“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Marina Jarre

Bentornati, Fedeli Lettori!

Oggi faremo la conoscenza della famiglia Gersoni, nucleo multiculturale che ha vissuto e segnato la prima metà del Novecento.

Samuel Gersoni è un ebreo lettone. Sua moglie, Clara Coisson, è una valdese italiana. Clara lavora come traduttrice sia per la Frassinelli che per la Einaudi e a lei si devono alcune traduzioni di Bulgakov, Cechov, Dostoevskij, Pasternak, Tolstoij e Turgenev. La coppia ha due figlie, Marina e Annalisa, che nascono e crescono a Riga. Ma nel 1935, quando Marina ha 10 anni, i genitori si separano e lei segue la madre e la sorella a Torre Pellice, il paesino piemontese in cui vive la nonna materna. È solo a questo punto che la piccola Marina, di lingua madre tedesca, inizia ad imparare l’italiano. Il padre rimane a Riga e lì viene ucciso nel 1941 durante un rastrellamento nazista.

La giovane Marina inizia una nuova vita a Torino, dove frequenta l’università e si laurea nel 1948 in Letteratura cristiana antica. Nel 1949 Marina sposa l’ingegnere Giovanni Jarre, dal quale ha quattro figli. Dal momento del conseguimento della laurea, Marina Jarre si dedica per oltre 25 anni all’insegnamento del francese, lavorando nelle scuole pubbliche di Torino. Parallelamente all’insegnamento e alla cura della famiglia, Marina Jarre ha lasciato la sua impronta nel mondo della letteratura pubblicando, tra il 1962 ed il 2011, circa 24 romanzi, quasi tutti editi da Einaudi o da Bollati Boringhieri e quindi facilmente reperibili. Uno dei suoi lavori, Ritorno in Lettonia, le è valso il prestigioso Premio Grinzane Cavour nel 2004.

Marina Jarre è morta a Torino il 3 luglio del 2016. Come è già capitato, ho scoperto l’esistenza di questa autrice proprio durante le ricerche per questa rubrica, quindi se da una parte mi dispiace non poter dire di più, dall’altra sono contenta di aver aggiunto un nuovo nome all’elenco degli autori da cercare durante le prossime escursioni in librerie e mercatini!

Sempre e comunque: buona Lettura!

– Monia Guredda –

Rispondi