“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Amelia Edwards

Bentornati, Fedeli Lettori!

Quest’oggi faremo la conoscenza di una donna davvero all’avanguardia, ma che come autrice è poco nota nel nostro Paese.

Amelia Ann Blandford Edwards nasce a Londra il 7 giugno del 1831.

Suo padre è un ufficiale dell’esercito britannico che si dedica in seguito all’attività di banchiere. Sua madre, donna di origini irlandesi, permette ad Amelia di avere un’istruzione, facendola studiare in casa. La piccola Amelia dimostra sin da giovanissima il suo amore per la lettura, componendo a soli 7 anni il suo primo poema ed a 12 anni il suo primo racconto. Un inizio promettente. Comincia infatti poco dopo a pubblicare, su un numero imprecisato di giornali, diversi suoi lavori, che comprendono racconti, poesie e articoli giornalistici veri e propri. Pubblica sul Morning Post, sul Saturday Review, su All the Year Round, su Household Words, su Chamber’s Journal ecc…

La pubblicazione del primo romanzo della Edwards arriva nel 1855; ma a My brother’s wife ne seguono molti altri, tutti molto apprezzati dal pubblico.

La fama vera e propria arriva però nel 1864 con il romanzo dal titolo Barbara’s history, un volume che da scandalo poiché narra una storia di bigamia.

Ma Amelia vuole vedere il mondo e così intraprende una serie di viaggi.  Prima si reca sulle Alpi, che le forniscono l’ispirazione per il libro Cime inviolate e valli sconosciute, poi parte per l’Egitto insieme ad alcuni amici. È il 1873. Il gruppo parte da Il Cairo, viaggia lungo il Nilo, passa per Philae e Abu Simbel. Qui il pittore Andrew McCallum, che fa parte del gruppo di amici di Amelia, scopre un santuario sino ad allora sconosciuto e che da allora porta il suo nome. Questo incredibile viaggio si trasforma, grazie alla mente e alle mani di Amelia, in un libro da lei stessa illustrato che porta il titolo di A thousend miles up the Nile, pubblicato nel 1876.

L’ultimo romanzo della Edwards esce nel 1880; Lord Brackenbury è un successo strepitoso che raggiunge le 15 ristampe.

Ora l’attenzione di Amelia è assorbita dall’arte e soprattutto dalla sua conservazione. Così nel 1882 fonda, insieme a Reginald Poole del British Museum, la Egypt Exploration Society il cui obiettivo principale è quello di proteggere i monumenti dai rischi del crescente sviluppo turistico. Insomma, una pioniera. La Edwards dedica interamente i suoi ultimi anni alla sua attività di egittologa e contribuisce considerevolmente alla nona edizione dell’Enciclopedia Britannica per quanto riguarda appunto le voci sull’Egitto, nonché al supplemento americano della stessa ed allo Standard Dictionary.

Tra il 1889 ed il 1890 compie un viaggio attraverso gli Stati Uniti per un ciclo di letture, che vengono poi raccolte sotto il titolo di Pharaohs, Fellahs and Explorers.

Amelia Ann Blandford Edwards muore a Weston-super-Mare il 15 aprile del 1892. Il suo busto è esposto al Petrie Museum dell’University College di Londra.

Ok, ma io come l’ho conosciuta, visto e considerato che in Italia non è proprio cosa agevole recuperare i suoi scritti? Ovviamente ho trovato su una bancarella un volume di racconti in cui erano presenti ben due suoi lavori. Alla strabiliante cifra di due euro mi sono accaparrata il volume antologico Storie di Spettri, che contiene 29 racconti di grandi autori inglesi e americani che si interrogano sul tema degli spiriti. I racconti della Edwards si intitolano Il nuovo passo e. E’stata un’illusione? E si tratta di due racconti estremamente concreti, poco femminili, se capite cosa intendo; in nessuno dei due casi troviamo castelli abbandonati e fanciulle bisognose di protezione. Nel primo seguiamo due amici durante un’esplorazione delle Alpi svizzere; il pericolo rappresentato dal nuovo passo, appunto, viene scongiurato da un aiuto esterno. Nel secondo siamo immersi in una delle più classiche scenografie per le storie di spettri: la sperduta campagna inglese. Gli spettri, evocati dal bisogno di giustizia e dal senso di colpa, aiutano un uomo a trovare la verità, anche se in lui rimarrà sempre il dubbio che si sia trattato di un’illusione. I racconti della Edwards sono scorrevoli, piacevoli da leggere, i luoghi in cui i personaggi, tutti ben caratterizzati, si muovono sono essi stessi protagonisti attivi della storia, grazie al fatto che con pochi tratti e nessun fronzolo la Edwards sa calare il lettore nell’atmosfera che vuole evocare, che è più malinconica che spettrale, più evocativa che orrorifica.

In conclusione, non mi dispiacerebbe leggere altri lavori di questa donna e autrice fuori dall’ordinario.

Buona lettura.

– Monia Guredda –

 

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