“Leggi Guida Galattica per gli Autostoppisti!”

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Arthur Dent, il protagonista della serie.

Se qualcuno in crisi d’astinenza dalla fine dell’ultima serie di Doctor Who (che al momento sta avendo uno straordinario successo) mi chiedesse come avvicinarsi a quel clima di comicità assurda mista alla fantascienza classica tipica del telefilm gli risponderei subito: “Leggi Guida Galattica per gli Autostoppisti!”. Si tratta di una serie di cinque romanzi e di un racconto molto famosi, che narrano le avventure di Arthur Dent, un terrestre che viene invitato a fuggire dalla Terra poco prima che il nostro pianeta esploda in mille pezzi. È l’inizio di una serie di assurdi viaggi di pianeta in pianeta, assieme ad un equipaggio abbastanza folle: l’umana Trillian, il “delinquente interplanetario” Zaphod Beeblebrox, lo strambo Ford Perfect e il robot depresso Marvin.

La pentalogia, scritta da Douglas Adams originariamente per la radio britannica e poi trasposta sia in romanzo che in serie BBC, è una sarcastica riflessione sul “posto” dell’essere umano all’interno di un universo estremamente grande, variegato e meraviglioso, che non manca di prendere in giro con ironia qualsiasi pretesa di pensare di essere soli nell’universo o “superiori” ad altre razze (e molti hanno letto nella letteratura di Adams anche una velata critica al fanatismo religioso e all’odio razziale). Fil rouge della narrazione è, ovviamente, la Guida Galattica per Autostoppisti, una pratica guida turistica dell’intero universo i cui brani di tanto in tanto intervallano il racconto con esilaranti spiegazioni e narrazioni delle stranezze dell’universo.

Il primo romanzo della saga, omonimo ad essa, è perfetto: veloce, ritmato, surreale al punto giusto. Un vero capolavoro; le atmosfere sono molto “british”, con una risata educata e basata sul ragionamento. Andando avanti nella saga l’atmosfera cala un po’, alcuni passi dei romanzi successivi sembrano tanto assurdi da sembrare quasi incomprensibili o trattati con fin troppa velocità, forse il finale non è all’altezza. Tuttavia è forse un perfetto “completamento” a Doctor Who (di cui Adams scrisse alcuni episodi più o meno negli stessi anni dell’inizio del successo della serie): ci si trova infatti all’interno della stessa “ondata” di fantascienza intelligente, capace di usare il fantastico più per passare qualche ora per riflettere col sorriso in bocca sugli elementi bizzarri della storia piuttosto che assistere ad epocali scontri con cannoni laser o alieni cattivissimi.

– Fabio Antinucci –

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