La vita della pittrice Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun, la favorita di Maria Antonietta

La storia vissuta dietro alle nostre spalle viene raccontata fino ai giorni nostri grazie, sopratutto, alla pittura e ai suoi grandi artisti. La storia dell’Autrichienne, meglio conosciuta come l’ultima regina di Francia, Maria Antonietta, arriva a noi grazie, anche alla sua più devota pittrice: Élisabeth-Louise Vigée-Le Brun. Élisabeth-Louise incontra Maria Antonietta nel 1777 e diventa, immediatamente, sua amica, sua confidente e sua pittrice prediletta, tanto che, nel decennio dal 1778 al 1788, realizza una trentina di ritratti per la sua amata sovrana. I dipinti più conosciuti sono: “Maria Antonietta con in mano una rosa” (1784), “Maria Antonietta coi suoi figli” (1787) e il più controverso ritratto “Marie Antoinette en Gaulle” (1783). Il ritratto prende questo nome grazie all’abito di mussola legato in vita, indossato dalla Regina. Nel quadro indossa, anche, un cappello di paglia adornato con piume e un nastro, tra le mani tiene il suo simbolo, la rosa. Nel 1783 l’opera viene esposta al Salon ma l’artista è costretta a ritirarla in quanto i critici ritengono che l’immagine non sia  idonea alla regalità di Sua Altezza.

Ma chi è davvero la pittrice favorita da Marie Antoniette: Élisabeth-Louise? Le Brun nasce a Parigi il 16 aprile del 1755. Figlia di Louis Vigée, pastellista, viene educata, fino ai 6 anni, in campagna da una balia ad Épernon. Dopo viene condotta a Parigi nel collegio del convento della Trinità, dove, all’età di 8 anni, non riesce più a tenere a freno il suo genio e comincia a disegnare ovunque, persino sui muri della scuola. Suo padre estasiato dai suoi dipinti, e profetizzandole un futuro da vera pittrice, la riconduce a casa, all’età di 11 anni. La ragazza, che a quell’età, si percepiva brutta e sgraziata, sboccia, proprio come una rosa, dopo i 14 anni, diventando una delle donne più belle di Parigi. Élisabeth-Louise si afferma precocemente come pittrice professionista e riceve parecchie commissioni per ritratti, anche grazie alla protezione di due dame: Madame de Verdun, moglie di un “fermier général”, e della duchessa di Chartres. Suo padre muore quando la ragazza ha ancora 14 anni mentre sua madre si sposa con un ricco gioielliere, Jacques-François Le Sèvre, nel 1768. La nuova famiglia si trasferisce a rue Saint-Honoré, di fronte al Palais-Royal. Nel 1775, la pittrice, offre due suoi ritratti all’Académie Royale e ottiene, in cambio, l’ammissione alle sedute pubbliche. Il 31 maggio del 1783 viene ammessa all’Accademia Reale di pittura e scultura, insieme con la sua rivale Adélaïde Labille-Guiard. Il suo maestro è Gabriel Briard che la presenta a Horace Vernet, allora al culmine della sua fama. Il 7 agosto del 1775 la donna sposa Jean-Baptiste-Pierre Le Brun, un pittore sfaccendato, accanito giocatore e donnaiolo ma mercante di quadri, che inciderà molto sulla sua carriera. Il 12 febbraio del 1780 Madame Vigée-Lebrun dà alla luce la sua prima e unica figlia, Jeanne-Julie-Louise. Un aneddoto che arriva ai giorni nostra racconta che la donna continuasse a dipingere anche durante le prime contrazioni e che, con fatica, l’abbiano costretta ad abbandonare i pennelli durante il parto. Tutto ciò non fa che sottolineare quanto questa donna sia attaccata alla sua arte e quanto il suo pubblico ami le sue opere ma si sa il successo, per una donna, ha un costo decisamente elevato. L’ambiente di corte fa nascere, nei suoi confronti, calunnie e pettegolezzi di ogni genere. Le attribuiscono orge, dissipazione, relazioni adulterine con tutta Parigi, esattamente le stesse dicerie che hanno avvolto la sua protettrice Maria Antonietta. Si dice che forse abbia avuto una relazione con il conte di Vaudreuil, già amante di Yolande de Polastron, meglio conosciuta come la duchessa de Polignac, e con Calonne, ministro delle finanze che succedette a Necker nel 1783. Élisabeth-Louise è troppo bella, è troppo libera, troppo ambiziosa e testarda, è una donna sicura di sé e questo non fa che attirare nuove calunnie, anche nel suo lavoro. La donna viene accusata di non saper dipingere e di commissionare la mano di Ménageot per portare a termine i suoi quadri. Suo marito la difende pubblicamente dichiarando: “Ma è un’ingiustizia comune agli uomini e alle donne far finta di credere che una donna sia incapace di occuparsi d’altro che di cose frivole, e non perdonarle di voler penetrare nel sacro tempio delle arti e delle scienze“.

Tutto ciò non riesce comunque ad offuscare l’operato del suo lavoro infatti, durante la famosa estate Parigina del 1789, Madame Vigée-Le Brun è ospite di Madame du Barry per portare a termine un ritratto. Durante la sessione di pittura, le due donne sentono tuonare un cannone dentro Parigi, l’antica amante del Re esclama:”Ai tempi del re Luigi XV queste cose non sarebbero accadute!”. La pittrice, previdente, non attende l’insorgere della folla e nella notte fra il 5 e il 6 ottobre del 1789 lascia Parigi con sua figlia e 100 luigi, abbandonando suo marito, i suoi quadri e il suo successo. Dirà alla fine dell’Ancien Régime: “Allora regnavano le donne. La rivoluzione le ha detronizzate“. Durante la sua “fuga” è invitata in tutte le corti d’Europa: Roma, Vienna, Londra, San Pietroburgo, e si rifiuta di leggere i giornali, per non sapere a quali dei suoi amici fosse destinato l’incontro con la ghigliottina. In Italia viaggia da Torino a Napoli, passando per Parma, Modena, Bologna, Venezia, Firenze e Roma. Tra i dipinti di maggiore importanza realizzati durante questo suo soggiorno realizza il suo “Autoritratto” (1789) e lo dona agli Uffizi. Sua figlia nel 1800 sposa, contro il suo volere, Gaëtan Bertrand Nigris: un evento per lei straziante che legge come un desiderio di abbandono da parte della sua unica figlia; le donne non si riconcilieranno mai del tutto. Nel 1805 esegue il ritratto di Carolina Murat, una delle sorelle di Napoleone, ma evidentemente l’esperienza non le lascia un buon ricordo, visto il suo commento: “Ho dipinto delle vere principesse: non mi hanno mai infastidita e non mi hanno mai fatto aspettare“. Nel 1809 decide di vivere stabilmente, di nuovo, a Parigi, dove apre un salotto letterario. Tra il 1813 e il 1820 perde tutto ciò che le restava del suo nucleo familiare: l’ex marito nel 1813, sua figlia nel 1819 e suo fratello Louis-Jean-Baptiste-Étienne nel 1820. La donna all’età di 80 anni pubblica “Souvenirs”: un documento che racconta la sua esperienza durante quell’epoca di grandi cambiamenti e la vita di tutti i personaggi incrociati durante il suo soggiorno nelle corti d’Europa. Nel suo “Souvenirs” scrive: “Detestavo lo stile degli abiti femminili allora in voga, impiegavo tutti i miei sforzi per rendere gli abiti più pittoreschi, ed ero deliziata quando, dopo aver preso confidenza con le mie modelle, riuscivo a drappeggiarle secondo la mia fantasia“.

Élisabeth-Louise vive in piena libertà l’opera delle sue pennellate, muore, dopo una lunga vita, il 30 marzo del 1842 e viene sepolta nel cimitero di Louveciennes.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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