“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Rhoda Broughton

Bentornati, Fedeli Lettori!

Oggi faremo la conoscenza di un’autrice inglese davvero notevole, estremamente prolifica ma che, come spesso abbiamo visto accadere, è molto poco nota nel nostro Paese, se si esclude la solita ristretta cerchia di appassionati del genere. Vi presento Rhoda Broughton, nata a Denbigh il 29 novembre del 1840.

Rhoda pubblica i primi lavori nel 1867, sul Dublin University Magazine, ma nonostante sia parente di quel Joseph Sheridan le Fanu, creatore della conturbante Carmilla, incontra serie difficoltà nel trovare un editore. Questo perché a quanto pare i suoi primi scritti infondono un senso d’orrore nei responsabili della censura e nei critici del suo tempo. Ma la Broughton non demorde e alla fine riesce a vivere del suo lavoro di scrittrice, pubblicando 25 romanzi e numerosi racconti tra il 1867 ed il 1917.

Rhoda Broughton diviene ben presto molto popolare, sia presso il pubblico inglese che presso quello americano, seconda solo a Mary Elizabeth Braddon (di cui parleremo al prossimo giro di giostra) quanto a notorietà e consenso. Come la Braddon, la Broughton rappresenta un punto di riferimento basilare nella letteratura inglese  dell’Ottocento. Le sue numerose e notevoli storie di spettri furono raccolte nell’antologia Tales for Christmas Eve uscita nel 1873, e successivamente ristampate in Twilight Stories del 1881.

Ma io come la conosco? Al solito, ho trovato due suoi racconti in un’antologia recuperata su una bancarella. L’antologia si intitola significativamente Storie di spettri, è edita dalla Newton & Compton e raccoglie 29 racconti di autori inglesi e statunitensi che si sono confrontati con l’annosa domanda “Cosa ci succede dopo?” In questo volume sono presenti ben due racconti della Broughton. Il primo è un racconto epistolare intitolato La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dallo scambio di lettere tra due signore della buona borghesia di Londra veniamo a sapere che in uno splendido appartamento di Mayfair sopravvive qualcosa che non dovrebbe più far parte di questo piano dell’esistenza. Il secondo racconto si intitola Povero Bobby, così carino e ci presenta la classica storia d’amore alla Jane Austen tra la figlia di un Comandante della Marina di Sua Maestà ed un suo protetto. Ci sono navi, ci sono battaglie, ci sono ammutinamenti e c’è un ultimo saluto all’amata, fatto da un luogo ormai irraggiungibile per lei.

Ammetto di non essere rimasta turbata da questi racconti, come sembra sia capitato ai contemporanei di Rhoda, ma ammetto che a distanza di quasi due secoli questi brevi scritti mantengono il loro fascino, immergendoci per qualche attimo in un’atmosfera lontana da noi nel tempo, nello spazio e nel pensiero, provocandoci qualche gradito brivido.

Rhoda Broughton muore a Headington Hill il 5 giugno del 1920 lasciando un segno tangibile del suo passaggio sulla terra tramite i suoi scritti.

– Monia Guredda –

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