“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Madame de Lafayette

Bentornati, Fedeli Lettori! Dopo un paio di tuffi nella letteratura contemporanea con la Kinsella e Gillian Flynn torniamo a bomba nel passato. Anzi, torniamo proprio alle origini non solo della letteratura femminile, ma proprio della letteratura tout court. Ho l’onore di presentarvi Marie-Madelaine Pioche de la Vergne, fanciulla della piccola nobiltà terriera francese, nata a Parigi il 18 marzo del 1634. Marie-Madelaine è la prima di tre figlie femmine e, grazie alla famiglia del secondo marito della madre, rimasta presto vedova, ha la possibilità di frequentare sin da giovanissima i salotti letterari di Parigi. La nipote del patrigno è infatti la letterata Marie de Sévigné che fa da mentore alla giovane Marie-Madelaine. Il patrigno, Renaud de Sévigné, finisce invece in esilio per aver far parto della Fronda del 1652. Notato come molti artisti vivono sin da giovani una vita che è già di per sé un romanzo?

La giovane e ricca ereditiera Marie-Madelaine sposa, per ragioni fiscali, il nobile spiantato François Motier conte di Lafayette, divenendo così Madame de Lafayette. La coppia vive insieme, in campagna, per due anni. Marie-Madelaine da al marito due figli (uno dei quali diverrà il celeberrimo generale Lafayette) e, svolte queste incombenze, se ne torna da sola a Parigi ed ai suoi salotti. La coppia non vivrà più insieme, ma intratterrà sempre rapporti amichevoli. Madame de Lafayette viene nominata dama di corte di Henriette d’Inghilterra e frequenta i salotti letterari di Parigi insieme al suo grande amico François de la Rochefoucauld; salotti frequentati anche da Jean Racine e Nicolas Boileau, tra gli altri. Così, per dire.

Madame de Lafayette inizia a scrivere e le sue numerose opere vengono pubblicate riscontrando ottime critiche ed un buon successo. Ma, ovviamente, la maggior parte di esse presenta una firma maschile, poiché era considerato sconveniente per una donna dedicarsi all’attività letteraria. Sarà anche stato sconveniente, ma intanto la donna scrittrice da vita a quello che è universalmente riconosciuto come il primo vero romanzo della storia. Stiamo parlando di quel capolavoro di indagine psicologica che è La Principessa di Clèves. La storia presenta il triangolo amoroso più casto di tutta la storia della letteratura francese (sempre tenendo conto del fatto che il più casto romanzo francese è da rating rosso rispetto al più scandaloso dei romanzi inglesi), con al vertice, appunto, la principessa di Clèves, che resiste all’amore che prova per il Duca di Nemours, che la ricambia sinceramente, per non commettere adulterio nei confronti del marito che non ama, ma che rispetta. Il marito alla fine muore, ma lei, invece di vivere con la coscienza pulita il suo amore con Nemours, si allontana dal mondo. La scelta estrema della principessa di Clèves è incomprensibile alle donne contemporanee… ma pure a quelle contemporanee di Madame de Lafayette! Il motivo di questa controversa scelta va ricercato nella filosofia di vita propugnata nei salotti delle Preziose, circolo femminile frequentato dall’autrice.

Che voi siate d’accordo o meno con la scelta della principessa di Clèves non potrete non ammirarne il coraggio, il coraggio di una donna che, incurante del pensiero dominante, vive la sua vita seguendo solo la propria volontà. La lettura di questo romanzo non è solo consigliata a tutti, maschietti e femminucce, ma è da considerarsi assolutamente obbligatoria. Voglio dire, stiamo parlando del Primo Romanzo della Storia Occidentale. Mica pizza e fichi. E l’ha scritto una donna. Buona lettura!

– Monia Guredda – 

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