“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Natsuo Kirino

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi parleremo di una controversa autrice giapponese che negli ultimi anni ha dato alle stampe titoli che hanno fatto molto discutere, in patria ed all’estero. Amando io la letteratura orientale in generale e quella giapponese in particolare non potevo certo esimermi dal fare la conoscenza di Kirino-sama. Ordunque, iniziamo con il dire che il vero nome di Natsuo è Mariko Hashioka (molti autori giapponesi usano pseudonimi, scelti a volte dall’editore, a volte da un indovino, che sceglie per loro un nome più fortunato).

Mariko nasce il 7 ottobre del 1951 a Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa, ma la famiglia si trasferisce spesso a causa degli impegni del padre, che è un architetto. Mariko vive e studia a Sapporo, a Sendai ed infine a Tokio, dove la famiglia Hashioka risiede stabilmente a partire dal 1965. Qui Mariko consegue una laurea in Legge presso l’università Seikei e l’anno successivo si sposa. Per anni lavora come programmatrice e organizzatrice di spettacoli cinematografici, ma svolge anche il mestiere di editor e trova il tempo di scrivere articoli per alcune riviste. Decisamente una donna moderna e anticonformista, nel Giappone degli anni ’70.

Ma a Mariko questo non basta, così nel 1980 inizia a seguire lezioni di sceneggiatura, lezioni grazie alle quali, nel 1984, riesce a scrivere e a far pubblicare il suo primo romanzo. Ma le viene in qualche modo imposto di pubblicare romanzi rosa, gli unici che potrebbe concepire una scrittrice, e questo non la soddisfa. Così nel 1990 pubblica il suo primo vero romanzo, del genere che ama: un giallo hard boiled con un deciso approfondimento degli aspetti sociali e psicologici dei crimini e dei criminali.

Da allora, con questo stile, Natsuo Kirino ha pubblicato sin’ora 4 romanzi dedicati alla detective Miro Murano (i primi 2, Pioggia sul viso e La notte dimenticata dagli angeli si trovano in italiano), 2 romanzi della serie Fireball Blues (inediti in Italia), 4 raccolte di racconti (tutte inedite) e 18 romanzi, di cui 6 sono disponibili in italiano per quelli della Neri Pozza: Le quattro casalinghe di Tokio, Morbide guance, Grotesque, Real World, Una storia crudele e L’isola dei naufraghi. Bene, ma non benissimo. Io ho scoperto solo recentemente la Kirino e purtroppo al momento ho letto solo Una storia crudele, che mi ha ipnotizzata; lo stile è pulito e preciso come una lama, senza inutili ridondanze, ed è basato fondamentalmente sulla (sfuggente) analisi psicologica di tutti i personaggi, realizzata grazie alla prospettiva multipla. Il finale lascia aperte molte ipotesi che andrebbero discusse e analizzate.

Nelle storie della Kirino sono le donne, in veste di vittime o di carnefici, le protagoniste. Il contesto che fa da sfondo (anzi, che è uno dei protagonisti) ci rimanda un’immagine del Giappone diversa da quella a cui ci hanno abituato anime e manga e i romanzi di Haruki Murakami (che adoro). La stessa Kirino dichiara di fare un tipo di letteratura opposta alla letteratura globale di Murakami *; lei analizza i drammi dell’ignorato proletariato giapponese, presentando situazioni realistiche (anche se spesso virate all’horror) e non stereotipate. Per ottenere questo effetto iperrealistico la Kirino fa ricerche approfondite e visita i luoghi che vuole descrivere.

I romanzi ed i racconti della Kirino hanno ottenuto uno strepitoso successo di critica e pubblico, aggiudicandosi diversi premi letterari e sono stati spesso trasposti per la televisione ed il grande schermo. Ma questo successo non l’ha certo messa al riparo dalle critiche, tutt’altro. Innanzitutto esiste e resiste ancora una fazione della critica nipponica che sostiene l’idea secondo cui le donne dovrebbero scrivere solo romanzi rosa. No comment. Accadono poi fatti ancora più gravi, come quando un conduttore radiofonico si rifiutò di intervistarla nel suo programma perché la Kirino aveva osato descrivere in un suo romanzo l’omicidio di un uomo da parte della moglie. La società giapponese è tanto affascinante quanto variegata, oserei dire schizofrenica. Ma noi li amiamo anche per questo.

Natsuo Kirino prosegue a testa alta per la sua strada in una “Società che trae ingiustamente vantaggio dalle donne impotenti.” Buona lettura!

*Una curiosità: la Kirino ha affermato di fare un tipo di letteratura che è l’opposto della letteratura globale di Murakami (non migliore né peggiore: l’opposto). Poi sulla quarta di copertina trovo questa recensione: “Il noir e il romanzo di formazione sono tradizionalmente generi opposti, ma Kirino li fonde in modo brillante. I lettori di Murakami Haruki si sentiranno a casa” Booklist. Ora, a parte che non vedo incompatibilità tra noir e romanzo di formazione, anzi, ma vi posso assicurare che Kirino e Murakami, a parte il fatto di essere nati nella stessa nazione, non hanno nulla in comune! Questo “dettaglio” denota già una scarsa conoscenza dell’argomento da parte del recensore, senza contare la già citata dichiarazione della Kirino. Va bene il pressapochismo, ma se fai il critico letterario ti si chiede quantomeno di leggere il romanzo che stai recensendo e la biografia dell’autore. Per evitare figure barbine come questa.

– Monia Guredda –

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