“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Banana Yoshimoto

Bentornati, Fedeli Lettori! L’ospite di quest’oggi è forse la più famosa autrice del Sol Levante: Banana Yoshimoto. Che ovviamente non si chiama Banana, bensì Makoto. Makoto Yoshimoto nasce a Tokio il 24 luglio del 1964 in una famiglia con spiccate tendenze artistico – letterarie. Infatti il padre Takaaki (o Ryumei) Yoshimoto è un celebre filosofo e critico, molto apprezzato in patria. La sorella Haruno Yoiko invece è una character designer e lavora per l’imponente industria nipponica degli anime. Dream’s job. Makoto intanto si laurea presso il college delle arti, la Nihon University, con una specializzazione in Letteratura. Ed è proprio durante gli anni del college che inizia a farsi chiamare Banana, uno pseudonimo che lei trova “carino e androgino”. Sempre in questo periodo (siamo intorno al 1987) inizia a scrivere, influenzata dai suoi scrittori prediletti: Stephen King (vedi articoli), Truman Capote e I. B. Singer.

Il 1988 è l’anno del suo clamoroso debutto; il piccolo romanzo Kitchen deve venir ristampato ben 60 volte in breve tempo. Possiamo inoltre vantarci di un primato; il primo Paese estero ad aver tradotto Kitchen è stata l’Italia. Da allora La Feltrinelli ha tradotto (grazie a Giorgio Amitrano) tutte le opere della Yoshimoto. E da allora molte altre nazioni si sono rese conto del talento della Yoshimoto, che ha al suo attivo 15 romanzi, 7 raccolte di racconti e circa 6 milioni di copie vendute. Per non parlare dei numerosi premi nazionali ed internazionali che si è aggiudicata nel corso degli anni.

Ma di cosa parla la Yoshimoto nelle sue opere? Di due argomenti, principalmente.
“Dello sfinimento della gioventù nel Giappone contemporaneo” e “Del modo in cui le esperienze terribili influiscono nella vita di una persona”.  I romanzi ed i racconti di Banana si presentano sotto un’ottica spensierata da shojo manga (i fumetti con target femminile), ma, come nei migliori shojo, presentano personaggi e situazioni estremamente complessi, ricchi di sfaccettature, spesso anche molto drammatiche. I temi che tratta, con garbo ma senza nessun filtro, sono la Vita e la Morte, l’Amore e l’Amicizia, la Ragione e la Perdita. Avvicinandosi alla Yoshimoto si può provare un iniziale senso di vertigine, perché non ci si aspetta davvero di trovarsi davanti personaggi così complessi, situazioni così drammatiche, ma una volta entrati nel suo mondo ne resterete ammaliati, tanta è l’empatia che i personaggi sapranno suscitarvi. Per mantenere la tradizione artistica di famiglia, Banana ha sposato un musicista, Hiroyoshi Tahata, e la coppia ha un figlio nato nel 2003 di nome Manachinko. Tra pochi anni scopriremo anche il suo talento artistico, non ne dubito. Banana Yoshimoto dice di dedicare alla scrittura almeno 30 minuti al giorno, ma afferma anche di sentirsi in colpa nel fare un lavoro che di fatto lei considera un divertimento. Può essere vero, ma come non tutti sono capaci di progettare un palazzo, non tutti sono capaci di cucinare, non tutti sanno aggiustare un impianto idraulico, così non tutti sanno scrivere. È un lavoro come tutti gli altri; è necessario avere una predisposizione pratica e tanta passione.

Comunque, dopo tutta questa umiltà, Banana Yoshimoto afferma anche di voler vincere il Nobel per la Letteratura! Chissà cosa ne pensa il povero Haruki Murakami. Beh, io vi consiglio di leggerli entrambi. Buona lettura!

– Monia Guredda –

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