La vita di Suzanne Valadon

Quando pensiamo all’arte, al luogo che l’ha cullata sotto forma di colori e di calde pennellate, pensiamo alle braccia calde della bella Parigi. Pensiamo ai suoi figli, a quei pittori maledetti che vivranno per sempre tra le strade di Montmartre. Tra questi pittori, tra questi artisti troviamo anche la dimenticata Suzanne Valadon, donna che ha trasmesso a suo figlio l’amore per l’arte, plasmandolo nel celebre pittore paesaggista: Maurice Utrillo.

Ma andiamo con ordine: chi era Suzanne Valadon? Figlia di una sarta, a servizio presso una nobile famiglia della Limousenne, Suzanne va a vivere con sua madre nel famoso Quartier des artistes. Spregiudicata, anticonformista, piccola ribelle, Suzanne è una cavallerizza, un’acrobata e una funambola. Prima di lavorare per il circo Mollier (la cosa non è ancora certa), Suzanne si cimenta in diversi mestieri: diventa una pasticciera, una sarta ed anche una fiorista. A causa di una brutta caduta, durante un’esibizione circense, la ragazza dice addio per sempre a questo mondo colorato.

Nel frattempo, però, la pittura e i suoi colori fanno capolino nella sua vita. Suzanne comincia a disegnare, le piace ritrarre i suoi animali: cani, gatti e cavalli. All’età di appena quindici anni, la giovane, comincia a frequentare i folli pittori di Montmartre. La sua bellezza non passa inosservata e la porta a diventare modella  e amante dei più famosi pittori dell’epoca. Il pittore Puvis de Chavannes è il primo che si accorge del suo fascino e la sceglie come sua modella. Suzanne resta con lui per sette anni diventando la sua amante nonostante la grande differenza d’età, all’epoca l’uomo aveva 58 anni e lei soltanto 16 anni. La fanciulla posa anche per Degas, Henri de Toulouse-Lautrec, Pierre-Auguste Renoir.

Osservandoli lavorare, durante le ore spese a posare per le loro tele, Suzanne spia e cerca di apprendere le loro tecniche. L’idea di diventare pittrice si radica in lei e con silenziosa ammirazione cerca di rubare un po’ del segreto di quelle pennellate e di ogni combinazione di colore. Toulouse Lautrec è il primo ad incoraggiarla a dipingere. Sua modella e amante per due anni, Suzanne da lui impara moltissimo. Anche Renoir si accorge subito del talento della fanciulla, ma è Degas a sostenerla davvero nella sua aspirazione. Degas, conosciuto per essere un burbero misogino, con Suzanne diventa mite e paziente, risveglia in lui l’istinto paterno, incentivato dai notevoli progressi della ragazza, dalla tenacia e dalla voglia di ricercare la perfezione a qualunque costo, prerogativa di ogni grande artista.

Ma purtroppo sono gli anni che oggi abbiamo appreso alla perfezione grazie ai libri di storia. All’epoca una donna pittrice viene considerata una creatura impossibile, quasi mitologica, tranne, oggi come ieri, per una donna di origini borghesi come Berthe Morisot, cognata del famoso Monet. Suzanne è costretta a guardare in faccia lo scherno di molti suoi colleghi pittori e ad incassare ogni sprezzante rifiuto del mercato dell’arte. A 18 anni Suzanne partorisce il suo unico figlio Maurice, dal padre ignoto ma riconosciuto da un giornalista spagnolo, da cui il bambino prende il nome. Suzanne cerca per tutta la vita di trasmettere la passione dell’arte e tutto ciò che conosce al suo bambino. Nel 1894, Suzanne riceve i primi riconoscimenti ed è la prima donna, finalmente, ad essere ammessa alla Société Nationale des Beaux-Arts. A 31 anni sposa un ricco agente di cambio e per 13 anni conduce una vita agiata e tranquilla dedicandosi alla pittura, senza dover provvedere al sostentamento suo e a quello di suo figlio. Questo è il periodo in cui Suzanne dipinge soprattutto scene di interni. Suzanne cerca di adattarsi alla vita borghese, a tutti i suoi limiti e a tutte le sue regole. Regole che, giorno dopo giorno, la stringono con corde troppo strette, insopportabili, per una ragazza come lei dall’indole indipendente.

Ma è l’incontro con il giovane André Utter che segna la svolta della donna. Suzanne si innamora follemente dell’amico e coetaneo di suo figlio, lasciando per sempre suo marito. A 44 anni la donna, con il suo nuovo compagno di 23 anni, ritorna alla vita bohémienne. I due si sposano nel 1914 e vivono un unione lunga 30 anni che da vita ad una delle opere più famose della donna: “Adamo ed Eva”, nella quale André è Adamo mentre Suzanne rappresenta la prima donna, Eva. Per Suzanne quello è il periodo del riscatto della sua arte. Come i suoi colleghi maschi comincia a dipingere su grandi tele. Dipinge nudi femminili e maschili, suscitando un certo scalpore. Il suo modello maschile, che rappresenta la perfezione, è sempre il suo André: in un grande dipinto in tre pose, ritrae il suo uomo come un pescatore che getta le reti, in una sequenza che richiama quasi l’arte cinematografica. I suoi dipinti riproducono spesso figure colte in atteggiamenti di vita quotidiana. Per lei posano amiche,  vicine di casa, familiari, in modo gratuito, divertiti da questo nuovo gioco. Questo però è anche il periodo dell’alcolismo.

Definiti come il “trio infernale” Suzanne, suo figlio Maurice e André, si influenzano a vicenda e rendono l’alcool il compagno inseparabile della loro vita. A pagarne il prezzo più alto è Maurice, costretto a frequenti ricoveri, ed è spesso accompagnato sottobraccio, nei bistrot parigini, ad un altro grande artista maledetto: Amedeo Modigliani. Nel 1932 Suzanne espone alla Galleria Georges Petit, riscuotendo un certo successo. Muore due anni dopo, a 73 anni e ai suoi funerali tutta Montmartre le dice addio. Conosciuta da tutti come Suzanne (è Toulouse-Lautrec a regalarle, affettuosamente, il nome Suzanne, facendo riferimento alla Susanna biblica) ma chiamata da sua madre con il nome di Marie Clementine, muore il 7 aprile del 1938, sepolta nel Cimitero parigino di Saint-Ouen. La donna ha, in parte, donato la sua vita a Montmartre, l’ha rappresentata nei suoi anni migliori: negli anni della creatività, della spregiudicatezza e della trasgressione. “La figlia della tempesta” come lei stessa amava definirsi, è riuscita a vincere. Nonostante i tempi ancora acerbi per una donna, le difficoltà economiche, la solitudine di una ragazza madre e la follia dell’alcool. Maurice Utrillo rappresenta indubbiamente la sua più grande vittoria nei confronti della vita: una vittoria che ha inevitabilmente offuscato un grande talento, rinchiuso nella memoria tra le parole “madre di Maurice Utrillo”. “Ho avuto grandi maestri, da cui ho preso il meglio, ovvero i loro insegnamenti, i loro esempi. Ho trovato me stessa, ho creato me stessa e ho detto ciò che avevo da dire“.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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