Le meraviglie di un cimitero

Il silenzio, la distesa di pietra e marmo, tanti alberi, mistero, un’atmosfera (molto) strana. Tutto questo è legato al cimitero, luogo tetro, che tormenta i nostri sogni e ci fa pensare subito a cose “brutte”. Oggi, però, ve ne parliamo in maniera diversa: seguiteci nella scoperta dei lati meno noti, ma più interessanti di questo luogo, nonché di quelle che possono essere le meraviglie di un cimitero.

Un’immagine losca1

Ora, premessa: non sono un necrofilo, non passo le mie notti nei cimiteri a fissare le luminarie, non mi ritroverete mai a dormire su una tomba come in un famoso racconto di Lovecraft e, quando vedo un campo santo da lontano, giro al largo. Così, tanto per essere chiari. Non si sa mai. Bene, iniziamo. Non so che tipo di immagine abbiate voi in mente di un cimitero; vi dico la mia, mentale, intima: una distesa di lapidi sotto un cielo cupo, l’autunno che sovrasta ogni cosa. È un’immagine che ti dà tristezza, sia per il quadro in sé sia per il fatto che lì, in quel luogo, beh… diamo l’addio a chi non c’è più. Banale, lapidario (ops), ma lineare, no? È naturale, ragazzi, nella natura delle cose. È la nostra immagine mentale, ce la portiamo dietro da sempre. Mettiamoci anche i romanzi dell’orrore, eh, che hanno nei cimiteri una delle location principali assieme al castello e alla casa stregata (che poi sono la stessa cosa). Pensiamo sia l’immagine dell’oscurità. Beh, ci sbagliamo. Da ormai duecento anni gli architetti, degli artisti e di tutti i teorici dell’arte o dell’architettura ci hanno sorpassato alla grande.

Un segno di civiltà

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Allora, iniziamo dalla letteratura. Da un italiano. Chi? Bene, vedo tante manine alzate: Ugo Foscolo. Perfetto, se ricordiamo correttamente un po’ di Storia (ed io mi son dovuto andare a rivedere qualcosa, perché l’analfabetismo di ritorno scorre forte in me), vediamo che Foscolo scrive il carme Dei Sepolcri sulla scia dell’editto napoleonico di Saint-Cloud, che aveva sancito la riqualificazione totale dei campi mortuari nelle città italiane. Ora, al di là del pessimismo di Foscolo, del fatto che ci siano profondi elementi di angoscia nelle sue rime, ciò che colpisce del carme è che esso innalzi il cimitero a luogo importante per la comunità, perché, dice lui (e sottoscrivo), il “culto civile dei morti”, il rendergli onore, è importante per scrivere la storia di un popolo, tanto quanto l’attività di un cronista. Perché tutto quello che ha a che fare col cimitero è, in fondo, celebrativo. Assieme alle lacrime per i “cari estinti”, noi li onoriamo, e li mettiamo in un luogo in cui rimarranno per sempre a testimoniare l’esistenza di una persona per sempre. Dalla cerimonia funebre sino alla costruzione di una bella tomba, tutto ha quell’obiettivo. La comunità non piange i morti solo perché è disperata dalla scomparsa. Piange i morti perché altrimenti non potrebbe guardare al futuro costruendo qualcosa a partire dalla loro memoria. Ce lo siamo dimenticato, però la morte fa parte della vita: possiamo solo prendere l’unica cosa buona che essa ci lascia (la memoria, l’eredità di un trascorso), e celebrarla.

Opere d’arte

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Questo su cosa si è riflesso? Logico: sul fatto che sin dall’800 gli uomini hanno costruito cimiteri che più che luoghi di tristezza sono templi civili. Cercando in rete trovate il nome dei più belli, dal cimitero ebraico di Praga (in cui, secondo i riti della religione, si è sempre ricoperto le vecchie tombe con la terra per lasciare spazio a nuove sepolture, e in cui l’atmosfera è misteriosa e pacifica), a quello di Assistens, a Copenhaghen, talmente bello nel suo neoclassicismo da essere frequentato dagli amanti del jogging o da famiglie intente a fare il pick nick. Eccessivo? Necrofilo? Macché. Lì accanto hanno la splendida tomba di Hans Christian Andersen con attorno degli splendidi fiori. Si rilassano, parlano, mangiano, e guardano la tomba per quella che è: una splendida ed elaborata opera celebrativa e dunque, dicevamo, civile, che sì, strapperà un po’ di malinconia, ma anche tanto senso di meraviglia. E questo ci dice tanto di cosa sia il “bello”.

– Fabio Antinucci – 

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