L’affare della collana, la storia di Marie Antoniette in libri e film

Io, figlia degli anni ‘90, sono cresciuta con nutella e cartoni animati. Ricordo interi pomeriggi passati incollata davanti allo schermo della TV dei miei nonni, con il mio fidato barattolo di Nutella e con i miei immancabili grissini. Devo dire che ho sempre amato i cartoni animati che raccontavano storie di protagoniste femminili forti e indipendenti, armate di spada che difendevano i loro ideali come, ad esempio, la Principessa Zaffiro, la Stella della Senna e il mio preferito Lady Oscar. In pratica a casa avevo lo scettro lunare di Sailor Moon e accanto una bella spada di plastica. Grazie a queste “storie” ho sempre immaginato la Francia come la cornice perfetta per queste donne “non proprio storiche” ma meravigliose, forti e indipendenti. Probabilmente è questo uno dei motivi fondamentali per cui amo questa terra e che sogno, un giorno, di poterla scoprire con i miei occhi. Se pensiamo alla storia di questa patria, ricordiamo all’istante la Rivoluzione Francese, la sua sfavillante Versailles e i suoi monarchi, prima assoluti e poi decapitati dalla fame della folla. La figura di spicco è sicuramente la mai dimenticata Regina Marie Antoniette, sbeffeggiata e odiata in vita e rivalutata (forse) dopo lunghissimi anni dalla sua morte.

Molti sono gli episodi che hanno contribuito a farla disprezzare dal suo popolo: il suo essere austriaca, la frase da lei attribuita “Se non hanno più pane, che mangino brioche” (frase che non può mai aver detto) ed ultima e forse più rumorosa “L’affare della collana”. L’Affare della collana o lo Scandalo della collana risale agli anni ’80 del secolo XVIII, e coinvolse, appunto, la giovane regina di Francia. La collana protagonista dello scandalo fu creata dai gioiellieri di Parigi Bohmer e Bassenge, per la contessa Du Barry, favorita del re Luigi XV. Dopo la morte del Re però, i gioiellieri, pensarono di offrirla alla nuova regina Maria Antonietta. Il suo costo era di 1.600.000 livres, pari a circa 500 kg d’oro. La storia prende forma quando Jeanne de Saint-Rémy de Valois (moglie di Antoine-Nicolas de la Motte), assieme al Conte di Cagliostro e ad altri due avventurieri, decise di mettere in atto un piano per guadagnare denaro e potere. Jeanne Valois nel 1784 riuscì a contattare il cardinale di Rohan, ex ambasciatore di Vienna, detestato dalla regina di Francia. L’uomo, che aspirava alla carica di Primo Ministro, voleva a tutti i costi, conquistare la stima della Regina. Per Jeanne divenne una facile preda per attuare il suo piano. Con lo scopo di estorcere denaro al cardinale Louis de Rohan, Jeanne Valois lo ingannò facendogli credere di avere una corrispondenza con la regina Maria Antonietta. La corrispondenza tra la “presunta” regina e “l’ingenuo” cardinale divenne sempre più intima al punto tale che il cardinale si convinse che la regina fosse perdutamente innamorata di lui. L’uomo organizzò un appuntamento segreto, che ebbe luogo nell’agosto del 1784 nel giardino di Versailles. La donna non era altro che una prostituta, Nicole Leguay D’Oliva, agghindata come la regina di Francia, che recitando il suo ruolo alla perfezione chiese al cardinale di dimenticare le incomprensioni del passato. Intanto Jeanne riuscì, con i soldi che il cardinale credeva destinati alle opere di carità della Regina, a guadagnarsi un posto nell’alta società francese e a diffondere l’idea che lei stessa fosse in ottimi rapporti con Maria Antonietta. Grazie a queste “voci” i famosi gioiellieri si convinsero dei buoni rapporti tra le due donne e chiesero alla contessa de la Motte di intercedere per loro presso la regina e di convincerla a comprare la loro costosissima collana. Il 21 gennaio del 1785 la contessa de la Motte annunciò ai gioiellieri che la Regina avrebbe acquistato la collana, ma che non lo avrebbe fatto apertamente ma tramite un intermediario, il cardinale di Rohan. L’uomo, affermando di essere stato autorizzato dalla regina, mostrò ai gioiellieri le condizioni dell’accordo, scritte a mano e firmate dalla regina. Al momento del pagamento, Jeanne Valois portò ai gioiellieri una nota del cardinale. Ma questo non bastò, e Bohmer si recò dalla Regina per spiegarle l’accaduto e per riscuotere il giusto pagamento.

La Regina ovviamente affermò di non sapere nulla dell’accaduto e di non aver mai comprato la collana in questione. Furono immediatamente arrestati: il cardinale di Rohan, la contessa Jeanne de la Motte, Nicole Leguay la “sosia” di Maria Antonietta, e un certo Rétaux de Villette amico della contessa e reo confesso di aver scritto le lettere a Rohan col nome della Regina e firmando le condizioni dell’accordo. Anche Cagliostro fu arrestato ma riconosciuto innocente. L’unico che rimase libero fu il conte de la Motte, fuggito in Inghilterra. Ne seguì un grande processo che proclamò l’assoluzione del cardinale e la condanna di Jeanne. La donna fu condannata a essere flagellata, marchiata e rinchiusa nella prigione delle prostitute e manicomio la Salpêtrière. Suo marito, assente, fu condannato a vita alla galera. Villette, infine, fu bandito, mentre Nicole Leguay fu assolta. La Regina si sentì profondamente oltraggiata dall’esito del processo soprattutto quando il cardinale, anche dopo aver perso le sue cariche, fu esiliato nell’abbazia di la Chaise-Dieu e quando Jeanne Valois riuscì a scappare dalla Salpêtrière. La contessa de la Motte si rifugiò a Londra, e lì pubblicò le sue Mémoires, nelle quali continuava ad accusare la Regina.

Le vicende della regina, forse la più famosa delle corti d’Europa, sono sempre state frutto di lavoro per i registi e per gli scrittori dei nostri tempi. A questo proposito uno dei film, forse il  più conosciuto, che affronta la vicenda è “L’intrigo della collana“, film del 2001, con Hilary Swank nel ruolo di Jeanne de La Motte. Il film racconta la vita di Jeanne, da quando lascia la sua casa adottiva e parte alla ricerca di un patrimonio di famiglia, che potrebbe spettare a lei. Racconta la messa in atto dell’intrigo, il processo ed infine come ne uscì omaggiata e come invece la Regina ne uscì danneggiata davanti agli occhi del popolo. Nei libri invece ricordiamo il grande scrittore Alexandre Dumas nel suo “La collana della Regina” del 1850. Lo scritto si colloca come secondo libro del Ciclo di Maria Antonietta e della Rivoluzione. Lo scrittore narra la storia dello “scandalo della collana” che coinvolse Maria Antonietta qualche anno prima dello scoppio della Rivoluzione, contribuendo a inimicarle le simpatie dei francesi. Ma come ogni romanzo storico che si rispetti Dumas aggiunge al vero una buona dose di verosimile. Anche nel mondo del manga questa storia fa capolino grazie a Riyoko Ikeda, fumettista giapponese, che racconta le vicende della regina di Francia grazie al suo manga del 1972 “Versailles no bara“, in italiano “La Rosa di Versailles” più conosciuta come Lady Oscar: una donna, comandante della Guardie Reali che protegge la regina, che vive gli intrighi di palazzo e le cause della nascita della Rivoluzione Francese. Il fumetto diventerà (come ben sappiamo) una serie animata ed un’opera teatrale. Un altro spettacolo teatrale che racconta la storia di questa misteriosa collana è “Jeanne Valois – L’intrigo della collana” di Thomas Centaro. Un libro molto più vicino ai giorni nostri appartiene alla scrittrice Benedetta Craveri: pubblicato nel 2006 con il titolo “Maria Antonietta e lo scandalo della collana“, il volume ricostruisce gli eventi del famoso “processo della collana” a partire dagli interrogatori del processo e dai numerosi studi condotti sull’argomento. Per concludere, direi che salta all’occhio che, l’avvenimento sopra citato sia stato uno scandalo che ha affascinato memorialisti e romanzieri, drammaturghi e saggisti, storici ed eruditi e che continua ad affascinarli tutt’ora, uomini che si pongono ancora un unica e sola domanda: chi è davvero stata la vittima e chi invece il carnefice?

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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