“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Claudine Guérin de Tencin

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi torneremo nel XVIII secolo, attraverso i suoi illuminati salotti ed i suoi sordidi complotti. Vi presento Claudine Alexandrine Guérin de Tencin, baronessa de Saint-Martin-de-Ré, nata a Grenoble il 27 aprile del 1682. Seconda di 5 figli viene mandata in collegio a 8 anni, presso il monastero di Montfleury. Obbligata dalla famiglia a prendere i voti nel 1698 il giorno dopo si reca da un notaio per denunciare il sopruso subito! Ma Claudine aka Suor Augustine riesce a liberarsi del velo solo nel 1708, dopo la morte del padre. Nel 1712, dopo anni di processo, riesce addirittura ad ottenere lo scioglimento ufficiale dai voti e a vedersi riconosciuta la violenza subita.

Insomma, una donna di polso. Claudine, finalmente libera, va a Parigi e vive con la sorella, iniziando a frequentare i salotti mondani e culturali. Nel 1717 resta incinta del luogotenente d’artiglieria Louis-Camus Destouches; nasce così D’Alembert (il futuro padre dell’Enciclopedia, insieme a Diderot), il quale viene abbandonato il giorno dopo la nascita, il 17 novembre del 1717, davanti la chiesa Saint-Jean-le-Rond. La famiglia del padre si oppone al riconoscimento, ma si occupa economicamente del bimbo, allevato dalla nutrice Madame Rousseau. Claudine vede il figlio una sola volta, nel 1724.

La sua principale occupazione in quegli anni era rappresentata dal suo salotto politico, nel quale si divertiva a sfidare gli uomini sui loro stessi terreni di competenza. Amante del cardinale Guillaume Dubois, aiuta la carriera del fratello Pierre e, intesse una rete di conoscenze utili le une alle altre, e soprattutto a se stessa ed alle sue attività di speculatrice economica, grazie alle quali guadagna diversi milioni. In tutto ciò la Tencin si era costruita l’immagine di una donna addirittura bigotta; insomma, una vera marchesa de Merteuil! Le sue manovre però le costano l’esilio, deciso nel 1730 dal cardinale Fleury. Ma Claudine passa 4 mesi ad Ablon da una sorella e torna a Parigi a occuparsi dei suoi affari, solo che stavolta lo fa  in maniera molto più discreta. Più discreta, ma ancor più efficace visto che nel 1740 riesce a far nominare cardinale e arcivescovo di Lione il suo fantoccio, l’inetto fratello Pierre che due anni dopo diviene addirittura ministro. Certo l’amicizia di Claudine con papa Benedetto XIV può aver aiutato! Ma madame de Tencin ha amici anche tra i diplomatici, i banchieri, i politici, gli scrittori ecc. Uno dei suoi amanti, il consigliere La Fresnaye, abbandonato perché pieno di debiti di gioco, si suicida nel salotto di Claudine e non contento lascia scritto nel testamento che si toglie la vita proprio per causa di Madame de Tencin. Questo costa a Claudine 3 mesi di reclusione alla Bastiglia; qui il suo vicino di cella è Voltaire e a Parigi è noto che tra i due non scorre buon sangue (lei lo chiamava il geometra). Era il 1726.

Ma la morte del cardinale Fleury nel 1743 e della duchessa de Chateauroux nel 1744 la privano dei suoi due più potenti protettori e Claudine perde ogni influenza. Anziana, obesa e priva di potere non esce più dalla sua casa di rue Vivienne. Nel 1746 una malattia del fegato e la vista indebolita la obbligano a dettare i suoi scritti. L’ultimo romanzo, Les Malheurs de l’amour esce così nel 1747 ed è uno scritto semi autobiografico in cui l’autrice, tramite la protagonista Pauline, rimpiange una vita passata a cercare il potere e che si conclude in maniera solitaria, senza veri affetti. Le restano accanto solo Fontenelle, Marivaux ed il suo dottore ed erede Jean Astruc. Claudine de Tencin muore a Parigi il 8 dicembre del 1749.

Benedetto XIV: “Possa ella essere in cielo, parlava con tanta considerazione della Nostra modesta persona.”

Grimm, Diderot, Raynal e Meister: “Crimini e vizi hanno avuto fine per il decesso di Madame de Tencin. Ahimè, mi dico, povero diavolo non resta forse suo fratello?

Numerosi i suoi amanti reali, innumerevoli quelli attribuiti dai nemici. C’è da dire che Claudine non si preoccupò mai di smentire certe voci, non si difese mai, contribuendo a crearsi un personaggio e a sfruttarlo. Sottolineiamo inoltre che alcune delle voci malevole nei suoi confronti nascevano dal fatto che era una donna! I salotti francesi dell’epoca erano pieni di intriganti e ricattatori, ma uomini. La sua colpa non era rappresentata dal suo modo di vivere, ma dal suo sesso. Lei si ribellò prima all’autorità paterna per poi rifiutare di sottomettersi all’autorità di un marito. Lei così afferma: “Una donna scaltra sa unire il piacere all’interesse e giungere, senza annoiare il suo amante, a fargli fare ciò che vuole.”

Gli scritti della Tencin appaiono classici romanzi dotati di protagoniste sensibili e sembrano lontani da ciò che era il suo modo di vivere, ma dietro la classicità di temi e personaggi si nasconde l’autrice e la sua satira nei confronti della società e dei costumi dell’epoca. Perché una donna dura e potente come lei si dedicò alla letteratura? Per esprimere se stessa, probabilmente la vera se stessa, che celava sotto la maschera della donna senza cuore e affamata solo di potere. I suoi scritti vengono comunque pubblicati in forma anonima. Ma nell’ambiente la riconoscono. Si deve però aspettare il 1767 per il riconoscimento ufficiale ed il 1786 per la prima edizione delle sue opere con il suo nome in copertina.

La sua prima opera è del 1735 e si intitola Mémoires du comte de Comminge, molto apprezzato da critica e pubblico. Segue, nel 1739, La Siège de Calais, nouvelle historique ed infine abbiamo Les Malheurs de l’amour scritto sotto forma memorialistica ed intimista. Una delle novità è rappresentata dalla protagonista, la borghese Pauline che narra le sue vicissitudini  in prima persona. La storia si fonda poco sulla narrazione oggettiva degli eventi quanto sulla profonda analisi psicologica dei personaggi.

Donne forti ed anticonvenzionali, quelle ritratte da Madame de Tencin, che anticipa De Sade di 40 anni. Storie all’opposto della Nouvelle Heloise di Jean-Jacques Rousseau e de La princesse de Cleves di Madame de Lafayette (vedi articolo), romanzi nei quali la ragione (dettata dalla morale) prevale e schiaccia i sentimenti. La Tencin fa invece seguire ai suoi personaggi la filosofia del cuore. Che viene comunque sconfitta dalla società, dall’amor proprio delle protagoniste e dalla leggerezza dei protagonisti.

Tra le opere di Madame de Tencin ricordiamo inoltre gli incompleti Anecdotes de la cour et du règne d’Edouard II, roi d’Angleterre. Gli scritti di Claudine de Tencin hanno goduto di una costante fama (supportata anche da alcune feroci critiche) per tutto il XVIII ed il XIX secolo. Gli inizi del Novecento vedono un certo disinteresse nei confronti della sua persona e delle sue opere, che tornano però ad essere studiate ed apprezzate a partire dal secondo dopoguerra.

Una donna controversa, forte e fragile, che certamente merita il suo posto nella storia del costume e della letteratura.

– Monia Guredda –

 

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