“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Anne Hébert

Bentornati, Fedeli Lettori!

Oggi faremo la conoscenza di un’autrice contemporanea, scomparsa solo pochi anni fa e che in Italia è davvero poco nota. Indovinate come l’ho conosciuta io? Esatto, ho trovato un suo romanzo su una bancarella ad un prezzo ridicolo!

Ma come di consueto, andiamo con ordine.

Anne Hébert nasce nel villaggio canadese di Sainte-Catherine-de-Fossambault (oggi noto come Sainte-Catherine-de-la-Jacques-Cartier) il 1° agosto del 1916.

Anne cresce però a Quebec City, in una famiglia nella quale riceve fondamentali stimoli culturali, tanto dal padre (noto critico letterario), quanto dal cugino (il poeta Saint-Denis Garneau). Arriva così a pubblicare la sua prima raccolta di poesie (Les songes en équilibre) quando ha appena vent’anni. Ma se nel 1942 le sue poesie ottengono discreti riscontri così non si può dire per i racconti (Le torrent) editi nel 1950. La giovane Anne mostra il suo volto di donna nuova, non più ancorata ai valori tradizionali e questo genera resistenza in una certa fascia di lettori. Questo le causa problemi nel trovare un editore per la sua seconda raccolta di poesie (Le tombeau de rois).

La svolta avviene nel 1953, quando Anne viene assunta come sceneggiatrice presso l’Ufficio nazionale del cinema di Ottawa e Montréal. In questo periodo, oltre a lavorare a sceneggiature per film televisivi, riesce a far pubblicare il suo primo romanzo, Les chambres de bois, che si aggiudica il Premio France – Canada nonché il Premio Duvernay.

È il 1960 e la Hébert viene ammessa nella Société Royale du Canada. Non male.

Nel 1965 arriva per Anne una borsa di studio che le consente di trasferirsi a Parigi e nella capitale francese pubblica il romanzo che le dona visibilità internazionale, Kamouraska, e che le vale il prestigioso Prix des Libraires.

Questo romanzo è arrivato in Italia con il titolo Dietro il gelo dei vetri ed è il volume che pochi mesi fa ho trovato su una bancarella. Vero colpo di fortuna, visto che è fuori catalogo da anni. Si tratta della storia (ispirata a fatti realmente avvenuti) di una donna costretta al matrimonio ed alla maternità. Una donna viva, uccisa un po’ ogni giorno che passa, ad ogni nuova gravidanza., con ogni nuova chiacchierata sussurrata alle sue spalle. Una donna sposata due volte, ma che ama un terzo uomo che, nel bene e nel male, segnerà la sua intera esistenza. Una storia cruda e crudele, dove non è possibile trovare redenzione, nessuna vera pace, esteriore o interiore. Una storia che ci fa riflettere sulle imposizioni e le ipocrisie della società e di come queste siano spesso a discapito della donna.

Le due opere successive arrivano da noi solo nel nuovo millennio; si tratta de I bambini del sabba (che gode del riconoscimento del Premio del Governatore del Canada) e de L’ultimo giorno dell’estate che le vale il Prix Femina.

Nel frattempo riceve anche numerosi dottorati honoris causa da parte dell’Université Laval, dall’Università di Toronto, dall’Università di Guelph, dall’UQUA e dall’Università McGill.

Tra gli anni Settanta e la fine degli anni Novanta la Hébert da alla stampe altri quattro romanzi. Da notare come la stragrande maggioranza dei suoi lavori sia ambientata in Québec; ed è infatti lì che fa ritorno nel 1998. Qui pubblica i suoi ultimi due romanzi, di cui solo il secondo (Un vestito di luce) è arrivato in Italia.

Anne Hébert muore il 22 gennaio del 2000 a Montréal, lasciando una vasta produzione letteraria, poetica, giornalistica, teatrale e televisiva.

Le sue opere non sono facili da reperire, ma dopo aver letto Kamouraska so di dover tenere gli occhi aperti nell’eventualità di rinvenire altri suoi lavori.

A voi come di consueto auguro:

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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