La tragica vita e l’incredibile talento artistico di Edgar Allan Poe

1Siamo nel 1809, nella città di Boston. Due giovani attori girovaghi, David Poe ed Elizabeth Arnold, diventano genitori. Al piccolo danno il nome di Edgar. Quando Edgar ha solo due anni la madre muore e il padre si dilegua. Il bambino viene allora affidato alla famiglia Allan, di Richmond in Virginia. John Allan, il capofamiglia, è un ricco commerciante che accoglie l’orfano Edgar senza però mai adottarlo legalmente. Nonostante ciò, il ragazzo, crescendo, si farà conoscere con il nome di Edgar Allan Poe. Negli anni che vanno dal 1815 al 1820 la famiglia Allan si trasferisce in Inghilterra. Qui Edgar prosegue i suoi studi dimostrandosi un allievo brillante. Nel 1820 gli Allan tornano a Richmond ed Edgar qui conosce Jane Stanard, che muore drammaticamente e prematuramente nel 1824. L’amore per questa giovane sarà di ispirazione per la poesia To Helen. Nel 1826 Edgar si iscrive all’Università, ma è una persona irrequieta e uno dei vizi che domineranno la sua vita si è già manifestato: ha infatti accumulato dei notevoli debiti di gioco. John Allan rifiuta di pagarli e così Edgar è costretto ad abbandonare gli studi. In questo stesso, turbolento, periodo si innamora di Elmira Royster, ma la giovane è costretta dal volere della famiglia a sposare un altro uomo. Insomma, sì, non gliene va una giusta.

Nel 1827 avviene l’inevitabile e definitiva rottura con John Allan, che aveva fatto del suo meglio per allevare questo ragazzo come fosse suo. Edgar allora fugge a Boston, sua città natale. Si arruola nell’esercito, ma poco dopo chiede il congedo. Riesce a farsi pubblicare Tamerlano e altri Poemi e Al Araaf, Tamerlano e Poemi minori. Frances All2an, la donna che gli ha fatto da madre, muore e John Allan torna per aiutarlo in qualche modo; riesce a farlo entrare all’Accademia militare di West Point, ma Edgar riesce a farsi espellere quasi subito. È abbastanza evidente che il giovane è allergico alle regole, quindi insistere con la carriera militare è quantomeno controproducente. La sua vera vocazione lo chiama: scrive e pubblica il volume Poemi. Nel frattempo si trasferisce a Baltimora, ospite di Maria Clemm, una zia paterna rimasta vedova. Arriviamo al 1833, anno in cui il suo talento letterario viene effettivamente riconosciuto per la prima volta: il racconto Il Manoscritto trovato in una bottiglia viene insignito di un premio. A questo punto Edgar si dedica alla carriera giornalistica la quale, anche se mal ricompensata, gli dona comunque qualche sana soddisfazione (Oh, Edgar, come ti capisco!). L’anno successivo John Allan muore, senza menzionare Edgar nel suo testamento, ma la carriera di Poe sembra procedere piuttosto bene; nel 1835 viene nominato vicedirettore del Southern Literary Messenger di Richmond. Inoltre pubblica diversi saggi, recensioni e racconti, tra i quali citiamo i celeberrimi Morella e Berenice.
Ora che ha una posizione rispettabile e guadagna qualche soldo può sposarsi; nel 1836, all’età di 27 anni, sposa la cugina quattordicenne Virginia Clemm. Altri tempi, altre usanze. Ma chi nasce tondo non muore quadro ed il carattere di Edgar lo porta a litigare con il direttore del Southern e ad abbandonare la rivista. Viaggia e lavora nello stesso ambiente, prima a New York, poi a Filadelphia. Qui lavora come redattore del Gentleman’s Magazine. Ma la situazione, sia per quanto riguarda le finanze che la salute, è sempre di un’estrema precarietà.

3Eppure, nonostante tutto, scrive e pubblica alcuni dei suoi racconti migliori: La caduta di Casa Usher, William Wilson e Ligeia. Il 1838 è anche l’anno di uscita del suo unico romanzo, Le Avventure di Gordon Pym. Alcuni lo considerano un romanzo inconcluso, invece se prestate attenzione un finale ce l’ha eccome. Nel 1840 Edgar si diletta con l’idea di una rivista letteraria tutta sua, ma intanto riesce a vedere pubblicata la sua prima raccolta di racconti, Racconti Fantastici e Grotteschi. Inizia a lavorare come redattore della rivista Graham’s Magazine e pubblica I Delitti della Rue Morgue dando vita al genere poliziesco e creando un personaggio, Monsieur C. Auguste Dupin, che è a tutti gli effetti il progenitore di Sherlock Holmes e di tutti gli investigatori che negli ultimi 150 anni hanno invaso gli scaffali delle librerie, bistrattati dalla critica, ma adorati dai fan del genere. Anno ricco il 1845: scrive per la Democratic Review di New York e per il Broadway Journal. Pubblica Racconti e la sua poesia più famosa in assoluto, Il Corvo (never more, never more).

4La giovane moglie Virginia si ammala nel 1842 e muore nel 1847. Questo ennesimo colpo basso da parte del destino spinge Poe verso la bottiglia. Con questo non voglio assolutamente giustificare tossici ed alcolizzati; indipendentemente dalla sfortuna e dalle disgrazie c’è una cosa chiamata forza di volontà. C’è chi la esercita e chi no, ma è sempre e comunque una scelta, senza giustificazione. Poe, nonostante il suo notevole talento, sceglie di cedere alla disperazione e al richiamo che esercita lo spirito maligno intrappolato sul fondo della bottiglia. Ma comunque riesce a sfornare alcuni tra i suoi migliori lavori: parliamo di racconti immortali del calibro de Il Pozzo e il Pendolo, Il Ritratto Ovale, Il Cuore Rivelatore, Il Gatto Nero e Lo Scarabeo d’Oro. Anche King da ubriaco lavora da dio. Ma se non siete Poe, King o Baudelaire non avete uno straccio di giustificazione per compensare la deriva. Fine del pistolotto morale. Poe fresco vedovo si consola con la bottiglia e con complicate relazioni: con la poetessa Sarah Whitman, con Anne Richmond e con la vecchia fiamma (ora vedova) Elmira Royster. In questi anni pubblica diversi saggi, tra cui Filosofia della Composizione, Il Fondamento Logico del Verso e Il Principio Poetico. In quest’ultimo, Poe sottolinea in modo acuto il principio dell’autonomia e della specificità dell’arte e la lucida costruttività che è la base sui cui procedere per poter creare. Può anche suonare tragicamente ironico.

5Nel 1849 riparte per Filadelphia, ma viene trovato in stato d’incoscienza in un seggio elettorale di Baltimora, dove viene ricoverato. Edgar Allan Poe muore in ospedale il 7 ottobre del 1849. Si usa e si abusa la formula Genio e Sregolatezza. In molti casi è vero. Attori, poeti, pittori, scrittori, scultori: chi possiede un temperamento artistico mal si adatta alle regole arbitrarie imposte dalla società. Forse perché chi è posseduto dalla scintilla dell’arte (la scintillanza) può, grazie ad essa, osservare la realtà con occhi diversi, più profondi. E si sa che capire a fondo non rende felici. Edgar Allan Poe era un uomo estremamente intelligente e sensibile: combinazione terribile. La vita non è stata gentile con lui, e lui ha combattuto come poteva, con le armi che possedeva. Ma ad un certo punto si è stancato di lottare. Si può compatire o biasimare. Ma è sempre sbagliato analizzare la vita privata di un artista; non è lì che troveremo la sua anima. L’anima di un artista è interamente riversata nelle sue opere, spesso a discapito delle persone care e della sua stessa salute, fisica e mentale. Poe è morto giovane, e nonostante ciò ci ha donato una mole impressionante di opere meravigliose. Opere conosciute anche da chi non l’ha mail letto (disgraziati!) vista la quantità spropositata di film, serie tv e cartoni che lo citano.

6Vi ricordate il raduno dei Poe a Stars Hollow nella serie Una mamma per amica? E l’episodio dei Simpson in cui la classe di Lisa deve preparare dei Dorama e la sua rivale ne prepara uno ispirato a Il Cuore RivelatoreEdgar Allan Poe è un autore che esercita una potente influenza nell’arte occidentale da oltre 150 anni e non credo cesserà mai. Questo perché le sue opere parlano direttamente al nostro io più profondo, mostrando quanto l’animo umano sia, nel bene e nel male, così complesso da sfuggire ad ogni tentativo di incasellamento. Le favole nere di Poe ci parlano delle paure ataviche dell’umanità, nel tentativo di esorcizzarle, tutti insieme. Certo che l’idea di essere sepolti vivi la puoi esorcizzare quanto ti pare, ma mica ti lascia mai tranquillo! Comunque, i racconti di Poe sono gioielli senza tempo, dotati di un’atmosfera tale da farti dimenticare che li stai leggendo tranquilla nella tua stanza assolata. E la cosa incredibile è che ti fanno lo stesso effetto da brivido anche alla seconda, terza, quarta rilettura… Questo perché non puntano allo spavento fisico, al salto sulla poltrona, ma vanno a minare le tue certezze, vanno a stuzzicare la tua parte razionale sussurrandole melliflua in un orecchio: E se..?

Una volta, in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, stanco e sconsolato
Su molti strani e astrusi volumi d’obliata sapienza,
mentre, sonnecchiando, già il capo mi si chinava, mi riscosse d’improvviso un battito leggero,
come d’uno che bussasse sommesso alla porta della mia stanza.
“ È un visitatore”, borbottai “che bussa alla porta della mia stanza – solo questo e nulla più”.

Disse il corvo: “Mai più”.
E mai più volando via di lì, il corvo ancora lì posa, ancora
Lì siede, sul pallido busto di Pallade, sopra la porta della mia stanza;
e sembrano i suoi gli occhi d’un demonio che sogni;
e la luce della lampada che l’investe ne getta l’ombra sul pavimento;
e la mia anima da quell’ombra che fluttua e tremola sul pavimento
non sarà sollevata – mai più!

– Monia Guredda – 

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