“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Ouida

Qualche mese fa, conversazione tra me e la caporedattrice Lidia: “Capa, la rubrica degli scrittori sottovalutati è agli sgoccioli, ma ho un’idea. La sostituiamo con una rubrica sulle grandi scrittrici della storia moderna e contemporanea.” “Bello, bello! Vai!” E io mi metto alacremente al lavoro. Prima passeggio davanti alle mie librerie e mensole e mi segno i nomi di tutte le scrittrici presenti, in netta minoranza rispetto ai maschietti. Mi restano scoperte diverse lettere: no problema! Ho l’enciclopedia della letteratura Garzanti. Spulcia spulcia, mi rendo tristemente conto del fatto che le donne romanziere son pochine. Poetesse parecchie, ma romanziere… Delle lettere mi restano scoperte. Come avrete notato per la G e per la J vi abbiamo riproposto due autrici sottovalutate, ma la I e la Q mi restano proprio scoperte. Con la W ce ne sono uno sfacelo, invece.

Comunque, tutto ciò per dire che, anche se di principio sarei contraria all’idea di parlare di un autore che non conosco, in questo caso farò uno strappo alla regola. Perché con la O ho trovato solo lei e, leggendo la sua biografia, mi ha incuriosita e quindi cercherò i suoi scritti, d’ora in poi. Diciamo che vale come consiglio letterario tanto per voi quanto per me. Facciamo quindi la conoscenza di Marie Louise de la Ramée, fanciulla nata nel Suffolk, più precisamente nella cittadina di Bury St Edmunds, il primo gennaio del 1839, da padre francese e madre inglese. Louise e la madre si trasferiscono a Londra nel 1857 e, qui nella capitale, Louise inizia a scrivere firmandosi con il nom de plume Ouida, storpiatura infantile del suo nome. Ouida lascia la Vecchia Inghilterra e viaggia attraverso l’Europa, sino al 1874, anno in cui si stabilisce definitivamente in Italia. Ouida vive prima a Firenze, poi  a Villa Farinola di Scandicci ed infine a Viareggio, dove muore il 25 gennaio del 1908. Le sue spoglie riposano nel cimitero inglese di Bagni di Lucca, in una tomba a sarcofago simile a quella di Ilaria del Carretto.

Durante la sua breve, ma intensa vita, Ouida ha dato alle stampe oltre 40 volumi, tra romanzi, racconti, fiabe, saggi e diari di viaggio. In tutte le sue opere sono espresse le sue idee forti ed anticonformiste e la dichiarazione di una  volontà di evasione dal limitante contesto della condizione femminile dell’epoca. Ouida è stata anche una delle prime attiviste dei diritti degli animali, che infatti sono i protagonisti di alcune sue opere come ad esempio Il cane delle Fiandre. La sua fantasia di donna libera ci ha lasciato anche: Due zoccoletti (la storia di un piccolo vaso di fiori), Bimbi (una raccolta di racconti per l’infanzia), La stufa di Norimberga (storia di un bimbo che si nasconde in una stufa e si ritrova alla corte del re), Maremma, Pascarello, Una stazione invernale, Ruffino, Un comune rurale e Mariella (ambientati in Toscana). Io sono sinceramente incuriosita. E voi? Buona ricerca e buona lettura!

– Monia Guredda –

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