“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Sorelle Brontë

1Bentornati, Fedeli Lettori! Per questo secondo appuntamento con la nuova rubrica letteraria approfondiremo la conoscenza non di un’autrice, bensì di un’intera famiglia e ovviamente parliamo della numerosa e sfortunata famiglia Brontë. Per comprendere il loro complesso mondo dobbiamo partire da lontano, iniziando con il parlare del padre, l’irlandese Patrick Brontë, nato sì povero, ma con un’incrollabile forza di volontà. Patrick riesce ad entrare al St. John’s College di Cambridge nel 1802, deciso a perseguire la carriera ecclesiastica. Dopo aver conseguito la laurea inizia il suo lavoro, fatto inizialmente di pellegrinaggi da una curia all’altra. Finalmente nel 1820 riesce ad ottenere la curazia perpetua di Hawort; ed è davvero un bene, visto che Patrick otto anni prima aveva sposato Marie Branwell, dalla quale aveva avuto sei figli!

Conosciamoli: Maria nasce nel 1814, Elizabeth nel 1815, Charlotte nel 1816, Patrick Branwell nel 1817, Emily Jane nel 1818 ed infine Anne nel 1820 (i coniugi Brontë si erano evidentemente presi un anno sabbatico). Nel 1821 la prima di una lunga serie di sciagure si abbatte sulla famiglia: la madre Marie muore di cancro. Questo lutto avvicina i vari componenti della famiglia; i bambini si vogliono bene e ne vogliono al padre, che si interessa di loro e della loro istruzione. Ovviamente Patrick Sr. si assume il compito di educare personalmente Patrick Jr., che dimostra una spiccata propensione per il disegno, che il padre incoraggia. Le sorelle (ad eccezione della piccola Anne) frequentano invece per due anni la Clergy Daughters School di Cowan Bridge, vicino Tunstall nel Lancashire. Ed è proprio qui che si abbatte il secondo fulmine che colpisce la famiglia Brontë: a causa delle pessime condizioni di vita del collegio Maria ed Elizabeth si ammalano di tubercolosi e muoiono, all’età di 12 e 10 anni. Ovviamente il padre si affretta a far tornare a casa Charlotte ed Emily.

I 4 fratelli Brontë studiano insieme al padre la letteratura, i classici, la storia, la geografia, la grammatica, il greco ed il latino. Inoltre il reverendo Brontë assume un maestro di disegno ed uno di musica. I ragazzi hanno inoltre accesso alla Keighley Mechanics Institute Library, di cui il padre è uno dei soci fondatori. Disgrazie a parte (purtroppo usuali in quel periodo storico) possiamo affermare che i ragazzi Brontë erano davvero fortunati; un padre così attento all’educazione delle figlie femmine non era affatto usuale. A casa Brontë si formano alleanze basate su affinità elettive creative; Charlotte e Patrick inventano storie e personaggi e creano addirittura un giornaletto, con fascicoli rilegati a mano da loro stessi, su cui stampano le loro storie. Anche Emily ed Anne inventano storie basate su personaggi storici e su eroi dei romanzi, ma della loro fantasia di quel periodo ci restano solo alcune poesie.

Un nuovo distacco. Nel 1831 Charlotte viene iscritta alla Roe Head di Mirfield Moor, distante 20 miglia da casa, e dove studia per diventare governante. Una volta diplomata fa da istitutrice ad Emily e ad Anne. A partire dal 1835 lavorano tutte e tre come governanti. Patrick tenta la carriera artistica a Londra, ma purtroppo torna a casa sconfitto. Nel 1842 Charlotte ed Emily si trasferiscono a Bruxelles e lavorano presso una scuola di lingue, ma Charlotte si innamora del preside, un uomo sposato, e lo scandalo le costringe a tornare a casa. Ma nel 1846 le tre sorelle vedono pubblicato un volume di loro poesie (firmate, però, con pseudonimi maschili): Poems by Currer (Charlotte), Ellis (Emily) and Acton (Anne) Bell (Bronte). Con loro grande soddisfazione la loro carriera continua e nel 1847 Emily pubblica Cime Tempestose, Anne dà alle stampe Agnes Grey e Charlotte si vede rifiutare Il Professore (che verrà pubblicato postumo nel 1857), ma si vede pubblicare Jane Eyre. Nel 1848 Anne pubblica La signora di Wildfell Hall, mentre Charlotte da alle stampe anche Shirley (1849) e Villette (1853). Ma siamo al tramonto.

Tra il 1848 ed il 1849 muoiono Patrick Branwell, Emily ed Anne. Resta sola Charlotte, che si prende cura del padre e che, nel 1854, sposa il reverendo Arthur Bell Nichols. Charlotte si reca qualche volta a Londra, dove stringe amicizia con William M. Thackeray (autore di Barry Lindon) e con Elizabeth Gaskell. Muore nel 1855. Sarà proprio la Gaskell a scrivere la prima biografia di Charlotte e che, in questo modo, permetterà al mondo di scoprire ed ammirare la vita e le opere della straordinaria famiglia Brontë. Concludiamo con una panoramica dedicata alle trasposizioni su pellicola delle opere delle sorelle Brontë, che come potrete vedere risulta purtroppo alquanto risicata.

Agnes Grey: nulla.

Cime Tempestose: è del 1939 La voce nella tempesta di Wyler con Merle Oberon, Laurence Olivier, David Niven e Flora Obson. Versione classica e fedele, consigliata a chi come me non resiste al fascino B&W. Invece del 1952 è la versione spagnoleggiante di Luis Bunuel che ammetto di non aver visto, ma primo o poi rimedierò. Poi, se proprio vi va, potete vedere la fiction italiana di pochi anni fa con Alessio Boni nel ruolo di Heathcliff. Cime Tempestose è senz’altro il classico delle Brontë più amato al cinema e possiamo vederlo sia in versioni recenti, che in quella che consacrò Ralph Fiennes nel 1992.

Jane Eyre: abbiamo dovuto aspettare il 1996 e Franco Zeffirelli per veder trasposta questa storia. Charlotte Gainsbourg William Hurt Maria Schneider interpretano “il triangolo no, non l’avevo considerato” in salsa very british. Più recente la versione dark con Mia Wasikowska e Michael Fassbender.

Il Professore; Shirley; La signora di Wildfell Hall e Villette: non hanno avuto trasposizioni.

La letteratura al femminile viene ancora messa tutta nel profondo calderone della melassa sentimentale (genere che io per prima evito come la peste), ma gli scritti delle Bronte, come della Austen, sono affreschi di un periodo storico ricco e complesso e delle persone di vari ceti sociali che componevano quel mosaico. Forse dovremmo provare a rivalutarla… Buona lettura!

– Monia Guredda – 

Rispondi