“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:”Françoise Frenkel

Bentornati, Fedeli Lettori!

Ci sono vite che sono esse stesse dei romanzi. E ci sono libri che a loro volta vivono vite avventurose che meriterebbero una narrazione a parte. Oggi parleremo di una donna, della sua vita e della vita del suo unico libro; una storia dentro una storia all’interno di uno dei periodi più drammatici della Storia.

Frimeta Idesa Frenkel nasce il 14 luglio del 1889 a Piotrkow, in Polonia. Intorno agli anni Dieci del Novecento studia Lettere presso la Sorbona di Parigi. Trasforma il suo nome in Françoise. Françoise Frenkel. Nel 1919 lavora presso una libreria di rue Gay-Lussac, sempre a Parigi, la sua città d’adozione. Françoise è pronta ad aprire una sua libreria. Ed è così che inaugura la prima libreria francese a Berlino. La Maison du Livre cresce e diventa il punto di ritrovo di letterati e politici francesi in Germania, ma anche l’unico punto di riferimento per i tedeschi che amano la letteratura francese.

Le cose vanno bene, anzi splendidamente, sino agli anni Trenta, quando i tedeschi decidono di farsi guidare da un rancoroso omino con dei ridicoli baffetti. Françoise deve abbandonare Berlino e tornare a Parigi. Françoise è ebrea. Ma purtroppo anche Parigi cade sotto la follia nazista e inizia così per Françoise un lungo periodo di peregrinazioni, viaggi, fughe e nascondigli. Braccata dagli occupanti tedeschi, dai collaborazionisti francesi e sconvolta dall’indifferenza di una parte della popolazione francese, Françoise sopravvive e tiene viva la speranza grazie alla moltitudine di persone di buona volontà che ha la fortuna di incontrare sulla sua strada. Persone che la nascondono, che le prestano denaro, che le regalano cibo e vestiti, che le fanno ottenere documenti più o meno regolari per fuggire. Fuggire verso la Svizzera, la terra promessa dei perseguitati.

Durante il primo tentativo di passare il confine svizzero, Françoise viene arrestata. Passa un orribile periodo in una prigione di confine, ma poi viene processata e assolta. È il giugno del 1943 e Françoise riesce finalmente a mettersi in salvo in Svizzera. Qui, la donna che ha sempre vissuto tra i libri, scrive il primo ed unico libro della sua vita. Sulla sua vita. Sulla vita di milioni di persone. Il testo è scorrevole, diretto, non si sofferma mai sull’orrore; e forse questo è anche peggio, poiché Françoise ci narra cose terribili, ma in maniera scarna, senza pretendere di stimolare eccessivamente l’immaginazione e la pietà del lettore. Anche perché Niente su cui posare il capo (Rien où poser sa tete) è un libro pervaso di speranza e di amore, sentimenti che Françoise non perde mai proprio perché si concentra su quanto c’è di buono nelle persone e tra le righe ci invita a fare altrettanto.

Niente su cui posare il capo viene pubblicato nel settembre del 1945 a Ginevra, per le Editions Jeheber. Françoise Frenkel si stabilisce a Nizza, dove muore il 18 gennaio del 1975. Di lei rimane un solo libro, ma la sua storia è universale.

– Monia Guredda –

“I sopravvissuti hanno il dovere di testimoniare affinché i morti non siano dimenticati, né restino sconosciuti gli oscuri atti di abnegazione. Possano queste pagine ispirare un pensiero pietoso per coloro che se ne sono andati per sempre, sfiniti dalla fatica o uccisi. Dedico questo libro agli UOMINI DI BUONA VOLONTÀ che generosamente, con inesauribile coraggio, hanno opposto la volontà alla violenza e hanno resistito fino alla fine. Caro lettore, sii loro riconoscente di quella riconoscenza che meritano le azioni magnanime!” (Françoise Frenkel)

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