“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Mary Wollstonecraft e figlia

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi abbiamo un’offerta eccezionale, siore e siori: ben due scrittrici al prezzo di una! Ma come al solito procediamo con ordine e presentiamo la nostra prima ospite.

Mary Wollstonecraft nasce a Londra il 27 aprile del 1759, in una famiglia povera, anche a causa degli hobby del padre: l’alcol ed il gioco d’azzardo. Mary è costretta a rinunciare ai suoi studi per lavorare ed accudire la famiglia. Lavora come dama di compagnia per le signore della buona società ed intanto prosegue i suoi studi da autodidatta. Questo conferma la teoria secondo la quale l’ambiente in cui si nasce influisce sì, ma solo fino ad un certo punto: il grosso del lavoro lo fa sempre la forza di volontà, che non si eredita né si acquista. Mary frequenta i salotti letterari e gli ambienti anarchici come il Johnson’s Circle. Qui conosce William Blake, Johann Heinrich Fussli ed il futuro marito, William Goodwin. Ma Mary va in Francia, insieme a Gilbert Imlay, per documentare la Rivoluzione. Qui apre un dibattito contro la visione maschilista di Jean-Jacques Rousseu e da alla luce la sua prima figlia, Fanny, figlia di Imlay, che però non vuole legami di nessun tipo. Tornata a Londra con la piccola, Mary tenta per ben due volte il suicidio, gettandosi nel Tamigi. Riesce a riprendere il controllo di sé e delle propria vita ed inizia una relazione con William Goodwin, che la ama da tempo. Mary resta incinta, e William la sposa, ma la coppia vive in due case separate.

Il 30 agosto del 1797 nasce Mary Wollstonecraft Goodwin, mentre la madre Mary muore di setticemia il 10 settembre. Mary Wollstonecraft Goodwin è stata una scrittrice, saggista, filosofa e un’antesignana del femminismo. Il suo principale lavoro resta A vindication of the rights of woman, nel quale afferma con forza e coraggio che le donne non sono inferiori agli uomini per natura (a distanza di 3 secoli ci sono ancora persone convinte di sta stronzata), ma che, a causa di una diversa educazione a loro riservata in società, le donne vengono poste in una condizione di inferiorità e di subordinazione. “È tempo di compiere una rivoluzione nei modi di essere della donna, è tempo di restituire loro la dignità perduta, e fare in modo che esse, come parte della specie umana, si adoperino, riformando se stesse, per riformare il mondo.” (Mary Wollstonecraft Goodwin)

Il 30 agosto 1797 nasce Mary Wollstonecraft Goodwin e il 10 settembre muore Mary Wollstonecraft Goodwin. La piccola Mary cresce con il padre, la sorellastra Fanny Imlay Goodwin (adottata dal buon William) e con la seconda moglie del padre e la loro figlia, Claire Clairmont. Una famiglia non tradizionale, anzi decisamente modern family, che funziona alla grande anche grazie all’educazione, ricca informale ed anticonformista, che Goodwin (anarchico comunista) si premura di impartire alle ragazze. È il 1814 e la giovane Mary si innamora, ricambiata, del poeta Percy Bisshe Shelley. Percy è sposato con Harriet Westbrook, ma porta comunque avanti la sua relazione con Mary, che resta incinta. La bimba muore alla nascita e Harriet si suicida. Mary e Percy si sposano il 30 dicembre del 1816.

Ma l’evento più importante si è svolto proprio durante l’estate del 1816, quando i due hanno partecipato ad un “ritiro letterario” in una villa sul lago di Ginevra. Nelle villa erano presenti, tra gli altri, anche Lord Byron, la sua amante Claire Clairmont (sì la sorellastra di Mary. Vedete che la vita degli scrittori è già sempre essa stessa un romanzo!) ed il di lui dottore/segretario John William Polidori. In quell’anno si era verificata l’eruzione di un vulcano, le cui ceneri avevano oscurato il cielo per mesi. Ora, la tv non era ancora stata inventata, figuriamoci i dvd. Quindi il gruppo si sfida a scrivere una storia spaventosa, per poi leggerla tutti insieme davanti al fuoco.

Polidori scrive Il vampiro, primo vero romanzo sulla figura mitologica senza tempo del demone succhiasangue. Lord Byron però si impadronì della paternità dell’opera e Polidori si suicidò. Mary scrisse invece la storia di un Prometeo moderno, un giovane scienziato che, dopo aver infuso la vita in un corpo morto, teme e rifiuta il suo potere, rifuggendo la sua creatura, che non è malvagia, ma solo bisognosa di risposte. Nasce così uno dei capisaldi del romanzo moderno e uno dei testi fondanti della letteratura gotica: Frankenstein. La coppia si trasferisce in Italia nel 1818. Qui muoiono i figli Clara Everina e William, ma nasce e sopravvive Percy Florence.

La felicità dura purtroppo poco, fino al 1822. William fa la bella pensata di traversare a nuoto la baia di La Spezia e muore annegato. Mary ed il piccolo Percy fanno ritorno in Inghilterra nel 1823. Qui Mary cura e fa editare gli ultimi scritti del marito prima di dedicarsi di nuovo alla sua attività di scrittrice. Numerosi, anche se molto meno noti rispetto a Frankenstein, i lavori di Mary Shelley. Citiamo A zonzo per la Germania e l’Italia, Valperga, Storia di un viaggio di sei settimane, Matilda, Maurice o La capanna del pescatore, La fortuna di Perkins Warbeck, Lodore, Falkner, numerosi racconti e, quello che personalmente mi ha incuriosito più di tutti e che ho intenzione di leggere, L’ultimo uomo, che parla dell’apocalisse abbattutasi sulla Terra nel futuristico XXI secolo. Mary Wollstonecraft Goodwin Shelley muore a Londra il primo febbraio del 1851, a causa di un tumore al cervello.

Due donne, madre e figlia, che hanno vissuto due vite diverse e simili, senza aver avuto la possibilità di conoscersi. Due donne che ci hanno lasciato, oltre i loro scritti, anche e soprattutto il loro esempio.

– Monia Guredda – 

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