“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Paullina Simons

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi faremo la conoscenza di un’autrice molto amata da una ristretta, ma agguerrita cerchia di fan. Paullina Handler nasce nel 1963 a Leningrado (prima San Pietroburgo, ora Pietroburgo). Paullina cresce in due stanze di un appartamento comune, condiviso con gli zii ed il cugino. Il padre Yurij è un avvocato, la madre un ingegnere e lei sogna sin da piccola di diventare una scrittrice. Nel 1968 Yurij Handler viene arrestato e dopo, aver passato un periodo in prigione, viene spedito in un gulag. Quando torna dalla famiglia, nel 1973, ottiene un’autorizzazione per l’espatrio. Inizia così la vita statunitense della piccola Paullina che cresce e si laurea in Scienze Politiche presso la Kansas University.

Lavora per qualche anno come traduttrice e come giornalista finanziaria per il Financial New Network, ma poi la sua antica passione per la scrittura riemerge e Paullina Simons (ha preso il nome del marito) riesce a veder pubblicato il suo primo romanzo, Tully, nel 1995. A questo primo successo seguono Red Leaves, Eleven Hours, The girl in the Times Square, A song in the daylight, Road to paradise e Lone Star. Molti di questi titoli sono diventati best seller negli Stati Uniti, in Australia ed in Nuova Zelanda. Ma in Italia?

In Italia abbiamo potuto leggere solo la trilogia del Cavaliere d’Inverno.

Io comprai il primo capitolo (Il Cavaliere d’Inverno) nel 2006, riponendovi poche speranze; cercavo una lettura estiva leggera. Lo divorai in tre giorni e corsi in libreria a cercare il secondo capitolo (Tatiana & Alexander). Non lo avevano. Non lo avevano nemmeno nella seconda, ultima libreria del mio paese. Presi il treno, andai a Roma al Mel Bookstore, comprai Tatiana & Alexander e tornai a casa a leggerlo. Ordunque, è un romanzo in cui la componente storica e la componente romantica si alternano e si fondono, ma alcune sequenze ad alta gradazione erotica sono decisamente for ladies only. Ma ciò non toglie meriti alla ricostruzione storica della situazione russa durante la Seconda Guerra Mondiale e soprattutto l’atroce, dettagliata descrizione dell’assedio di Leningrado, evento storico che funge da perno e attorno al quale ruota la vita di tutti i personaggi, protagonisti e comprimari. In Tatiana & Alexander seguiamo Tatiana negli Stati Uniti e assistiamo alle torture che subisce Alexander rimasto in Russia. Il capitolo conclusivo della trilogia si intitola Il giardino d’inverno e non l’ho mai comprato o letto a scrocco. La lettura dei due protagonisti vecchi, stanchi e lontani da se stessi non mi attira minimamente. Ma soprattutto mi preoccupa il trattamento riservato a questa trilogia qui da noi. Mi spiego. Ne Il Cavaliere d’Inverno hanno tagliato l’intera appendice, che la Simons aveva dedica ai nonni. Peggio ancora ne Il giardino d’estate dove i traduttori hanno deciso di tagliare ben 3 capitoli interi, ovvero un centinaio di pagine. Non capisco perché, ma mi rifiuto di leggere una storia mutilata.

Da anni girano voci relative ad una trasposizione cinematografica de Il Cavaliere d’Inverno. Voci mai concretizzate a tutt’oggi. Ma chi come me ha amato il primo capitolo di questa trilogia non può certo smettere di sperare. Nel frattempo Paullina Simons, che ha divorziato e si è risposata con Kevin Ryan, ha iniziato una seconda trilogia che rappresenta il prequel de Il Cavaliere d’inverno, parlando della Grande Depressione degli anni 30 negli USA e della decisione dei genitori di Alexander di trasferirsi nell’Unione Sovietica. Arriverà mai in Italia? E se sì, in quali pietose condizioni? Un paio di anni fa hanno tradotto Lone Star con il titolo Una valigia piena di sogni. Vorrei leggerlo, ma ammetto di essere preoccupata dal trattamento riservato a quest’autrice.

Certo, Paullina Simons non sarà di certo un’autrice di grande spessore, ma è certamente una donna che grazie alle sue esperienze ha molto da raccontare e, a mio modesto avviso, lo racconta anche piuttosto bene. Forse trattare con più rispetto lei ed i suoi lettori non sarebbe un’idea così assurda. Comunque la pensiate, qualunque genere amiate, il mio augurio è sempre lo stesso: buona lettura!

– Monia Guredda –

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