Le Sette Meraviglie del mondo antico

Le Sette Meraviglie del mondo antico sono le strutture e opere architettoniche, artistiche e storiche che i Greci e i Romani ritennero i più belli e straordinari artifici dell’intera umanità, in una lista stilata probabilmente intorno al III secolo a.C.  Tutte costruite più di 2000 anni fa, furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 250 a.C. e il 226 a.C., perché in seguito a questa data andarono distrutte una dopo l’altra, per cause diverse, che piangiamo ancora. Solo l’imponente Piramide di Cheope, la più antica di tutte, sopravvive ancora oggi ed è per noi un vero e proprio obbligo (ma in realtà piacere) visitarla almeno una volta. Tali Meraviglie erano situate in Egitto, Grecia, Asia Minore (nell’attuale Turchia) e Mesopotamia (nell’attuale Iraq). Ma andiamo a conoscerle meglio tutte:

1

La già citata Piramide di Cheope è la più antica e la più grande delle tre piramidi principali della necropoli di Giza, confinante con quello che oggi è El Giza, in Egitto. Gli egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita come tomba per il faraone Khufu, per un periodo dai 10 ai 20 anni, concludendosi attorno al 2560 a.C. Secondo alcuni fu realizzata dall’architetto reale Hemiunu. Pensate che rimase la struttura artificiale più alta del mondo, con i suoi 146,6 metri, fino a circa il 1300 d.C., quando fu costruita la Cattedrale di Lincoln in Inghilterra. All’interno della Grande Piramide sono state scoperte tre camere: la camera ipogea, scolpita nella roccia su cui la piramide è stata costruita ed è incompiuta, e le cosiddette Camera della Regina e Camera del Re, che si trovano più in alto, all’interno della struttura piramidale. Erodoto (V secolo a.C.) fu il primo studioso a scrivere sulla piramide, almeno da quello che è giunto a noi, raccogliendo informazioni dai sacerdoti egizi suoi contemporanei e integrandoli nelle sue Storie. Oggi l’accesso alla piramide è ristretto a un massimo di 100 persone, in mattinata e nel pomeriggio, ed è vietato fare fotografie all’interno.

2I giardini pensili di Babilonia erano situati, appunto, nell’antica città di Babilonia (letteralmente, “Porta del dio”), vicino alla odierna Baghdad (Iraq). Furono costruiti intorno al 590 a.C. dal re Nabucodonosor, anche se la tradizione attribuisce la loro costruzione alla regina assira Semiramide. La leggenda vuole che una regina – raffigurata nel celebre quadro di Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia, e famosa anche in molte opere liriche, – trovasse nei giardini rose fresche ogni giorno, pur nel clima arido che caratterizzava la città. Alcuni storici non sono certi dell’esistenza dei giardini della città di Babilonia, poiché le fonti antiche, pur concordando nella descrizione dei giardini, non ne forniscono alcuna localizzazione precisa all’interno della città. Questa è una teoria, sostenuta in particolare dalla studiosa Stephanie Dalley: quest’ultima ritiene possibile una confusione nelle fonti classiche tra Babilonia e Ninive, perché le fonti babilonesi tacciono del tutto riguardo all’esistenza stessa dei giardini, mentre le fonti assire testimoniano di importanti lavori idrici a Ninive sotto Sennacherib (668-631 a.C.). Ad ogni modo, questo luogo quasi mistico tanto descritto, influenzò molto il mondo moderno, tanto da ambientarci diverse opere

3La statua di Zeus Olimpio a Olimpia era una scultura crisoelefantina realizzata dallo scultore ateniese Fidia nel 436 a.C. e collocata nella navata centrale del Tempio di Zeus a Olimpia. La statua rimase nel santuario per oltre ottocento anni, suscitando sempre stupore e meraviglia nei fedeli. L’imperatore romano Caligola (37-41), secondo Svetonio, cercò inutilmente di impossessarsi della statua con ogni mezzo per portarla a Roma. Di ciò che è stata, nonostante l’enorme fortuna che ebbe nel mondo antico, non rimangono copie. Al contrario, l’opera risulta ampiamente e dettagliatamente descritta dagli scrittori del mondo greco e latino, che crearono attorno ad essa una ricca produzione. Il basamento della statua occupava un’area di più di sei metri per dieci, e doveva superare i 12 metri di altezza. L’impressione di monumentalità doveva essere accentuata dalla proporzione con il tempio: la testa di Zeus, rappresentato seduto in trono, ne sfiorava il soffitto, tanto che Strabone ebbe a scrivere che, se il dio si fosse alzato in piedi, avrebbe scoperchiato il tempio. Proprio grazie all’impatto che ebbe nell’antichità, siamo riusciti ad averne una descrizione precisa: Zeus reggeva nella mano destra una Nike e nella sinistra uno scettro su cui poggiava l’aquila d’oro, simbolo della divinità; indossava sandali e un mantello decorato con fiori di giglio in pietra dura. Il trono recava in rilievo rappresentazioni di ispirazione storica e mitologica.

4Il tempio di Artemide era un tempio ionico dedicato, appunto, alla dea Artemide, situato nella città di Efeso, nell’attuale Turchia, a circa 50 km dalla città di Smirne. Prima degli scavi archeologici, condotti nel 1987 ad opera dell’Università di Vienna, si riteneva che l’intera struttura dovesse risalire al 560 a.C., perché la forma dell’edificio più nota sembrava essere attribuita all’iniziativa del re Creso di Lidia, e venne menzionata per la prima volta da Antipatro di Sidone, che, stilando la lista delle meraviglie del mondo antico, ne decantava la bellezza. In realtà, l’edificio più antico della costruzione dovrebbe risalire all’VIII secolo a.C., mentre la base centrale del tempio potrebbe effettivamente essere stata edificata solo in un secondo momento dall’architetto Chersifrone alla metà del VI secolo a.C. Venne distrutto da un incendio doloso nel 356 a.C. ad opera di Erostrato, un pastore che motivò il suo gesto deliberato con la sola intenzione di “passare alla storia”, cosa che – maledetto – in effetti è avvenuta. Il grande tempio venne ricostruito, ma nuovamente distrutto, stavolta dai Goti, nel 262. Ricostruito ancora una volta dagli efesini, nel 401 venne distrutto dai cristiani guidati da Giovanni Crisostomo… insomma, non c’era pace per questo povero tempio. Il sito del tempio venne riscoperto nel 1869 da una spedizione finanziata dal British Museum. Eraclito, stando a quanto riportato nel testo Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, visse nel tempio di Artemide in solitudine e vi depose il suo libro.

5Il Colosso di Rodi era un’enorme statua del dio Helios, situata nel porto di Rodi in Grecia nel III secolo a.C, o almeno così dicevano le fonti: in realtà il colosso non si trovava nel porto, ma era collocato all’interno di quella che ora è conosciuta come città vecchia, in posizione sopraelevata, in modo che fungesse da faro. Nel 305 a.C. Demetrio I Poliorcete, figlio di un successore di Alessandro Magno, tentò di invadere Rodi, ma la città era ben difesa, resistendo alle sue catapulte e allagando il terreno antistante le mura, impedendo alla torre d’assedio di muoversi e rendendola inoffensiva. L’assedio terminò nel 304 a.C., quando il generale Politemo arrivò con una flotta in difesa della città e Demetrio dovette abbandonare i suoi propositi. Per celebrare questa vittoria, i rodiesi decisero di costruire una gigantesca statua in onore di Helios, il loro dio protettore. La costruzione fu affidata a Carete di Lindo che aveva già costruito statue di ragguardevoli dimensioni. La statua era alta circa 32 metri e la sua costruzione terminò nel 293 a.C., dopo 12 anni. La statua restò in piedi per 67 anni, fino a che Rodi fu colpita da un terremoto nel 226 a.C., che fece crollare la statua nel mare. Anche nelle profondità degli abissi era talmente impressionante che molti andavano comunque a Rodi per ammirarla, ma nel 672, quando Rodi fu conquistata dagli arabi, questi ultimi portarono via la statua, tagliandola in un numero imprecisato di blocchi, di cui si persero ben presto le tracce. Nel corso degli anni sono state avanzate numerose ipotesi di ricostruzione del colosso, sebbene nessun progetto sia mai stato avviato.

6Il mausoleo di Alicarnasso è la monumentale tomba che Artemisia fece costruire per il marito, nonché fratello, Mausolo ad Alicarnasso (l’attuale Bodrum, in Turchia) dal 353 a.C. al 350 a.C.  Venne costruito da Pitide e vi lavorarono artisti come Briasside, Leochares, Timoteo e Skopas. Venne anch’esso distrutto da un terremoto, e oggi sono visibili solo alcune rovine. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, ci ha lasciato una descrizione delle dimensioni dell’edificio: “i lati sud e nord hanno una lunghezza di 63 piedi (circa 18,67 metri); il perimetro completo è di 440 piedi (circa 130,41 metri); in altezza arriva a 25 cubiti (11,10 metri) ed è circondato da 36 colonne. Sul perimetro del colonnato si innalza una piramide alta quanto la parte bassa dell’edificio che ha 24 scalini e si assottiglia progressivamente fino alla punta: in cima c’è una quadriga di marmo scolpita da Piti.” Alcuni resti del Mausoleo, soprattutto i cavalli e la quadriga che erano alla sua sommità, sono conservati e visibili al British Museum di Londra, dove vi è anche un’impressionante spiegazione delle proporzioni dell’opera, partendo dalle dimensioni (già di per sé notevoli) dei resti dei cavalli lì esposti.

7Il Faro di Alessandria è considerato una delle realizzazioni più avanzate ed efficaci della tecnologia ellenistica, Venne costruito sull’isola di Pharos, di fronte al porto di Alessandria d’Egitto, tra il 300 a.C. e il 280 a.C. e rimase funzionante fino al XIV secolo, quando venne distrutto da due terremoti. Lo scopo dell’imponente opera era aumentare la sicurezza del traffico marittimo in entrata e in uscita, reso pericoloso dai numerosi banchi di sabbia nel tratto di mare antistanti il porto di Alessandria. Si stima che la torre fosse alta 134 metri, una delle più alte costruzioni esistenti per l’epoca, e il faro, secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio, poteva essere visto a 48 km di distanza: per questo è da considerarsi il primo grattacielo della storia. La costruzione del faro si rivelò di grande utilità e indusse a costruire analoghi fari in vari altri porti del mar Mediterraneo ellenistico, anche se nei secoli successivi queste tecnologie andarono perdute, come gran parte della cultura scientifico-tecnologica ellenistica e si riprese a costruirli solo nel XII secolo. Dopo la Piramide di Cheope, il faro è la più longeva delle sette meraviglie. Rimase in funzione per sedici secoli, fino a quando nel 1303 e nel 1323 due terremoti lo danneggiarono irreparabilmente. Numerosi blocchi ed elementi architettonici sono stati recuperati in mare, insieme alle colossali statue di Tolomeo II e della moglie Arsinoe II rappresentata come Iside.

– Lidia Marino – 

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