“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Gyp

Bentornati, Fedeli Lettori! Anche oggi faremo la conoscenza di un’autrice il cui nome è andato perso tra le pieghe della storia.

Sibylle Aimée Marie Antoinette Gabrielle Riquet de Mirabeau nasce a Plumergat il 16 agosto del 1849. E sì, è la pronipote di Octave marchese de Mirabeau che si fece eleggere tra i Rappresentanti del Popolo durante gli Stati Generali del 1789. Sibylle è l’ultima discendente del casato e rimpiange molto di essere nata donna e di non poter trasmettere il nome, decretando così la fine della dinastia dei Mirabeau.

Sibylle cresce a Nancy con la madre ed i nonni materni, visto che i genitori divorziano quando lei è molto piccola. Il nonno è un personaggio particolare; ex ufficiale della Grande Armata è ora un acceso legittimista. Alla nipote insegna a leggere e scrivere e ad andare a cavallo. La madre, Marie Le Harivel de Conneville, è una giornalista che scrive per Le Figaro. Il padre, un altro legittimista, la porta con sé alla presenza del Conte de Chambord, pretendente al trono. Il 2 dicembre del 1867 Sibylle sposa il conte Roger de Martel de Janville; la coppia ha tre figli, uno dei quali diventa un noto neurochirurgo.

La famiglia vive a Parigi, e Sibylle si immerge nella vita artistica della Capitale. Tra le altre cose, posa anche per Jean-Baptiste Carpeaux. Poi, nel 1879, si trasferiscono a Neuilly-sur-Seine. Già da due anni Sibylle scrive per La Vie Parisienne e La Revue des Deux Monde, ma è del 1880 il suo debutto letterario. Sibylle scrive tutte le notti ed in tutta la sua carriera sforna circa 120 opere, tutte firmate con il nom de plume di Gyp. I romanzi di Gyp brillano per i dialoghi, per lo spirito pungente, per il senso dell’umorismo ed il suo senso dell’osservazione; prende in giro la società mondana in cui vive e crea quelli che poi sono diventati dei veri e propri archetipi, come quello del bimbo viziato, quello della studentessa e quello della giovane moglie. Ma i lavori di Gyp sono finiti nel dimenticatoio per alcuni seri motivi. Il primo motivo è stilistico: le sue storie sono carenti dal punto di vista dell’azione e dell’intrigo. Il secondo motivo è morale: Gyp è una fanatica nazionalista, antisemita, boulangista e antidreyfusard. Durante il periodo dello scandalo relativo all’affare Dreyfus, Gyp scrive contro l’ex ministro della Giustizia Ludovic Trarieux, il quale la denuncia per diffamazione.

Nonostante le sue idee oggi insostenibili, ai tempi il suo salotto letterario era aperto e frequentato dai maggiori artisti e scrittori, tra cui Anatole France, Robert de Montesquiou, Michel Proust, Edgar Degas, Maurice Barrés, Paul Valery, Alphonse Daudet, Jean-Louis Forain, August Vimar, Lucien Gripechot ed Edgar Demanche.

Sebbene potesse vantare una discendenza nobiliare e un’intensa attività letteraria, Gyp è perseguitata per tutta la vita da problemi finanziari. Malgrado questo, nel 1895, compra e restaura il Castello di Mirabeau, che causa la sua definitiva rovina finanziaria e che è costretta a rivendere nel 1909 all’amico Maurice Barrés.

Dalle opere di Gyp furono tratti 7 film muti, ma anche quelli sono abbastanza introvabili.

Sibylle de Mirabeau muore a Neuilly-sur-Seine il 28 giugno del 1932. Le sue spoglie riposano nel vecchio cimitero della città.

Un personaggio controverso, Gyp; sicuramente figlia dei suoi tempi e che forse non andrebbe sepolta sotto il tappeto, ma studiata proprio per aiutarci a capire cosa accadeva nell’Europa del secolo scorso. Magari per evitare di ripetere gli stessi errori.

Buona ricerca e buona lettura!

– Monia Guredda –

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