“Le donne non dovrebbero leggere… né tantomeno scrivere”: Amélie Nothomb

Bentornati, Fedeli Lettori! L’ospite di oggi è una scrittrice contemporanea e molto attiva. Fabienne Claire Nothomb, dit Amélie, nasce nella città di Kobe, in Giappone, il 13 agosto del 1967. Il padre è un diplomatico appartenente ad una delle famiglie più in vista di tutto il Belgio. La famiglia Nothomb viaggia attraverso tutti i continenti e ciò forma, nel bene e nel male, la vita dei figli, in particolare della sensibile Amélie.

L’infanzia di Amélie trascorre serena in Giappone, dove i fratelli frequentano la scuola americana, mentre lei frequenta la bilingue scuola locale. Ma poi il padre viene trasferito in Cina. Per la piccola Amélie “Lasciare il Giappone fu uno sradicamento”.  In Cina Amélie frequenta la scuola francese e vive solo ed esclusivamente nel ghetto di San Li Tun, dove vivevano gli altri stranieri. Nuovo trasferimento. Stavolta i Nothomb volano a New York, dove Amélie frequenta il liceo francese e, per un po’, studia danza classica.

Poi, ancora adolescente, sono costretti a lasciare New York per il Bangladesh. Qui la giovane Amélie inizia a soffrire di anoressia, malattia che la accompagna dai 15 ai 17 anni. Smette di frequentare la scuola, studia per corrispondenza e legge, legge tanti libri. Nel 1984 Amélie ed i suoi fratelli e sorelle mettono per la prima volta piede in Europa. Ma nella nativa Bruxelles Amélie si sente “Tanto straniata quanto straniera”. Nonostante l’opprimente senso di non appartenenza ed i problemi di adattamento, Amélie consegue la laurea in Filologia Classica presso la Libera Università di Bruxelles. Con un titolo di studio in tasca torna nella sua adorata Tokio, lei che ama ripetere di parlare il franponais (francese/giapponese). Qui, vista la sua storia e la sua preparazione, viene assunta come traduttrice presso un’enorme azienda. Ma qualcosa non funziona, e Amélie subisce il dolore di venir declassata a guardiana dei cessi.

Il 1992 vede il suo ritorno in Belgio ed il suo ingresso nel mondo letterario. Esce infatti il suo primo romanzo, Igiene dell’assassino, che riscuote un grande successo a livello internazionale. Da allora la Nothomb ha dato alle stampe un romanzo all’anno che, per sua precisa volontà, sbarca nelle librerie alla fine di agosto. Le sue storie presentano molti tratti autobiografici, e ciò è interessante quanto inevitabile, visto e considerato che la sua stessa vita si presenta già come un romanzo di formazione ottocentesco. Ma è una persona metodica, che dedica ogni giorno almeno 4 ore alla scrittura. I suoi romanzi (che in Italia sono tutti editati dalla romana Voland) si sono aggiudicati diversi premi prestigiosi e hanno venduto, nel mondo, circa 18 milioni di copie. Ma credo di aver notato una curiosità; non mi pare siano stati tratti film dalle sue numerose storie. Strano.

Di certo c’è che Amélie Nothomb è una donna che ha ancora tanto da dire (da scrivere) e che noi abbiamo un’autrice poliedrica e complessa da seguire. Buona lettura!

– Monia Guredda –

 

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