“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Anna Emilia Vivanti

Bentornati, Fedeli Lettori! Quest’oggi faremo la conoscenza di un’autrice estremamente prolifica e conosciuta a livello internazionale, ma che di fatto a scuola non si studia, e infatti in pochi la ricordano: Anna Emilia Vivanti.

Anselmo Vivanti è un patriota mazziniano di origini ebraiche che partecipa ai moti di Mantova del 1851. Inviso al governo, ripara a Londra. Anna Lindau è una scrittrice tedesca, sorella dei letterati Paul e Rudolph, appartenenti ad una prestigiosa casata tedesca. Anselmo ed Anna sono i genitori di Anna Emilia, che nasce a Norwood il 7 aprile del 1866. Annie cresce tra l’Inghilterra, la Svizzera, l’Italia (dove studia canto) e gli Stati Uniti e da giovane lavora come artista teatrale, prima di dedicarsi alla scrittura.

Nel 1890 esce la sua prima raccolta poetica, Lirica, che vanta la prefazione di Giosue Carducci; i due saranno amici per tutta la vita. Annie sposa, nel 1892, l’irlandese John Chartres, giornalista che combatte per la causa indipendentista. I due hanno una figlia, Vivien, che si rivela un enfant prodige del violino e che ispira alla madre il romanzo The true story of a Wunderkind. Durante i 20 anni a cavallo tra i due secoli, Annie scrive diversi romanzi e raccolte di novelle, tutti in lingua in inglese, che riscuotono un ottimo successo internazionale. Ma nel 1896, il suo dramma teatrale in italiano, La rosa azzurra, si rivela il più grande flop della sua carriera.

Il suo maggior successo letterario arriva nel 1910; I divoratori (scritto prima in inglese, poi in italiano) è una saga familiare semi-autobiografica che esplora la maledizione del genio, che segna il destino non solo della persona specifica, ma di tutti coloro che lo circondano. Annie sforna a getto continuo racconti (Gioia), romanzi (Mea culpa), drammi teatrali (Le bocche inutili), storie per bambini (Il viaggio incantato) e reportage di viaggio (Terre di Cleopatra), scritti sia in inglese che in italiano e tradotti con successo in diverse lingue europee. Molti i letterati che le hanno dedicato recensioni positive: Benedetto Croce, Giuseppe Antonio Borghese, George Brandes, Jaroslav Vrchlicky, Rado Antal, Paul Heyse.

La Vivanti non presenta uno stile preciso e omogeneo e ciò dipende dal suo essere cittadina del mondo, dal suo multiculturalismo, dalle sue molteplici esperienze di vita. Può essere accostata alla Scapigliatura, ma è di certo non è una dannunziana. Scoppia il primo conflitto mondiale e la Vivanti, dalle pagine dei giornali inglesi, difende la causa nazionalista italiana, così come sostiene gli indipendentisti irlandesi e tutte le rivendicazioni nazionaliste europee, pur essendo profondamente contraria al Colonialismo. Nel 1919 partecipa come assistente alla delegazione irlandese alla storica firma del Trattato di Versailles. Il suo pensiero la fa avvicinare al nascente movimento fascista e la spinge a tornare a vivere in Italia. Ma nel 1941 viene esiliata ad Arezzo, in quanto risulta ancora cittadina inglese. Annie chiede l’intercessione di Benito Mussolini che le permette di tornare a Torino.

Ma il 1941 è l’anno del suicidio della figlia Vivien. Il dolore annienta Annie e la spinge a convertirsi al cattolicesimo. Annie Vivanti Chartres muore a Torino il 20 febbraio del 1942. Il suo corpo viene composto al Cimitero Monumentale di Torino. È possibile trovare una via Anna Vivanti sia a Torino (in zona Mirafiori Sud) che a Roma (in zona Ottavia). Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una donna, una letterata, una combattente, che incarna in sé tutte le contraddizioni di un periodo storico turbolento e sconvolgente.

Batto alla chiusa porta con un ramicello di fiori

Glauchi e azzurri come i tuoi occhi, o Annie

Ad Annie, Giosue Carducci

– Monia Guredda –

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