“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Dorothy Quick

Bentornati, Fedeli Lettori! Non ci volevo credere nemmeno io, ma in maniera assolutamente casuale ho trovato, per voi e per me, un’autrice il cui cognome inizia con la lettera Q! In uno dei miei amati mercatini ho trovato un volumetto antologico della Newton & Compton (i vecchi 100 pagine 1000 lire) intitolato Fantasmi americani. Qui, tra un racconto di Henry James ed uno di Mary Wilkins Freeman (vedi rubrica) ho trovato lo scritto di un’autrice mai sentita prima; Dorothy Quick, giustappunto.

Ovviamente ho iniziato a cercare notizie al suo riguardo, prima sul mio dizionario della letteratura poi su Google. Niente. Davvero, niente. Questo è quanto son riuscita a mettere insieme della sua biografia.

Della Quick non sono note né la data né il luogo di nascita. Si sa che tra il 1907 ed il 1910 la piccola Dorothy conobbe l’anziano e disilluso Mark Twain, uno dei padri della letteratura americana, il quale pare incoraggiò la bambina a scrivere le storie che la sua mente fantasiosa creava. La storia della loro amicizia si trova nell’autobiografia della Quick intitolata Mark Twain and Me. Purtroppo non disponibile in italiano.

L’esordio letterario della Quick avviene però nel 1932, anno in cui pubblica alcuni suoi racconti fantastici sulle pagine di riviste note come Strange Stories e Oriental Stories. Nel 1937 avviene il salto di qualità grazie alla pubblicazione sulla rivista di settore più nota al mondo: Weird Tales. Il primo racconto qui pubblicato a firma della Quick si intitola Strange Orchids, al quale seguono un’altra dozzina di racconti sino agli anni 40. Dorothy pubblica inoltre due romanzi (che no, non troverete in italiano) intitolati The Lost Door e The Lost Gods.

Con la chiusura del mitico bimestrale Weird Tales si perdono completamente le tracce di Dorothy Quick, un’autrice sulla quale è talmente difficile reperire informazioni da rendere evidente il fatto che è stata lei stessa a voler proteggere la propria privacy. Il racconto presente nell’antologia che me l’ha fatta conosce si intitola Villa De Quisce (The Woman on the Balcony) e si tratta di una classica ghost story al femminile, che presenta il fantasma tormentato di una fanciulla sfortunata che verrà aiutato a passare oltre grazie alla comprensione di una giovane sposa americana moderna. La storia è ambientata in Italia, in una villa sul mare; ambientazione originale per una ghost story comunque classica, dal momento che di solito si prediligono vecchi castelli oppure case isolate nella nebbia. Qui l’orrore si svolge alla luce del sole, anzi all’altrettanto abbagliante luce della luna, in una casa moderna e ariosa abitata da persone che si amano, senza nascondere oscuri segreti. Da questo punto di vista la Quick si presenta come l’incarnazione del nuovo modo americano di concepire le storie di fantasmi.

A questo punto credo che questo racconto di 13 pagine sia tutto ciò che si possa trovare in italiano di questa autrice. Mannaggia! Peccato non potervi dire di più.

Buona ricerca e buona lettura!

P.S. Esiste una Amanda Quick, prolifica autrice di conturbanti romanzi Harmony, ma non la troverete in questa rubrica.

– Monia Guredda –

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