La vita e l’arte (erotica) di Egon Schiele

Arte e erotismo, una pozione che nel’900 poteva risultare quasi illegale, sopratutto se l’autore portava il nome di Egon Schiele. Egon Schiele è uno tra i maggiori artisti dell’Espressionismo tedesco del’900. La sua pittura è completamente incentrata sul complesso rapporto con il genere femminile: i suoi quadri, i suoi ritratti e autoritratti, raffigurano donne nude in pose contorte; corpi complessi a simboleggiare un disagio interiore, un disagio espresso con la pittura. Concetti innovativi negli anni della Secessione viennese, anni in cui Freud nella sua “Interpretazione dei sogni” professava al mondo che il desiderio sessuale nasce fin dall’infanzia, un pensiero sposato dall’artista, un pensiero pericoloso che lo ha portato trent’anni dopo ad essere inserito dai nazisti nel loro libro nero degli artisti degenerati.

Per Egon Schiele la pittura non è copiare il modello classico, il nudo accademico, ma portare sulla tela le perplessità e i desideri dell’uomo. Il suo intento non è rappresentare solo dei corpi nudi ma immortalare sulla tela il decadimento dell’uomo: un decadimento fisico e psicologico, in altre parole lo scorrere del tempo. Egon Schiele affonda le radici della sua arte nelle opere di Klimt, suo maestro, che supera nell’arte decorativa, orientando i suoi lavori sulla psicologia del ritratto, scegliendo colori freddi e dissonanti che caratterizzano tutti i suoi lavori.

Le sue modelle principali sono donne, sopratutto quelle molto, molto giovani. Nei primi anni del suo lavoro, infatti, Schiele usa sua sorella Gerti come sua modella: in lei riesce ad osservare lo sbocciare dell’adolescenza e ad imprimerlo sulla tela mostrando il suo corpo completamente senza veli, nudo. Ma è Valerie Neuzil la sua musa più amata. Valerie Neuzil conosciuta come Wally, conosce l’artista grazie a Klimt. Schiele è in uno stato di stallo creativo e Klimt, per aiutare il suo pupillo, propone come modella la sua giovanissima amante appena diciassettenne, ragazza di rara bellezza, accattivante con pelle di porcellana, folta chioma rossa e grandi occhi verdi. I due si innamorano immediatamente, un amore che durerà 5 anni.

Wally è la protagonista di molti disegni dell’artista: è una fonte di continua ispirazione per lui, come il conosciutissimo”Ritratto di Wally” dipinto nel 1912 e “Donna seduta con un ginocchio piegato” realizzato su carta con acquerello e matita nera. Per cercare continuamente nuova linfa per la sua arte, la coppia si trasferisce in campagna ma ogni luogo sembra non accettarli. I pregiudizi della gente contadina e puritana costringe i giovani amanti a scappare: la coppia non è sposata e per i loro “vicini” è impossibile accettare il loro stile di vita. Ed è proprio così che approdano nel paesino di Neulengbach, non lontano da Vienna. Qui, nel 1912 Schiele viene accusato da Von Mosig, un ufficiale della marina in pensione, di aver sedotto sua figlia Tatjana Georgette Anna, non ancora quattordicenne. Schiele viene rinchiuso in prigione per un breve periodo, con l’accusa di aver traviato la minorenne, di aver avuto rapporti con lei e di averla rapita. Alla fine del processo, però, l’uomo è ritenuto colpevole solo di aver esibito opere pornografiche.

Tuttavia i giorni vissuti in cella trasformano l’uomo, che è stato costretto a vivere in pessime condizioni: “Devo vivere con i miei escrementi, respirarne l’esalazione velenosa e soffocante. Ho la barba incolta – non posso nemmeno lavarmi a modo. Eppure sono un essere umano! – anche se carcerato; nessuno ci pensa?“.(Diario del carcere, 18 aprile 1912) Eppure per l’artista “nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco“. Per l’uomo è semplice arte provocatoria, un arte che vuole urlare ad un mondo finto e bigotto la profondità delle emozioni umane, un arte che vuole gridare con le sue pennellate il delirio della sua anima contorta e incompresa. Dopo la sua agonia, Egon torna a Vienna e grazie a Klimt riesce ad ottenere delle commissioni che lo riportano sulla scena, portandolo a partecipare a molte mostre internazionali. Le figure, anche in questa fase della sua vita, sono nude in pose insolite che tendono a sfociare nella caricatura, sono figure che richiamano la morte e l’erotismo. Il disegno è netto con un tratto spesso e marcato, energico e a volte persino violento; il suo intento è provocare lo spettatore, suscitare malessere.

Nel 1914, dopo un anno pieno di successi e di soddisfazioni, incontra l’ultima modella della sua vita: Edith Harms. Edith è la figlia di un fabbro e pone come condizione per posare per lui quella di diventare sua moglie e di essere la sua unica e sola musa ispiratrice. Schiele lascia Wally per sposare Edith, mettendola davanti al fatto compiuto. Umiliata e decisa a non essere la sua amate muore al fronte in Dalmazia come crocerossina. Egon dipinge il suo volto un ultima volta nel 1915, un omaggio alla donna che lo ha aiutato nei momenti bui della sua vita. Il dipinto “La morte e la fanciulla” raffigura due figure abbracciate su di un lenzuolo bianco posto sopra un terreno brullo e fangoso. Tuttavia gli anni del matrimonio donano ad Egon serenità e stabilità: mutano le sue opere; è una nuova fase che emerge dai suoi dipinti anche grazie all’influenza delle opere monumentali di Ferdinand Hodler. Alla morte di Klimt, Egon Schiele è considerato il più importante pittore austriaco, ma la sua carriera viene stroncata dall’influenza spagnola. Nell’autunno del 1918 l’influenza spagnola raggiunge Vienna. Sua moglie, Edith, incinta di sei mesi muore il 28 ottobre. Durante gli ultimi giorni della sua vita l’uomo la ritrae più volte. Incurante del contagio muore anche lui dopo soli tre giorni, il 31 ottobre, a soli 28 anni. Una fine triste che sembra essere annunciata nelle sue innumerevoli opere. Del resto Egon è sempre stato ossessionato dalla morte intrecciata all’erotismo, due temi per lui indivisibili: corpi scarni e macabri che sembrano quasi lasciarsi per sempre. Schiele ha dato vita ad un erotismo triste, ad una sessualità fatta di addii e di sofferenza, ma resa naturale dagli abbracci strazianti di quelle stesse donne che lo hanno accompagnato durante la sua breve vita e a cui, per ripagarle, a donato l’immortalità sulla tela.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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