Le interpretazioni magistrali di tutti i candidati agli Oscar come Miglior Attore 2017

Nonostante Affleck fosse il favorito dell’ultima edizione, questa volta si può parlare di vere e proprie interpretazioni magistrali di tutti i candidati agli Oscar come Miglior Attore 2017, tanto che anche la critica si è divisa nel pronosticare il volto vincente. Non si può dire, infatti, che ogni anno sia uguale, quando si parla di nomination agli Academy Awards. Insomma, ci sono casi che vincono prima ancora della battaglia, perché di molto superiori agli altri candidati e ci sono invece vere e proprie gare fino all’ultimo respiro, come questa. Ecco perché ho pensato di analizzare in questa sede i quattro che sono tornati a casa senza il titolo, pur meritandolo.

Ryan Gosling: Protagonista maschile del film vincitore di 6 premi Oscar, La La Land, Gosling ha portato in scena un magnifico personaggio, dal temperamento artistico e romantico, che difficilmente sarà dimenticato. Da sottolineare il suo talento anche come pianista e ballerino. L’attore non dispone di molte sfaccettature mimiche, ma di quelle che utilizza ne è completamente consapevole e riesce a penetrare lo schermo, con la sua intensità. Momento d’oro: dialogo tra lui e Mia, dove dimostra quanto una persona possa accendere il proprio fuoco interiore quando si tratta di convincere un’altra ad apprezzare ciò che essa ama. Del resto, come ha detto lui stesso, parlando del film: “La La Land si ama perché parla di sentimenti, della fatica di farli vibrare, di come a volte la vita li trasforma. Non è solo un film a passo di danza, ha note di pessimismo, di profonda malinconia e non voglio spiegarne il perché per non anticipare il finale. Piace perché è un film vero e a tutti ricorda gli slanci e le attese di un amore e la tristezza dei giorni, delle circostanze che a poco a poco lo consumano”. E noi siamo d’accordo. Candidato nel 2007 per Half Nelson, questa era la sua seconda nomination agli Oscar.

Denzel Washington: Non riesce a portarsi a casa la terza statuetta, invece, Denzel Washington che, con lo stesso ruolo, aveva vinto un Tony Award qualche tempo fa. Il suo ritorno con Barriere, infatti, lo aveva già consolidato nel 2010, sempre accanto a Viola Davis, a teatro, ricevendo anche il quel caso enormi lodi di critica e pubblico. Il dramma è stato scritto da Wilson nel 1983 e tratta della vita quotidiana dell’America nera dal 1900 agli anni ’90. Un talento che viene fuori in modo ancora più forte proprio per la volontà di rendere anche le scene e le riprese quanto più teatrali possibili, non dando movimento alla pellicola, ma trovando forza nell’interpretazione magistrale dei due attori. Un perfetto connubio tra cinema e teatro che porta lo spettatore dentro la storia, senza dubbio da gustarsi, se possibile, in lingua originale, per non perdersi il lavoro dei due mostri di bravura sia sugli accenti che sul linguaggio utilizzato. Di certo un lavoro importante, che ha convinto l’attore a continuare a dedicarsi all’opera di Wilson, come produttore esecutivo per la HBO dei film tratti dalle altre nove opere del Ciclo di Pittsburgh: ”Qualcuno potrei anche interpretarlo o dirigerlo – ha detto – è il lavoro di una vita”.

Andrew Garfield: L’attore, nonostante fosse il meno quotato nella rosa dei possibili vincitori, aveva dato prova di una grandissima interpretazione ne La Battaglia di Hacksaw Ridge, il nuovo film da regista di Mel Gibson, nei panni dell’obiettore di coscienza Desmond Ross. Una storia incredibile e vera, che Garfield ha portato alla vita nel migliore dei modi. “Gli ultimi tre anni sono stati letteralmente una benedizione per me” – ha raccontato tempo fa Andrew Garfield, parlando del suo ruolo – “Ho lavorato con due grandi maestri, e a questo punto potrei anche ritirarmi dalla scena, perché sono esausto e poi perché l’essenza di quei film è vicinissima al mio cuore. Ho scoperto di non sapere nulla di chi sono o di come funziona il mondo, ora ho solo sete di conoscenza, verità e saggezza”. Il suo personaggio attraversa molte difficoltà, dalla separazione dai suoi affetti alla violenza della guerra, e nel corso della storia offre un grande esempio della filosofia del “vivi e lascia vivere”, offrendo un modello di comportamento eccezionale, un modello con il quale non è facile confrontarsi, perché pronto a tutto pur di rispettare fino in fondo i propri principi. Dopo aver conquistato la fama indossando le vesti di un supereroe, qui ne porta in scena un altro, ancora più autentico, e, soprattutto, puramente reale.

Viggo Mortensen: Una storia intrigante e particolare, che porta alla luce una splendida interpretazione di Mortensen nella commedia agrodolce Captain Fantastic. Il suo Ben Cash è un uomo che ha scelto di crescere la propria famiglia lontano dal resto del mondo, nelle foreste degli Stati Uniti nordorientali, pensando di poter dare loro in quel luogo tutte le conoscenze importanti per sopravvivere nel mondo come adulti. Ma quando tornano nella civiltà si rende conto di doversi interrogare non solo sui proprio insegnamenti, ma anche sul suo stesso ruolo di genitore. Un modo alternativo per raccontare la difficoltà del crescere figli, ma anche della propria evoluzione, che non cessa nel momento in cui si diventa responsabile di altre persone, ma che anzi dovrebbe rendersi sempre aperta al cambiamento e all’apprendimento. Una pellicola sull’eterna domanda che accompagna inevitabilmente tutti i genitori attenti: “sto facendo la cosa giusta?”. L’attore ha ringraziato il regista Matt Ross per averlo aiutato ad entrare pienamente nella mente del proprio personaggio, rendendogli il lavoro molto più semplice e completo: “Lui è uno di quelli con cui è possibile fare un tipo di viaggio fuori campo verso certi particolari di un personaggio, che forse sembrano irrilevanti, ma che invece ne mostrano sfumature e realtà.” L’attore era alla seconda nomination, dopo quella del 2008, per La promessa dell’assassino, ma speriamo che prima o poi conquisti quel palco.

– Lidia Marino – 

Rispondi