“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Irina Leonidovna Nemirovskaja

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi scopriremo insieme la storia di una delle più grandi scrittrici del Novecento, solo recentemente riscoperta; una vita ancor più emozionante, rocambolesca e drammatica di qualsiasi romanzo. Irina Leonidovna Nemirovskaja nasce a Kiev l’11 febbraio del 1903 in una famiglia ebrea benestante. Il padre è un banchiere con le mani in pasta in diversi affari, la madre, Fanny, è una moglie annoiata ed una madre assente. La piccola Irina cresce con la tata francese. La famiglia si trasferisce nella ricca San Pietroburgo nel 1913, ma arriva la Rivoluzione e sono costretti a scappare. Il viaggio è un odissea; da Pietrogrado alla Finlandia, dalla Finlandia alla Svezia e dalla Svezia giungono infine in Francia.

Qui Irina diventa Irène, consegue il diploma e si iscrive alla facoltà di Lettere della Sorbonne. Quando si laurea, nel 1924, parla correntemente sette lingue. Intanto, nel 1923, pubblica il suo primo racconto: Un enfant prodige. Il primo romanzo, Il malinteso, viene pubblicato nel 1926, anno in cui sposa il banchiere ebreo Michel Epstein. La coppia avrà due figlie: Denise, nata nel 1929 e Elisabeth nata nel 1937. Il 1929 è l’anno del primo vero successo letterario, il controverso David Golder, pubblicato da Bernard Grasset. Irène è un’ebrea non praticamente che nei suoi romanzi presenta i suoi correligionari come persone abbiette sia da un punto di vista fisico che morale. C’è da dire che i personaggi maschili sono quasi tutti basati sulla figura di suo padre e di parenti e soci che hanno sempre frequentato casa sua, mentre le donne, algide e superficiali, sono tutte il ritratto della madre. Ovviamente le eroine che lottano contro il destino facendo leva sulla propria intelligenza e forza di volontà sono tanti alter ego di Irène stessa.

Emblematico in questo senso il romanzo breve Il ballo. Da questo testo del 1930 viene tratto il film di Wilhelm Thiele con Danielle Darrieux. Nel 1933 lascia Grasset ed inizia a pubblicare per Albin Michel. È del 1935 il primo tentativo di Irène di richiedere la nazionalità francese. Tutti i tentativi falliscono. I tempi sono sempre più bui e nel 1939 Irène si fa battezzare, divenendo ufficialmente cattolica. Irène racchiude in sé tutte le contraddizioni di quell’epoca assurda; è ebrea di nascita, ma di fatto non è mai stata praticante ed anzi è sempre stata molto critica nei confronti dei suoi correligionari. I suoi romanzi non sono affatto apprezzati dagli ebrei, che li considerano zeppi di stereotipi negativi, fisici e morali. Ma Irène, che è rimasta traumatizzata dallo scoppio della Rivoluzione russa, è una donna con idee di destra che scrive per riviste dichiaratamente di destra come il Candide (che la licenzia) e Gringoire (che, meno coerente, continua a pubblicarla, ma con uno pseudonimo maschile non ebreo, Pierre Nérey).

Intanto arrivano il 1940, lo Statuto degli ebrei e lo scandaloso governo collaborazionista di Vichy. Michel Epstein viene licenziato dalla banca per la quale lavorava da anni e Irène non viene più pubblicata, tranne che dal coraggioso editore Horace de Carbuccia. La famiglia, insieme alle bimbe, si rifugia nel Morvan. Sono obbligati ad indossare la stella gialla. 13 luglio 1942. Irène viene arrestata dalla guardia nazionale francese. Il marito scrive all’editore Albin Michel e tutti si mettono all’opera, scrivendo e telefonando, tentando di trovare un modo per liberare Irène. Tutto invano. Irène, dopo varie, terrificanti tappe, giunge ad Auschwitz. Lì morirà di tifo il 17 agosto 1942. Nell’ottobre del 1942 viene arrestato anche Michel Epstein, insieme a sua sorella. Vengono deportati ad Auschwitz il 6 novembre 1942 ed immediatamente gasati. Denise ed Elisabeth vengono cresciute dalla signora Dumas, di cui prendono il nome, ma sotto la tutela legale dell’editore Albin Michel. Fine della storia. No.

Abbandonando la casa in cui avevano vissuto gli ultimi, terribili mesi, Denise portò con sé una valigia appartenuta alla madre. Quella valigia rimase chiusa per anni e anni. Poi un giorno Denise trovò il coraggio di aprirla. All’interno trovò l’ultimo manoscritto della madre; i primi, ed ultimi, due volumi di Suite francese, che avrebbe dovuto essere una pentalogia, se il destino lo avesse consentito. Denise va alla presentazione del libro di una scrittrice francese e si mette in fila per farsi autografare la sua copia. La scrittrice domanda: “A chi lo dedico?” “A Denise Epstein.” “Oh, come la più grande scrittrice del Novecento.” “Era mia madre.”

L’editore Denoel pubblica immediatamente il manoscritto di Suite francese senza nemmeno leggerlo. A partire da qual momento l’Europa, il mondo, riscoprono un’autrice che sembrava essere stata uccisa due volte, da una guerra assurda e da un’amnesia letteraria. Ora l’opera omnia di Irène Nemirovsky è disponibile in varie edizioni ed anche il cinema ha riscoperto la potenza e le potenzialità dell’opera di questa autrice, tanto controversa quanto complessa e vera. Buona lettura!

– Monia Guredda – 

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