““Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Vera Michajlovna Inber

Bentornati, Fedeli Lettori!

Oggi faremo la conoscenza di un’altra autrice… poco conosciuta! Vera Michajlovna Spencer nasce a Odessa il 10 luglio del 1890. Suo padre è un editore, mentre sua madre dirige la locale scuola femminile ebraica. Sono cugini di Lev Trockij che vive presso di loro mentre frequenta il ginnasio, dal 1889 al 1896.

Vera studia e consegue la laurea presso l’Università femminile di Odessa, dopodiché sposa Nathan Inber. La coppia vive a Parigi dal 1910 al 1914 e nella capitale francese Vera pubblica la sua prima raccolta di poesie, Vino triste. Al ritorno in Russia la coppia divorzia e, nel 1920, Vera sposa il chimico Aleksandr Frumkin, trasferendosi a Mosca. Qui Vera fonda l’LCK, gruppo poetico costruttivista e ne firma il manifesto insieme ai suoi colleghi.

Lavora intensamente come giornalista, viaggiando e scrivendo da Parigi, da Bruxelles e da Berlino negli anni che vanno dal 1924 al 1926. Nel 1927 lavora al romanzo collettivo Grandi incendi, che esce sulla rivista Oganek. Sulla stessa rivista esce, nel 1934, il libro Canale Stalin, storia della costruzione del canale tra Mar Baltico e Mar Bianco.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Vera si trova a Leningrado con il suo terzo marito, il medico Ilja Srasun. Vivono sulla propria pelle lo storico assedio e da questa segnante esperienza Vera trae un poema, Il meridiano Pulkovo,  composto da 816 versi ed una cronaca in prosa dal titolo Quasi tre anni. Diario di Leningrado, che le vale il Premio Stalin. Vera è inoltre insignita dell’Ordine del Distintivo d’Onore e, per due volte, dell’Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro.

Vera Michajlovna Inber muore a Mosca il 21 novembre del 1972, lasciandoci 7 raccolte di poesie, un poema, un diario, appunti di viaggio, numerosi articoli giornalistici, un’autobiografia (Il posto al sole), un volume di memorie e racconti per l’infanzia (Come sono stata piccola).

Indipendentemente da come la si pensi ci troviamo di fronte ad una donna che ha vissuto il suo tempo, ha lottato per la sua indipendenza di donna e di artista e che ha lasciato segni tangibili e testimonianze dirette della sua vita e della vita di un popolo.

Buona ricerca e buona lettura.

– Monia Guredda –

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