“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Claire Duras

Bentornati, Fedeli Lettori!

Oggi faremo la conoscenza di un’autrice quasi totalmente ignota, poiché per decenni è stata catalogata dalla critica ufficiale come un’autrice minore di romanzi di genere sentimentale, mentre pare che recentemente sia in atto una rivalutazione delle sue opere, che affrontano il tema post moderno della questione d’identità.

Ma, come di consueto, andiamo con ordine.

Claire Louisa Rose Bonne de Coetnempren de Kersaint (mi sto figurando l’eventuale codice fiscale della fanciulla!) nasce a Brest il 23 marzo del 1777.

Il padre, Armand de Kersaint, è un Ammiraglio di idee liberali, autore di un pamphlet contro i privilegi dall’emblematico titolo “Le bon sens”. La madre è una bella donna originaria della Martinica. Ne consegue che Claire è creola. Sapete quale grande autore francese era creolo? Alexandre Dumas padre. Ma torniamo alla famiglia de Kersaint. Il Terrore non risparmia nessuno, e persino il liberale Ammiraglio de Kersaint ne è vittima; viene infatti ghigliottinato il 4 dicembre del 1793. Claire e sua madre fuggono; prima in Martinica, poi negli Stati Uniti, in Svizzera ed infine a Londra, dove vive una nutrita comunità di nobili e letterati emigrati francesi (tra cui i due fratelli minori di Luigi XVI, che diverranno durante la Restaurazione Luigi XVIII e Carlo X). Qui Claire conosce e sposa, nel 1797, il Duca Amédée Bretagne Malo de Durfort, Duca di Duras (la complessità dell’eventuale codice fiscale raggiunte livelli proibitivi). Durante il periodo londinese nascono le due figlie della coppia; Félicie e Clara.

Dopo il colpo di Stato di Napoleone la famiglia Kersaint torna a Parigi, per stabilirvisi in pianta stabile durante la Restaurazione.

Grazie a Chateaubriand, conosciuto a Londra, Claire inizia a frequentare i più rinomati salotti letterari parigini, diventando amica di Madame de Stael (vedi articolo), Rosalie Constant, Humboldt, Lamartine e Talleyrand.

Ed è qui che, tra il 1821 ed il 1822, scrive le sue 5 opere.

La prima e più famosa è Ourika, edita nel 1823. In questo romanzo la Duras descrive con realismo e partecipazione gli effetti del razzismo nei confronti delle persone di colore e la conseguente disintegrazione psicologica che ne consegue, e che porta alla depressione e all’autodisprezzo. Decisamente avanti. Di almeno un secolo.

Nel 1825 esce Èdouard mentre Olivier ou le Secret esce solo nel 1871. Questo perché nel 1826 ne uscirono dei falsi e l’autrice decise per questo di ritirarsi dal mondo letterario. A causa di questa scelta i suoi ultimi due romanzi (citati in alcune lettere personali), Le Moine ou l’Abbé du Mont Saint – Bernard e Les Mémoires de Sophie resteranno inediti. Uscì però postumo il romanzo Pensées de Louis XIV.

Claire de Kersaint di Duras muore a Nizza il 16 gennaio del 1828, praticamente ignorata dalla critica. Era una scrittrice troppo complessa e controversa per essere compresa all’epoca. Certo, molti non la apprezzerebbero nemmeno adesso. I protagonisti dei suoi romanzi sono personaggi oppressi ed emarginati, a causa della propria origine sociale o della razza, ed ai quali viene preclusa un’esistenza serena e positiva. La Duras analizza i principi della Rivoluzione, soprattutto la spinosa questione dell’uguaglianza tra uomo e donna che persino i promulgatori della nuova Francia basata su Liberté Egalité et Fraternité non furono in grado di affrontare. Le opere della Duras sono tragedie in cui gli amori, a causa di impedimenti di carattere sociale o personale, si rivelano fatalmente amori impossibili.

Dicevamo all’inizio dell’articolo che i romanzi della Duras sono stati relegati per due secoli nel dimenticatoio poiché considerati semplici romanzi sentimentali. Ma qualcosa sta cambiando e si inizia a vedere queste opere come pioniere di un movimento molto più profondo e coraggioso.

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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