Le 5 curiosità sulle star: Ewan McGregor

Con i suoi grandi occhi azzurri e il sorriso gentile, non riesco ad immaginare che qualcuno potrebbe mai non voler bene a questo magnifico attore. Oltre ad aver interpretato uno dei migliori (IL migliore, per me) personaggi della famosa saga Star Wars, Obi-Wan Kenobi, ha ottenuto il giusto riconoscimento internazionale con il ruolo di Mark Renton in Trainspotting, nonché ricevuto due nomination ai Golden Globe per il film musical Moulin Rouge!, dove ha dimostrato ottime capacità canore, e per la commedia romantica Il pescatore di sogni. Dopo questa breve introduzione sullo sweet Ewan McGregor, vi lascio alle curiosità che lo riguardano!

1. Grande appassionato di moto.1

L’attore nel proprio garage a Los Angeles ha una vera e propria collezione di moto, che predilige a qualsiasi mezzo di trasporto: “Se posso, cerco di muovermi quasi ogni giorno con la mia moto. Mi aiuta a scaricare la tensione… Il vento tra i capelli, la strada e l’orizzonte davanti a me. Sono emozioni impagabili che mi fanno dimenticare tutto, almeno finché dura la corsa. L’ho sempre fatto e non credo che potrei rinunciare nonostante la California sia il posto più pericoloso al mondo per i motociclisti. La gente in macchina non usa le frecce, forse è troppa fatica, si guardano negli specchi di casa, ma quando sono al volante dimenticano di avere quelli retrovisori: svoltano, fanno inversioni a U davanti a te, senza preavviso”.

2. Esperienza da regista.2

L’attore ha diretto il suo primo film – Pastorale americana, dal romanzo di Philip Roth –  di recente e si è detto molto soddisfatto di aver avuto finalmente il coraggio di buttarsi in questa esperienza. “Giusto vent’anni fa, dopo aver letto Seta di Alessandro Baricco, avrei voluto farne la regia, ma non ho avuto le palle. Lo scrittore aveva detto che soltanto un regista con una grande esperienza avrebbe potuto adattare il suo libro. A quel punto mi sono detto: non sono io. Jeremy Thomas, che doveva produrre il film con me, provò a farmi cambiare idea, dicendomi di provare almeno a far cambiare idea all’autore, ma non me la sono sentita e lo rimpiango ancora oggi. Avrei dovuto farlo, quel film”.

3. Personaggi intensi. 3

Ewan ha interpretato spesso personaggi emotivi, che Hollywood non ha mai perso tempo a definire “poco virili”, ma lui non si è mai preoccupato di questa etichetta, preferendo scegliere ruoli che gli trasmettessero qualcosa: “non sono quel genere di attore protagonista del cinema americano, l’uomo tutto d’acciaio, sempre cool in ogni situazione, con schiere di donne che cadono ai suoi piedi. A dire il vero, non conosco nessuno che sia così nella vita reale. Credo di poter essere virile quando lo voglio o quando ce n’è bisogno. Ci sono uomini che considerano la propria mascolinità così importante da sentire il bisogno di metterla in mostra continuamente. Io no.”

4. Curiosità Random.4

Grande fan di Star Wars sin da bambino, è stato “iniziato” alla saga dallo zio, che interpretò Wedge Antilles nella trilogia originale. Durante le riprese de La Minaccia fantasma, combatteva con le spada laser simulandone il rumore con la propria voce e George Lucas lo prendeva in giro, ricordandogli che l’effetto sonoro sarebbe stato aggiunto in seguito, ma l’attore non riusciva proprio a smettere. Nel 2004 ha intrapreso un viaggio in moto in tutto il mondo, insieme al suo amico e collega attore Charley Boorman.

5. Rapporto con la moglie.5

Lui e la moglie, Eve, si sono conosciuti molto giovani per lavoro (lei si occupa di scenografie) e l’attore ne è rimasto subito affascinato: “Amo le donne difficili ed Eve ha avuto una vita complicata: i suoi genitori divorziarono quando era piccola, con la madre ha abitato alcuni anni in Cina, i primi tempi che stavamo insieme si divertiva a salutarmi in mandarino. Ama l’arte, il cinema, la moda: le piace che io passi dai film d’autore a Star Wars”. In modo dolce Ewan ha definito la moglie la sua vita, ringraziandola per il ruolo che ha avuto nell’allontanarlo dall’alcol, verso il quale aveva una dipendenza seria da ragazzo: “grazie a e lei ho capito che quella che scambiavo per euforia era autodistruzione. Bere non mi faceva andare da nessuna parte, non c’era motivo per continuare farlo”.

– Lidia Marino – 

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