La vera storia di Lolita

Tutti conosciamo Lolita, la Lolita di Vladimir Nabokov, la luce della sua vita, il fuoco dei suoi lombi, il suo peccato. Ma la Lolita di Nabokov ha, soprattutto, il compito di denunciare una storia fatta di abusi sessuali su una minore, una storia in cui il protagonista è un molestatore di bambini. E non importa se gli anni, i registi, o alcune persone hanno cercato di romanzare questa storia, la realtà è e sarà sempre questa!

Ma come è nata Lolita? Cosa ha portato Vladimir ha scrivere su carta la storia della giovanissima Dolores?

Ebbene, non è certo, ma molto probabilmente lo scrittore si è ispirato ad un caso di rapimento avvenuto nel 1948, (il libro viene pubblicato nel 1955) ai danni di Florence Sally Horner, una bambina di appena 11 anni.

La storia è questa: la piccola Sally ruba in un negozio della sua città, Camden (New York), un piccolo quaderno, dal costo di 5 centesimi. Ma un uomo nascosto nell’ombra la osserva. Quest’uomo è Frank La Salle ha 50 anni e si presenta alla bambina come un agente dell’FBI che la coglie sul fatto. In realtà Frank è uno stupratore, già condannato per crimini sessuali, che ha appena individuato la sua preda. Tuttavia decide di non approfittare subito dell’ingenuità della piccola e così le fa credere di concederle “la libertà” con la promessa di non ripetere più il reato di cui si è macchiata. Sally torna a casa e, sollevata per il mancato arresto, non racconta nulla alla sua famiglia, senza avere la minima idea che quello sarà l’inizio del proprio straziante destino. Il giorno dopo La Salle attende fuori da scuola la giovane e le comunica che deve seguirlo ad Atlantic City per ordine del governo. Usando sempre la minaccia dell’arresto l’uomo convince Sally a mentire alla sua famiglia, presentandosi a sua madre come il padre di una compagna di scuola e che desidera solo invitarla a trascorrere le vacanze al mare con la propria famiglia. Il rapimento di Sally dura 21 mesi. La Salle porta con sé la piccola Horner in giro per gli Stati Uniti iscrivendola nelle scuole delle diverse città in cui si nascondono, spacciandosi per suo padre. Solo a San Jose, in California, qualcuno comincia a capire che forse qualcosa non è realmente come appare. Il 22 marzo del 1950, mentre l’uomo è fuori in cerca di lavoro, Sally trova il coraggio di raccontare la verità a chi intuisce il suo disagio. Sally trova la libertà chiamando sua sorella e chiedendole di far arrivare l’FBI, quella vera questa volta, per salvarla dal proprio orco. Quando il rapitore torna a casa ad attenderlo trova la polizia con Sally, che testimonia di aver subito innumerevoli abusi sessuali. Tuttavia, al processo l’uomo sostiene di essere suo padre, ma la Horner, che non è più una dolce e ingenua ragazzina, trova il coraggio di alzare la testa e di dimostrare che l’uomo davanti a lei non è suo padre, che ricorda bene chi sia, anche se è morto ormai da diversi anni. La Salle viene condannato a scontare dai 30 ai 35 anni di reclusione nella prigione di Trenton, nel New Jersey.

Molti sono i punti in comune tra Lolita e la storia di Sally: i due anni di prigionia, il carnefice che si spaccia per il padre della ragazza, la sosta a Beardsley e la ritrovata “libertà” grazie ad una telefonata. Indizi che, tuttavia, non possono darci la certezza che Lolita sia davvero la povera Sally, anche se è stato Vladimir stesso a dare vita a questa ipotesi. Nel romanzo il protagonista principale, Humbert, riflette sul proprio comportamento chiedendosi: Avevo forse fatto a Dolly quello che aveva fatto Frank Lasalle, un meccanico cinquantenne, a Sally Horner di undici anni nel 1948?

Non avremo mai una risposta. Ma il finale delle due “ninfette” non ha molto in comune. Nel romanzo, Lolita scappa da Humbert per legarsi ad un altro pedofilo e, dopo qualche tempo, finisce per sposare un meccanico. Sally invece, la ragazzina di Camden, muore a soli 15 anni a causa di un incidente d’auto in compagnia del suo fidanzato, meccanico anche lui, il 20 agosto del 1952.

Coincidenze? Impossibile dare una risposta certa ma sicuramente Nabokov per dare un volto alla propria Lolita non aveva che l’imbarazzo della scelta.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

 

 

 

 

 

 

 

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