“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Anna Vertua Gentile

Bentornati, Fedeli Lettori!

Quest’oggi la nostra ospite è una scrittrice italiana delicata e combattiva al tempo stesso, tanto da venir definita “la figlia ideale di Edmondo De Amicis e Louise May Alcott”. Vi presento Anna Vertua nata a Dongo, in provincia di Como, nel 1846 o nel 1850. Purtroppo non è chiaro.

Anna pubblica giovanissima il suo primo lavoro, Letture educative per fanciulle, del 1868 e sempre molto giovane sposa un professore di Storia Antica dell’Università di Pavia, Iginio Gentile, e da allora pubblica i suoi scritti firmandosi Anna Vertua Gentile. La coppia ha un figlio, Marco Tullio nato nel 1874, e da quell’anno sino alla morte di Iginio, avvenuta nel 1893, Anna scrive tutta una serie di racconti e di opere teatrali brevi espressamente dedicate ai bambini e che vengono recitate nei salotti o messe in scena con i burattini.

Diventa una scrittrice di professione solo dopo la morte del marito e recupera il tempo perduto producendo in pochi anni oltre 150 titoli, tra romanzi (soprattutto rosa), scritti educativi e manuali di buone maniere, dedicati soprattutto alle fanciulle, alle giovani spose ed alle mamme. La maggior parte dei suoi scritti diventa una sorta di best seller dell’epoca. Lavora per riviste come Giornale delle maestre e La donna, quest’ultima diretta da Gualberta Alaide Beccari. Anna stessa, tra il 1905 ed 1906, dirige il bisettimanale Fanciullezza italiana in cui lei stessa tiene una rubrica dedicata ai consigli di comportamento.

Ma questa signora così a modo non è una donna repressa vecchio stile e lo dimostra prendendo parte, nel 1907, al Congresso sui diritti femminili promosso dalle donne cattoliche e socialiste. I suoi lavori, così ricchi di sentimentalismi e di precetti morali, non mancano però di richiami all’idea rivoluzionaria dell’indipendenza femminile. Anna Vertua Gentile muore il 23 novembre 1926  a Lodi, presso l’Istituto Santa Savina, in cui si era ritirata nel 1923. Sulla facciata esterna dell’edificio è affissa una targa in sua memoria.

La città di Codogno le ha intitolato una scuola elementare e ha istituito a suo nome un premio di narrativa organizzato dalla biblioteca civica.

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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