“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Chelsea Quinn Yarbro

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi faremo la conoscenza di un’autrice contemporanea, estremamente prolifica e molto nota negli Stati Uniti ma purtroppo conosciuta solo da una ristretta cerchia di lettori qui da noi.

Vi presento Chelsea Quinn Yarbro, nata il 15 settembre del 1942 a Berkeley, in California. Nel 1969 Chelsea sposa Donald Simpson, ma la coppia divorzia nel febbraio del 1982. Chelsea consegue la laurea presso San Francisco State College ed intraprende quasi da subito la carriera letteraria, ricca di pubblicazioni e di riconoscimenti. Infatti, in oltre 45 anni di carriera, la Yarbro ha dato alle stampe oltre 70 romanzi e numerosi racconti, che spaziano dalla fantascienza, all’horror, dal western a temi per young adult. Ma attenzione! I lavori della signora Yarbro si celano sotto diversi nomi, come ad esempio: Quinn Fawcett, Trystam Kith, Terry Nelson Bonner, T. C. F. Hopkins, Camellia Gabor e Vanessa Pryor.

Questi notevoli risultati sono resi possibili dalla ferrea disciplina a cui la Yarbro si sottopone; Chelsea scrive infatti per sei ore al giorno, per sei giorni la settimana. Tranne ovviamente quando è in viaggio, per piacere, per compiere ricerche per un nuovo romanzo o per ritirare qualche premio internazionale. Perché alla Yarbro non mancano di certo i riconoscimenti. Così per dire, è stata nominata Grand Master alla World Horror Convention del 2003, Leggenda Vivente all’International Horror Guild del 2005 e ha ricevuto il Cavalierato dalla città di Brasov dalla Transylvanian Society of Dracula. Per riempire il tempo libero (?) lavora come cartografa, legge i tarocchi ed il palmo delle mani, compone musica e suona sette strumenti.

Ora, qui in Italia non è facilissimo recuperare i lavori della Yarbro e io per adesso ho letto solo un racconto, intitolato “Vuoti”, e presente nell’antologia Profondo Horror edita da Bompiani nel lontano 1993 e da me recuperata in un mercatino dell’usato nel recente 2017. Il racconto ci trasporta nella mente di una donna, Ruth, che viaggia in macchina per lavoro. Con lei attraversiamo cittadine sperdute e incontriamo persone a cui poi capitano cose brutte. Forse. Forse è accaduto davvero. O forse è solo un sogno di Enid.

La finezza psicologica con cui viene descritta questa donna scissa è affascinante e disturbante e fa venire voglia di leggere qualcosa di più lungo e complesso scritto da questa autrice.

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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