Le origini e le particolarità del Teatro No giapponese

1Se siete appassionati di manga e anime, avete almeno una vaga idea dell’argomento di questo articolo. Credo e spero però che siate tutti curiosi di saperne qualcosa di più. Il teatro No nasce nell’era Muromachi, che va dal 1336 al 1573. La forma definitiva si cristallizza per merito di una famiglia di artisti, la cosiddetta Triade della Scuola Kanze: Kanami Kiyostugo (nonno), Zeami Motokiyo (figlio) e Motomasa Juro (nipote) che sono gli autori dei primi testi scritti, opere che vengono rappresentate ancora oggi. In particolare Zeami ha scritto oltre 200 testi, nella sua vita.

Ma che cosa è il teatro No? Cosa significa, cosa rappresenta?

Ebbene, No è un termine giapponese che significa abilità. Le caratteristiche di questa forma d’arte sono la lentezza, la grazia spartana e l’uso della maschere, e le sue rappresentazioni teatrali sono dedicate alla classe culturale più elevata, a differenza di quelle del teatro Kabuki che sono invece dedicate ad un pubblico meno raffinato ed acculturato. Anche se va sottolineato che il teatro No nasce da un mix di varie d’arte, popolari ed aristocratiche, come ad esempio il Dengaku, il Gagaku e lo Shirabiyoshi. L’Imperatore Meiji, durante la Restaurazione degli anni 60 del XIX secolo, decreta che il teatro No è una delle tre forme teatrali tradizionali del Giappone, insieme al teatro Kyogen. La differenza tra le due scuole è rilevante: il No si basa su canto e danza, mentre il Kyogen propone dialoghi ed improvvisazioni.

Se mai doveste assistere ad una rappresentazione del Teatro No, ecco cosa dovete aspettarvi.

2Gli attori impersonano divinità, personaggi storici o leggendari, indossando ricche vesti, di seta e di broccato, e si esprimono per mezzo di gesti simbolici ed essenziali. I protagonisti sono gli Shite, i comprimari gli Waki, i Kyogen si occupano degli interludi, mentre gli Hayashi sono i musicisti. Gli Shite recitano sempre con la maschera, alla quale viene conferita una grande espressività grazie ai movimenti dell’attore uniti ad una meticolosa illuminazione. Gli Waki non indossano maschere, ma è fondamentale sottolineare che ogni singola maschera ha un nome specifico e delle caratteristiche collegate.
Le musiche, costruite su una scala tonale limitata e su strofe di ritmo 7-5 (come gli Haiku), ricalcano gli antichi riti sciamanici. Infatti ascolterete quasi esclusivamente flauti (che evocano gli spiriti) e tamburi (che inducono uno stato di trance). La scena su cui si muovono attori e musicisti è semplice ed essenziale. Il palco è fatto di hinoki (cipresso giapponese), mentre sul fondale è dipinto solo un pino, rispettando la tradizione shintoista secondo cui l’albero è il simbolo della discesa degli dei sulla terra. Lo spazio scenico si chiama butai, ed è il luogo mistico in cui si incontrano il mondo umano e quello divino. Uno spettacolo No può durare un minimo di 30 minuti fino ad un massimo di 120 minuti. Esistono circa 250 rappresentazioni, divise in cinque categorie: la prima e più importante è quella che parla delle Divinità, seguono i Guerrieri, le Donne, rappresentazioni di personaggi vari, ed infine quelle che parlano di Demoni.

Ma dove possiamo rintracciare le radici del teatro No?

Questa forma d’arte affonda le sue origini nei tradizionali riti shintoisti, uniti alla danza, denominati Okina e Kamiuta (kami=dio + uta=poema). Le prime fonti, i primi testi rappresentati, sembra siano stati l’Heike Monogatari ed il Genji Monogatari, scritto nel XI secolo da una dama di corte e che è consi3derato il primo romanzo del mondo. Oggi vengono rappresentati questi testi, quelli scritti da Zeami e pochi testi moderni; tra questi spicca l’opera Cinque No moderni di Yukio Mishima.

Ma come si diventa attore del teatro No?

Sappiate che esistono cinque Scuole No e che la loro è un’organizzazione che può tranquillamente essere definita come feudale. Le cinque Scuole (Kanze, Hosho, Komparu, Kita e Kongo) fanno capo ad un So-ke (un capofamiglia, appunto) che l’unico ad avere il diritto di scrivere nuovi testi e modificare i testi già esistenti. Ad oggi si contano circa 1500 attori professionisti, divisi tra le cinque Scuole.

Il teatro No fonda il suo ideale estetico sull’unione dello Yugen (spirito allo stesso tempo profondo e sottile) con il concetto di Hana (novità) e per questo rappresenta al meglio la cultura giapponese e la sua costante ricerca della Bellezza (Utsukushi) attraverso la sottigliezza, la formalità, la semplicità, l’essenzialità, la cura dei dettagli e l’abilità.

– Monia Guredda –

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