“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Brunella Schisa

Bentornati, Fedeli Lettori! Quest’oggi faremo la conoscenza di una scrittrice contemporanea, ma che ama parlare più del passato che del presente. Vi presento Brunella Schisa, scrittrice italiana, nata a Napoli il 20 ottobre del 1953.

La Schisa è una giornalista e, sin dal 1983, collabora con il quotidiano La Repubblica per il quale ora cura la rubrica dedicata ai libri per Il Venerdì. Brunella lavora per diversi anni anche come traduttrice: sue le traduzioni di Herculine Barbin, Detta Alexina B.: una strana confessione: memorie di un ermafrodito, Teatro (di Raymond Roussel) e Lettera di una monaca portoghese (di Mariana Alcoforado). Nel frattempo, in collaborazione con Federica Lamberti Zanardi, scrive due racconti per l’infanzia dal titolo di Caro Babbo Natale non fare come l’anno scorso (1991) e Babbo Natale pensaci tu (1992).

La giornalista e traduttrice esordisce però come romanziera solo nel 2006, con il romanzo dal titolo La donna in nero, che le vale numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Rapallo 2007 ed il Premio letterario Città di Bari Costiera del Levante Pinuccio Tatarella 2007. La donna in nero narra la storia dell’incontro tra Edouard Manet, uno dei principali fautori del movimento Impressionista in Francia, e della pittrice Berthe Morisot. Sin da questo esordio si profila la passione della Schisa dei dettagli storici che spesso vengono ignorati nei testi scolastici, ma che ci invece ci danno la possibilità di capire meglio quel determinato periodo storico e artistico. La bellezza è nei dettagli è una frase di Michelangelo. Seguono Lo strappo scritto a quattro mani con Antonio Forcellino ed uscito nel 2007, Dopo ogni abbandono, romanzo del 2009 che ci narra la storia della scrittrice Evelina Cattermole, donna che si muove nell’Italia unita di fine Ottocento e La scelta di Giulia del 2013 e ambientato ai giorni nostri.

Io ho appena finito di leggere La nemica, pubblicato nel 2017. L’ho comprato in libreria a prezzo pieno, per poi trovarlo pochi giorni dopo su una bancarella a 3 euro. Volevo piangere. Ma andiamo avanti. Ho comprato questo libro perché parla dell’Affaire du Collier, la truffa perpetrata dalla contessa Jeanne Valois de la Motte Saint-Remy ai danni del cardinale de Rohan e della regina Maria Antonietta. Forse. Sì perché il caso del furto della favolosa collana di diamanti ha fatto storia, ma i punti oscuri restano ancora oggi. Molti ignorano questo “dettaglio”, visto che i manuali di storia delle scuole non lo citano quasi mai, eppure è un evento fondamentale per capire la Francia di quegli anni. Lo scandalo della collana è stato uno dei fattori che hanno concorso alla scoppio della Rivoluzione francese. E Jeanne de la Motte ne è il personaggio chiave. La Schisa ha studiato gli atti del processo, il carteggio intercorso tra i vari protagonisti e numerose biografie già scritte sull’argomento. Per sua stessa ammissione non ha mai visto Lady Oscar. Peccato. La storia di Jeanne è magistralmente rappresentata nell’anime. Comunque. La Schisa decide di servirsi di un personaggio inventato da lei per farci addentrare nella Parigi pre-rivoluzionaria. E chi meglio di un giornalista avrebbe potuto farci da narratore? Marcel assiste al supplizio di Jeanne sul patibolo e, come molti altri prima e dopo di lui, resta affascinato dalla forza che emana da quella donna seducente. La storia narrata nel romanzo copre appunto gli eventi dalla marchiatura di Jeanne come ladra (1786) sino alla tragica fine della famiglia reale, nel 1793. Il romanzo si legge in maniera scorrevole, ma devo dire non troppo appassionante. Nonostante parli di quello che è il mio periodo storico prediletto, nonostante la storia di Jeanne sia quanto di più intrigante si possa immaginare, nonostante tutto ciò il romanzo della Schisa non è riuscito a portarmi nei vicoli della Parigi affamata, non mi ha fatto sentire il fervore rivoluzionario che cresceva di giorno in giorno, non mi ha fatto né amare né odiare nessun personaggio. Questo perché lo stile utilizzato è estremamente lineare e impersonale; possiamo dire che ha deciso di dare un taglio più giornalistico e meno personale. Ovviamente questo da molte persone può essere considerato un punto a favore; la Schisa ci narra ogni minimo particolare, rendendoci partecipi degli eventi storici, maggiori e minori, intercorsi in quel decennio, ma senza esprimere giudizi e senza mai scivolare nel melodrammatico. Ma io personalmente avrei gradito un tono più coinvolto e coinvolgente.

Detto ciò, Brunella Schisa mi sembra una scrittrice da tenere d’occhio.

Buona lettura!

– Monia Guredda –

 

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