“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Edith Wharton

Bentornati, Fedeli Lettori! La nostra odierna ospite è un vero e proprio mostro sacro della letteratura mondiale. Sono lieta di presentarvi Edith Newbold Jones, nata a New York il 24 gennaio del 1862 in una delle famiglie dell’alta borghesia newyorkese (la cosiddetta Aristocrazia dei Quattrocento). Edith cresce tra Manhattan e Newport, studiando privatamente senza mai frequentare le scuole pubbliche. La giovane Edith sposa nel 1885 il banchiere Edward Wharton, ma l’uomo già dopo alcuni anni inizia a mostrare i segni di uno squilibrio mentale. La coppia si separa lentamente ma inesorabilmente sino ad arrivare, nel 1913, al definitivo divorzio. Edith abbandona gli Stati Uniti e si trasferisce in Francia, dove inizia a frequentare il noto scrittore Henry James il quale la sprona ad intraprendere la carriera letteraria.

Il suo esordio letterario avviene nel 1902 con il romanzo intitolato La valle della decisione, a cui seguono un cospicuo numero di romanzi e racconti. Personalmente vi consiglio la lettura delle sue eleganti ghost stories, inquietanti e raffinate, adatte a palati letterari di alto livello. Edith Wharton , come sempre si firmerà, analizza nei suoi lavori la lotta del singolo contro le convenzioni della massa, concentrandosi in particolar modo sul rigido ambiente conservatore da cui proviene. Durante la Prima Guerra Mondiale Edith vive e lavora tra la Francia e l’Inghilterra dove si impegna nell’aiutare le donne senza lavoro e promuove gli “ostelli americani per rifugiati”. Il suo impegno umanitario le vale la Legion d’Onore, conferitale dal governo francese nel 1916.

Arriviamo al 1920, anno di pubblicazione del suo capolavoro, L’età dell’innocenza, storia nota a tutti anche perché nel 1993 Martin Scorsese l’ha trasposta per il grande schermo. Questo romanzo, così dolce, così crudele, vale alla Wharton il Premio Pulitzer. Edith è stata la prima donna a vedersi assegnare questo prestigioso riconoscimento. Edith Newbold Jones Wharton muore a Saint-Brice-sous-Foret l’11 agosto del 1937 lasciandoci in eredità 16 romanzi, 4 romanzi brevi, numerosi racconti, 3 raccolte di versi, un’autobiografia intitolata Uno sguardo all’indietro, un manuale sulla decorazione d’interni ed un reportage sui viaggi da lei compiuti durante la Grande Guerra, per non parlare dell’esempio di donna forte, anticonformista ed autosufficiente.

A tutti voi, come sempre, auguro buona lettura!

– Monia Guredda –

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