. Dopo cinque anni, senza alcun miglioramento clinico, i genitori decidono di cercare qualche religioso che possa praticare su di lei un esorcismo. Ma per praticare un esorcismo la Chiesa deve ammettere lo stato di possessione ed è questo che dichiara nel settembre del 1975. Anneliese Michel viene dichiarata posseduta dal demonio e il vescovo Josef Stangl sceglie come esorcisti il parroco Ernst Alt e padre Arnold Renz. Per loro Anneliese è posseduta da sei demoni, cinque dei quali personaggi storici o biblici popolarmente ritenuti malvagi e negativi che sarebbero, poi, divenuti demoni. L’esorcismo della ragazza prosegue per quasi 10 mesi, dal settembre del 1975 al giugno del 1976. Durante le varie sedute (che generalmente avvenivano tre volte a settimana) scattano numerose foto e registrano un nastro dalla durata di circa un’ora e mezza in cui si sente Anneliese parlare con voce demoniaca in più lingue. Durante questo periodo la donna perde molto peso, già martoriato dalle lesioni auto inflitte. A mezzanotte del 1° luglio del 1976 Anneliese muore, all’età di 24 anni. L’autopsia rivela come causa della morte la malnutrizione e la disidratazione, infatti al momento della morte Annelise pesava solo 30 kg. Secondo gli agenti e i medici che passarono al vaglio il caso, Anneliese sarebbe potuta sopravvivere con l’aiuto di un’alimentazione forzata. I genitori, il parroco e l’altro prete furono indagati per omicidio colposo. Il processo si svolge nel marzo del 1978 e si conclude con la condanna dei due chierici e dei genitori a 6 mesi di reclusione per negligenza e omicidio colposo. Dinanzi a certe tragedie non si può rimanere impassibili, che siano fenomeni reali o solo frutto di gravi disturbi mentali. Nel mio piccolo spero solo di non trovarmi mai davanti a tanto dolore.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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