Le americanate che hanno creato il termine stesso

1Se andate sul dizionario e cercate “americanata” troverete questa definizione: “Azione, impresa fatta con grandiosità esagerata e ostentata; bizzarria di dubbio gusto”, delle frasi che non fanno una piega, ma che tuttavia non esprimono davvero completamente quanto questo termine abbia dentro di sé. Non esprimono l’immagine delle esplosioni sullo sfondo – mentre il protagonista cammina calmo, allontanandosi – che ci vengono subito in mente, non esprimono la poesia di tali cliché che, tra odio e amore, hanno caratterizzato il cinema negli anni. Certo, nel corso del tempo molti hanno estremizzato, etichettando ogni film con ampio contenuto patriottico americano, come un prodotto scadente, ma non dobbiamo dimenticarci che non si tratta solo di cantare alla bandiera a stelle e strisce, ma di creare qualcosa di profondamente kitsch. Quel kitsch che un po’ ti disgusta, ma che poi diventa un’icona, dai.

Quindi andiamo a vedere più approfonditamente quelle americanate che hanno creato il termine stesso, che hanno inventato una nuova parola nel nostro lessico e che hanno dato vita a tantissime saghe indimenticabili. Io inizierei subito con l’elemento presente praticamente in tutte le commedie romantiche: il “capisco i miei errori e corro a fermare il mio amore, perché sta per partire e, cavolo, non lo rivedrò più e, oddio, non farò mai in tempo, ma grazie a Dio ce l’ho fatta”. Sono certa che vi siano venuti in mente almeno cento titoli, se non di più. Eppure, ammettiamolo, funziona, anche se banale e insopportabilmente già visto e rappresenti proprio un’azione “fatta con grandiosità esagerata e ostentata”. Ma la corsa disperata e il pianto all’aeroporto hanno qualcosa di magico, dovete starci. Passiamo alla scena d’azione per eccellenza: “oh no, sta per scoppiare una bomba, moriremo tutti, ma ehi pupa, io sono fichissimo e quindi non preoccuparti, riuscirò a farcela, però, ehi, mancano pochi secondi, sto sudando quanto mai nella vita, quattro, tre, due… disinnescata!” Diavolo, ‘sti americani, ma quanto sono forti? Mi sono agitata mentre scrivevo! Sarcasmo a parte, anche questa è una scena utiliz2zata talmente tante volte da non sortire più l’effetto desiderato, forse (al contrario di quella romantica che funziona sempre… accettatelo!), ma senz’altro racchiude un certo grado di suspance, anche perché, se dovesse esplodere la bomba arriverebbe l’altra scena che tanto amano le americanate: “la camminata a rallentatore con l’esplosione dietro”, già citata prima. O il salto con l’esplosione dietro, dal quale di solito il protagonista esce indenne – neanche un problema all’udito, niente – per poi affrettarsi a raggiungere la sua bella svenuta, per risvegliarla con un bacio (e dai, che sto risvegliando il vostro lato sensibile).

Non dimentichiamo l’effetto “eri orrenda, ma è bastato scioglierti i capelli per sembrare una modella” dei film adolescenziali. Altro che chirurgia estetica: scioglietevi i capelli! E se indossate gli occhiali… toglieteveli! Semplice, indolore, con storia d’amore garantita. Ah, e se rimanete delusi e siete tristi per qualche motivo, approfittate della pioggia, senza ombrello, ovviamente: sarà perfetto. Ogni tradimento porterà ad una gravidanza (e se avete la nausea, è fatta, non ci sono altri motivi per averla), ogni saluto troppo intenso ad un incidente stradale, ogni allenamento militare a del bullismo violento. Personalmente trovo che, con la dovuta ironia, o con la giusta equazione – senza eccedere – tutto ciò possa essere comunque interessante, se inerente ai propri gusti. Per dire, a me non dispiace vedere un gran figone baciare la bella, ma mi annoierei a morte a vedere un film dove le macchine saltano da un palazzo all’altro, ma si tratta di puro gusto personale. Saghe come queste si improntano sul già visto, sull’estetica visiva, non certo sui contenuti. Il discorso è diverso se inserito in film d’autore, certo. L’americanata funziona nel momento in cui è irreale volutamente, dove lo spettatore non vuole assistere a qualcosa di plausibile, ma a qualcosa di estremo. Si rompe invece quando estremizza e rende favolistici alcuni elementi della realtà, pretendendo di farne ancora parte. In quel caso, non abbiate pietà nell’etichettare quel prodotto come fasullo e mal gestito. Per il resto… se solo Hugh Jackman corresse da me sotto la pioggia!

– Lidia Marino – 

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