Le “canzoni inquietanti”, quando sonorità e testi danno i brividi

Mentre si avvicina Halloween, ci lasciamo alle spalle melodie allegre e andiamo a ricercare ballate su omicidi, dissonanti classici dalle sonorità psichedeliche, o testi che bastano da soli a farci venire la pelle d’oca. Oggi trattiamo dunque quelle “canzoni inquietanti”, che ti rimangono dentro, in un modo o nell’altro.

1.  Krzysztof Penderecki, “Threnody to the Victims of Hiroshima” (1960)

Gli studiosi di musica definiscono questo brano come uno dei più innovativi della musica classica del 20° secolo, nonché un uso esemplare del “sonorismo” (un genere che enfatizza la scoperta di nuovi tipi di suoni da strumenti tradizionali). “Threnody to the Victims of Hiroshima” è una composizione musicale per 52 strumenti ad arco, scritta dal compositore polacco Krzysztof Penderecki nel 1961, ed è un omaggio alle vittime della bomba atomica. Il brano è interessante per vari motivi, tra i quali il tempo che non viene misurato in battute, ma in secondi, la presenza di cluster e glissando e gli archi, che si avvalgono di tecniche che rendono il tutto un ronzio, un qualcosa di disturbante, come del resto il tema stesso del brano. Non ci stupisce, dunque, che, nel 1980, Stanley Kubrick ne abbia utilizzato una parte per la colonna sonora del suo Shining, o che nel 2017 David Lynch lo abbia inserito in una sequenza dell’ottavo episodio di Twin Peaks – Il ritorno.

2.  The Doors, “The End” (1967)

The End è senz’altro uno dei brani più intensi della discografia dei The Doors. Parliamo della traccia conclusiva dell’album di debutto, che si snoda attraverso ben 12 minuti di musica e liriche, piene di tristezza e angoscia, che non possono non colpire. Si inizia parlando della fine di un amore finito e le parole indicano tutta la sofferenza per il distacco, per poi deragliare verso un testo più visionario ed enigmatico, per poi arrivare ad un momento parlato, dove si narra di un assassino che uccide prima la sorella e poi il fratello per passare al complesso di Edipo con le forti liriche. Un brano che davvero ti lascia un po’ stordito e che sicuramente ha dato molto anche a quel capolavoro che è Apocalypse Now, dove stata inserita sia nella scena iniziale che in quella finale come colonna sonora.

3. Pink Floyd, “Careful With That Axe, Eugene” (1969)

Che dire, l’urlo di Waters non poteva mancare alla classifica. Parliamo di un brano che ha dato il meglio di sé nei live, con quell’incipit che quasi preannuncia un climax che parte con il titolo sussurrato e da lì le urla, le note lugubri e un susseguirsi di pura inquietudine. Non si sa bene la storia che si cela dietro il testo, che sicuramente comunque ricorda le trame dark di Hitchcock. Ma anche senza dettagli riusciamo a percepire la pelle d’oca raggiungerci la schiena.

4. Alice Cooper, “I Love the Dead” (1973)

Di certo ad Alice Cooper piace trattare argomenti un po’ cupi. In questo caso parliamo di necrofilia, perché no?  In questo brano c’è una sconvolgente franchezza, che trascende la satira: “Mentre amici e amanti piangono sulla tua stupida tomba / Ho altri usi per te, cara.” Del resto, nei live veniva spesso utilizzata come preludio della decapitazione di Cooper, quindi non possiamo che vederci una vena ironica. Cosa ne pensa il cantante?  “Per me, chiunque la prenda sul serio … sì. Non penso che tu possa più scioccare il pubblico più.Se mi tagliassi il braccio e lo mangiassi, ok, sarebbe scioccante, ma potrei farlo solo due volte”. Ok, Alice.

5. Bruce Springsteen, “Nebraska” (1982)

Una canzone di Springsteen su un ragazzo, una ragazza e una macchina in viaggio. Romantico, no? No. Questa volta l’autista che porta via la sua ragazza dalla città che odia, in vista di nuovi orizzonti, altri non è che Charlie Starkweather, un vero assassino che portò morte nell’Ovest americano per due mesi alla fine degli anni Cinquanta e la dolce fanciulla è Caril Ann Fugate, 14 anni, sua complice. Il cantante descrive gli assassini, il loro processo e la loro condanna a morte con voce piatta, senza emozione, e questo rende il tutto ancora più agghiacciante. Il lessico basso all’inizio ricorda molto la scrittrice statunitense Flannery O’Connor, che Springsteen aveva letto proprio prima di cominciare a scrivere le canzoni per Nebraska.

6. Metallica, “One” (1989)

Una delle canzoni più famose dei Metallica è sicuramente una delle più inquietanti. Questa le parole di Lars Ulrich: “Quando stavamo scrivendo l’album Master of Puppets, James [Hetfield] ha avuto l’idea di immaginarsi nel corpo di qualcuno che è cosciente, ma non può muoversi in nessun modo possibile. Non ha braccia, né gambe, non può vedere, né parlare.” Questa idea solare a dato poi vita ad un vero progetto e nell’autunno del 1987, il manager del gruppo fece conoscere loro il romanzo e poi il film di Dalton Trumbo E Johnny prese il fucile, che parlavano effettivamente di un soldato che si ritrova vegetale in seguito alla guerra. Questo basta per dare alla luce la hit, che ha conquistato anche un Grammy. La mutualità chitarra-batteria che imita il suono di una mitragliatrice vale più di mille parole.

7. Eminem, “Kim” (2000)

Arrivo adesso ad una delle canzoni che più mi colpisce quando la ascolto. Dovete sapere che io sono una grande fan di Eminem e che da ragazzina ho comprato ogni biografia in commercio sulla sua vita. Perché di certo qui parliamo di una personalità difficile e di un’infanzia che potete almeno aver immaginato dai suoi testi. Ma sebbene brani come Cleaning out my closet e altri senz’altro riescano a fare venire i brividi, Kim è quella che più colpisce. Scritta e pubblicata quando il suo rapporto con l’ex-moglie Kim Scott era diventato ormai tossico, in questo brano il rapper immagina di uccidere il marito e il figliastro di Kim, per poi andare da lei, insultarla, urlarle addosso tutto il risentimento da lui mai provato, costringerla a salire in macchina e portarla nel luogo dove la ucciderà. L’unico pezzo cantato e – diciamo – musicale è il ritornello, mentre per il resto del brano sono le urla del rapper ad entrare nel cervello dell’ascoltatore, che imita anche le risposte della donna, tra le lacrime e la paura. Eminem ha detto di aver fatto sentire il brano a Kim prima di pubblicarlo, perché nel suo strano e contorto modo di vedere la cosa la canzone appariva nella sua mente come una dichiarazione d’amore. Amore malato.

8. Tori Amos, “’97 Bonnie And Clyde” (2001)

Tornando alle fantasie di Eminem, che precedentemente aveva sfornato Bonnie and Clyde, immaginando lui e la figlia in spiaggia con la madre nel bagagliaio. Ebbene, già l’originale era davvero “creepy”, ma questa cover ha aggiunto un tocco di angoscia in più che davvero vi farà passare la fame. Nella sua versione, infatti, la Amos parla dal punto di vista del fantasma della madre morta, che tenta di tenere sua figlia al sicuro dal suo padre omicida, mentre questi intraprendono il loro terribile viaggio. Per registrare i versi principali, Amos strisciava dentro una piccola scatola e immaginava di trovarsi nel bagagliaio di una macchina mentre sussurrava in un microfono. La cantante ha detto di aver voluto puntare l’attenzione su quanto facile possa essere scrivere di un omicidio del genere, come se niente fosse, e quanto invece la violenza subita da una donna, da una madre, necessitasse un’altra voce, un altro punto di vista.

– Lidia Marino – 

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