Le vere sorelle March

Rieccoci, amanti della lettura! Oggi sono qui per rivelarvi qualche curiosità sulla famosa Louisa May Alcott, l’autrice di “Piccole Donne”. Tutti sappiamo che la scrittrice, per il suo classico senza tempo, si è lasciata ispirare dalla sua vita e da quella della sua famiglia, in particolar modo dalla vita delle sue adorate sorelle. Ebbene, io oggi desidero svelarvi, se ancora non ne siete a conoscenza, la vera vita delle donne che hanno ispirato la “leggenda” delle sorelle March! Credo che sia doveroso partire dall’energica e indipendente Jo March. Ovviamente dietro la secondogenita della famiglia March si cela l’autrice di “Piccole Donne” e “Piccole Donne crescono”.

Louisa May Alcott nasce a Germantown ed è la seconda di quattro sorelle: Anna Bronson Alcott, Elizabeth Sewall Alcott e Abigail May Alcott. La famiglia si trasferisce a Boston nel 1838, luogo in cui il padre fonda una scuola sperimentale. Nel 1840 la famiglia Alcott si trasferisce in un cottage con due acri di terreno lungo il Sudbury River a Concord, Massachussetts. Dal 1843 al 1844, la famiglia vive in una comunità chiamata Utopian Fruitlands. Dopo lo scioglimento di quest’ultima, si stabiliscono definitivamente a Concord. Louisa riceve un’educazione privata, tra i suoi insegnanti vi sono il naturalista Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson, Nathaniel Hawthorne e Margaret Fuller ma è sopratutto suo padre a prendersi cura dell’istruzione delle sue figlie. Nel 1848, Louisa legge la “Dichiarazione dei Sentimenti” pubblicata dalla Seneca Falls Convention sui diritti delle donne. A causa delle condizioni economiche della sua famiglia, Louisa comincia a lavorare molto presto come insegnante occasionale, sarta, governante, aiutante e, in seguito, scrittrice. Nel 1858, la sorella minore Lizzie muore e la sorella maggiore Anna si sposa con John Pratt. La Alcott percepisce questi due avvenimenti come la definitiva rottura della sorellanza. Nel 1879, la sorella più piccola, May, muore. Louisa prende in carico la figlia della sorella, Louisa May Nieriker, bambina di appena due anni. Tuttavia, la vita sentimentale di Louisa è avvolta dal mistero. Mai nessuno è riuscito a sapere nulla. Solo una cosa è certa: che lei, a differenza della sua eroina Jo, non ha mai contratto matrimonio. La Alcott muore a Boston, il 6 Marzo del 1888 all’età di 55 anni. Durante la sua vita ha scritto 300 libri, di cui due pubblicati postumi.

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle vere Piccole Donne con Meg, la sorella maggiore: la ragazza che sogna di essere amata da tutti e di poter vivere una vita piacevole e tranquilla. Meg è in realtà Anna Bronson Alcott Pratt ed è la sorella più grande della scrittrice. Anna nasce il 16 marzo del 1831. Quando si trasferisce, con la sua famiglia, nel 1858 a Concord, lei e Louisa creano una compagnia di teatro insieme a John Bridge Pratt. I due ragazzi si innamorano durante un’opera chiamata “The loan of a Lover” recitando in ruoli opposti. Il 23 maggio del 1860 Anna e John si sposano e dalla loro unione nascono i piccoli Frederic e John. Il matrimonio dei giovani sposi è descritto, per filo e per segno, nella scena del matrimonio di Meg. Nel 1870, purtroppo, John Pratt muore, lasciando Anna sola con i suoi due figli. Con l’aiuto di Louisa, nel 1877, Anna compra una casa  a Concord luogo in cui, dopo soli pochi giorni il suo trasferimento, muore sua madre. Durante i 16 anni dopo la tragica scomparsa, Anna cresce i suoi due figli e si prende cura, con Louisa, di “Lulu”, la di figlia della sorella May, morta nel 1879 per una febbre puerperale. Anna, rimasta l’unica delle sorelle in vita, muore il 17 luglio del 1893.

La terza sorella è ovviamente la fragile e dolce Beth, la timida e innocente Elizabeth. La sfortunata Beth, tratteggiata dalla penna della Alcott, è in realtà Elizabeth Sewall “Lizzie” Alcott. Lizzie nasce il 24 giugno del 1835. Nel 1856 contrae la scarlattina aiutando una famiglia povera, di origini tedesche. La malattia, anche se sconfitta, la lascia indebolita in modo permanente. Nel febbraio del 1858 Lizzie rifiuta di prendere per sempre le medicine, diventando ancora più debole e deperendo ogni giorno di più. Il 14 marzo del 1858, Lizzie Alcott muore nel sonno, all’età di 22 anni, circa tre mesi prima del suo 23° compleanno. Si racconta che al momento della morte, Louisa, sua madre, e il suo medico videro una nebbia spettrale uscire dal corpo di Lizzie. Lizzie viene sepolta nel Sleepy Hollow Cemetery.

Infine c’è l’ultimogenita, la piccola Amy, la deliziosa ragazzina che cerca sempre di apparire più grande della sua età. Amy è Abigail May Alcott Nieriker ed , appunto, la sorella minore. Abigail nasce il 16 giugno del 1840. Dalla più tenera età mostra una certa propensione per l’arte, dipinge figure decorative e dipinge ritratti sulle mura della casa di famiglia. Grazie a questo suo talento contribuisce all’economia domestica vendendo i suoi lavori e lavorando come insegnante di pittura, di disegno e di modellamento dell’argilla. Studia alla Bowdoin School, una scuola pubblica di Boston e nel 1861 sostituisce, per circa un mese, sua sorella Louisa alla Scuola dell’Infanzia. In seguito, Abigail si dedica all’insegnamento dell’arte-terapia in un manicomio nella città di Syracuse, New York. Nel 1862, invece, torna in famiglia per insegnare arte nella scuola di Concord, diretta da un amico di suo padre. La piccola di casa si dedica anche all’illustrazione della prima edizione di “Piccole Donne”. Grazie al successo del libro, nel 1868 viaggia, con sua sorella Louisa, per l’Europa. Dopo la morte dello sposo della loro sorella maggiore, Louisa torna a Concord mentre lei rimane in Europa per dedicarsi allo studio. Nel 1878, all’età di 38 anni, sposa Ernest Nieriker, un uomo d’affari e violinista svizzero di 15 anni più giovane. Muore per una febbre puerperale dopo sei settimane dalla nascita di sua figlia: Louisa May “Lulu”, nel 1879.

Credo che fosse doverosa un’immersione nella vita delle donne che hanno reso possibile questo grande classico, proprio per tutte le emozioni che le sorelle March sono riuscite a trasmettere a me e a tutti i loro lettori. Spero di aver fatto una cosa gradita!

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

 

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