“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Carolina Invernizio

Bentornati, Fedeli Lettori! Oggi faremo la conoscenza della regina del romanzo d’appendice italiano. Carolina Maria Margarita Invernizio nasce a Voghera il 28 marzo del 1858.

Il padre è un funzionario delle Imposte e, nel 1865, la famiglia si trasferisce a Firenze, da poco eletta capitale del Regno d’Italia. Qui Carolina si diploma presso l’Istituto Tecnico Magistrale. Un risultato notevole per una fanciulla dell’epoca. Ma il percorso non è stato comunque facile, visto che a causa di un racconto pubblicato sul giornale della scuola, la Invernizio ha rischiato l’espulsione.

Ma evidentemente la strada è tracciata e nel 1876 Carolina esordisce con la novella Un autore drammatico, a cui segue, nel 1877, il suo primo romanzo: Rina o l’angelo delle Alpi. Nel 1881 sposa l’Ufficiale dei Bersaglieri Marcello Quinterno; la coppia ha una figlia, Marcella. Nel 1896 Quinterno torna dalla guerra di Abissinia e la famiglia si trasferisce a Torino, a cui segue il trasferimento a Cuneo del 1914; qui la Invernizio apre il suo noto salotto letterario di via Barbaroux. Nell’intero arco della sua carriera Carolina Invernizio da alle stampe ben 123 romanzi, molti dei quali editi da Salani a tirature incredibili per quei tempi.

Quasi tutti i suoi romanzi sono densi di situazioni patetiche e terrificanti e dai titoli di definito effetto (Anime di fango 1888, Il bacio di una morta 1889, La sepolta viva 1896, L’albergo del delitto 1905, Il cadavere accusatore 1912). Molti vennero pubblicati a puntate su quotidiani come L’Opinione Nazionale (di Firenze) o La Gazzetta di Torino, entrando a pieno titolo quindi nel filone popolare dei romanzi d’appendice o feuilletons. Qui la degradazione del romanzesco Ottocentesco si manifesta in un intreccio di sadismo e sentimentalismo che esercita una funzione gratificante verso il vasto pubblico della letteratura di consumo. Lo stile appare grossolano, sul modello dei feuilletons di X. de Montépin e di Ponson du Terrail. Abbiamo una netta divisione tra eroi e malvagi e le storie presentano tinte mistery, horror e poliziesche.

Ovviamente è tanto amata dal pubblico quanto disprezzata dalla critica.

Antonio Gramsci la definisce “Un’onesta gallina della letteratura popolare”. Altri suoi soprannomi sono La Carolina di servizio e La casalinga di Voghera (modo di dire che ha generato l’odierno clichè).

Ma Carolina Invernizio credo se ne curi poco, visto che i suoi romanzi vendono tantissimo sia in Italia che all’estero, soprattutto in America Latina e che molti suoi romanzi sono stati trasposti al cinema e per la televisione. Citiamo giusto tre curiosità, a tal proposito. Nel 1974 il regista Mario Lanzetti porta al cinema Il bacio di una morta, la cui sceneggiatura è firmata da Pupi Avati. Nel 1975 il regista Ugo Gregoretti dirige lo sceneggiato Romanzo popolare, tratto dal romanzo I ladri dell’onore, tra gli interpreti troviamo Gigi Proietti.  Nel 2015 la Rai ha trasmesso lo sceneggiato La dama velata, ispirato a varie trame della Invernizio, ma principalmente al già citato Il bacio di una morta.

Carolina Invernizio muore a Cuneo il 27 giugno del 1916. Le sue opere sono reperibili abbastanza facilmente, quantomeno quelle edite da Salani. Certo, sono particolari e di gusto un po’ datato, ma io personalmente ne sono rimasta incuriosita e quindi, durante le mie prossime spedizioni nei mercatini, aguzzerò lo sguardo in cerca di qualche suo titolo.

Buona ricerca e buona lettura!

– Monia Guredda –

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