“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Régine Deforges

Bentornati, fedeli lettori! Anche quest’oggi faremo la conoscenza di una donna che non avrebbe dovuto leggere e che invece in barba a tutti ha letto e pure scritto! Régine Deforges nasce a Montmorillon nel Poitou il 15 agosto del 1935. Frequenta un collegio femminile e si diletta ad annotare i suoi pensieri un diario. A questo confida il sentimento che prova per una sua compagna. Quando il diario viene rubato e reso pubblico scoppia uno scandalo e Régine viene espulsa.

Non male come inizio. E infatti questa storia si trasformerà nel romanzo Le cahier volé, che a sua volta si trasformerà in un film. Ora siamo nel 1968, in piena primavera parigina, e la giovane Régine decide di fondare una sua casa editrice, L’or du tempes, divenendo così la prima donna editrice della storia di Francia. So’ soddisfazioni. Il 22 marzo del 1968 pubblica il suo primo romanzo, Le con d’Irène, che le costa una condanna per oltraggio al buon costume e la revoca dei suoi diritti civili. Cioè, non so se afferrate la gravità della questione. Intanto anche la sua vita privata è parecchio movimentata. Sposa Pierre Spengler (figlio dell’editore Frank Spengler), ma ha una figlia dall’editore Jean-Jacques Pauvert, il quale non riconosce la bambina (Camille) in quanto pure lui già sposato. In mezzo a tutto ciò, Régine viene nominata presidente della Société des gens des lettres  e membro della giuria del Prix Femina.

Viene pubblicato il suo ciclo di romanzi  più famoso, La bicicletta blu, uno spietato ritratto della Francia occupata dai nazisti in cui, al seguito della giovane e libera protagonista, possiamo scoprire i segreti della provincia quanto della capitale, dei contadini e degli artisti, dei politici e della povera gente, dei francesi e dei tedeschi. Il libro vende 10 milioni di copie in Francia, ma l’autrice Margaret Mitchell accusa la Deforges di plagio. Ricordo di aver visto, qualche anno fa, la fiction tv tratta da questo romanzo ed interpretata da Laetitia Casta e Thierry Binist. L’autrice diviene membro dell’Association  pour le droit de mourir dans la dignité (da noi in questo campo è attiva l’associazione Luca Coscioni). Régine sposa in seconde nozze il vignettista del Nouvel Observateur, Pierre Wiazensky, detto Waz, nipote dello scrittore François Mauriac. La coppia ha una figlia, l’attrice Léa Wiazensky. Il 30 aprile del 2004 la combattente Régine Deforges muore per arresto cardiaco in un ospedale di Parigi. Era appena riuscita a completare il suo libro di memorie L’enfant du 15 aout.

I romanzi di Régine Deforges sono dichiaratamente femministi, volti ad affermare i diritti delle donne. Sicuramente non sarebbe andata d’accordo con Colette, la precedente ospite del nostro salotto letterario, la quale, ad un giornalista che nel 1910 le chiese se fosse femminista, rispose: “Femminista io? Starà scherzando! Le suffragette mi fanno schifo. E se a qualche francese salta in testa di imitarle spero che facciano loro capire che comportamenti del genere in Francia non sono tollerati. Sa che cosa meritano le suffragette? La frusta e l’harem.” Eppure sia Colette che Régine hanno avuto una vita intensa, fuori dagli schemi, per la quale hanno combattuto e sofferto e dalla quale hanno ottenuto molte vittorie. Questo che significa? Che, ovviamente, non esiste una visione univoca. Che ogni donna combatte per se stessa, ma non in senso egoistico; le conquiste del singolo sta poi ai posteri saperle sfruttare. Ma fondamentalmente ognuno combatte la propria battaglia. Personalmente mi sento più vicina alla visione di Colette; penso che anche lei inorridirebbe di fronte all’esultanza di alcune donne di fronte alla nascita di termini quali sindaca e assessora, come se fossero delle reali conquiste e non dei dolcetti dati a bambini fastidiosi per distrarli da questioni decisamente più pregnanti. Ma, ehi, questa è la democrazia! Buona lettura!

– Monia Guredda –

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